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Una scuola euromediterranea per lo sviluppo

Venti giovani laureati, provenienti da dieci Paesi extraeuropei africani e mediorientali (Algeria, Egitto, Tunisia, Marocco, Libia, Libano, Siria, Palestina, Israele e Giordania) hanno da poco terminato la Scuola Euromediterranea promossa dalla Fondazione per la Sussidiarietà. Un modo efficiente per dare corpo alla cooperazione internazionale

euromedR375.jpg (Foto)

Potrebbe sembrare una goccia nel mare. E invece è il modo più efficace e illuminante di dare corpo a una cooperazione internazionale capace di innescare nuove logiche e di promuovere alla distanza uno sviluppo che valorizzi il capitale umano presente nel Sud del mondo. Un fatto piccolo, ma metodologicamente esemplare, in quanto indica la strada da seguire se si vuole dare futuro a quella sponda del Mediterraneo con cui la storia, la geografia e l’economia ci costringono a fare i conti. 

Stiamo parlando di un’iniziativa di alta formazione che ha coinvolto venti giovani laureati, provenienti da dieci Paesi extraeuropei africani e mediorientali: Algeria, Egitto, Tunisia, Marocco, Libia, Libano, Siria, Palestina, Israele e Giordania. Hanno da poco terminato la Scuola Euromediterranea promossa dalla Fondazione per la Sussidiarietà in collaborazione con le Camere di commercio di Milano e Venezia e con la partnership scientifica di Altis, l’Alta Scuola impresa e società dell’Università Cattolica. Il corso, giunto alla terza edizione, ha sviluppato le loro competenze in due direzioni, entrambe strategiche: la conoscenza del quadro economico, politico e giuridico in cui avvengono gli scambi tra l’Italia, il Nordafrica e Medioriente, e la crescita di forme di collaborazione tra piccole e medie imprese delle due sponde del Mare Nostrum. 

Alle nozioni teoriche si è aggiunto un tirocinio svolto presso un’azienda già coinvolta in scambi economici o  commerciali nell’area. L’algerina Yasmine Benosman, 23 anni, è la più giovane del gruppo, ha frequentato il corso per migliorare le sue competenze nell’ambito del commercio e del business internazionali e sta facendo uno stage di sei mesi presso la Whirpool: «Il corso è un aiuto potente per imparare a costruire forti network internazionali, che sono la vera risorsa strategica su cui puntare. E il fatto di avere studiato e lavorato con giovani di altri Paesi è una grande chance per allargare gli orizzonti. Quando tornerò a casa potrò dare un contributo allo sviluppo del mio Paese, da cui troppi giovani se ne vanno per mancanza di prospettive». I venti partecipanti vengono premiati oggi a Milano nel corso di una cerimonia a Palazzo Affari ai Giureconsulti. Bruno Ermolli, presidente di Promos, azienda della Camera di commercio di Milano, sottolinea che «l’internazionalizzazione  dell’alta formazione rappresenta una delle principali sfide competitive. Le aziende hanno sempre più necessità di localizzare produzione, commercio e servizi nell’area mediterranea, perciò è dovere delle istituzioni collaborare alla creazione di manager preparati a questo scopo».

Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, mette in evidenza che la Scuola Euromediterranea, oltre che puntare alla formazione di giovani imprenditori che vivono in Nordafrica e Medioriente, vuole sostenere la loro attività al rientro nei Paesi d’origine: «L`investimento in capitale umano è fondamentale per uno sviluppo che sia duraturo e che non si limiti alla dimensione economica. L’esperienza di questi anni, che ha visto studiare e lavorare insieme giovani cristiani, ebrei e musulmani, conferma che la cooperazione internazionale è un potente fattore di pace e di stabilità».

Da Avvenire del 21/11/2008
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