BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

COLLETTA/ Un grande risultato che mostra quanto può fare il “contagio della carità”

I risultati della XII giornata nazionale della Colletta alimentare non si piegano a crisi e maltempo: quasi 9 mila tonnellate di cibo raccolto, addirittura più dell'anno scorso. Ma tanto quanto i risultati stupiscono le storie, i volti e le persone che li rendono possibili. Gianluigi Da Rold accompagna i lettori de ilsussidiario.net in questo viaggio di storie ed esperienze. All'interno il comunicato del Banco Alimentare con i dati finali della raccolta

colletta_R375_29nov08.jpg (Foto)

I numeri sono ancora positivi e su quelli ci soffermeremo per qualche considerazione. Ma l’impatto e l’importanza della dodicesima Colletta alimentare rivelano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’intuizione di don Luigi Giussani e di Danilo Fossati.

 

Il semplice atto di carità, il semplice gesto del dono batte tutti i modelli e tutti i programmi di rilancio economico, svela l’autentica povertà dei meccanismi della tecnofinanza. Soprattutto in un momento come questo di grave crisi finanziaria mondiale e di recessione economica ormai dichiarata dagli osservatori internazionali.

 

Come diceva Luigi Giussani agli amici anche più increduli: si assisterà con questa giornata allo spettacolo della carità. Si pensi solo a questo raffronto: i consumi a livello nazionale calano in percentuale del 3%: la Colletta alimentare aumenta ancora la portata complessiva della sua raccolta in un giorno solo avvicinandosi alle novemila tonnellate e segnando un nuovo incremento percentuale che è quasi di un punto.

 

E poiché l’importanza del gesto prevale sempre sul risultato, va anche aggiunto che questa volta l’ultimo “sabato di novembre” è coinciso con una giornata in cui la stessa Protezione civile, per le eccezionali condizioni atmosferiche di freddo, neve e pioggia, consigliava di starsene a casa.

 

L’atto di carità vale quasi un piccolo “peccato di disobbedienza civile”, perché malgrado le avverse condizioni di tempo, ancora una volta oltre cinque milioni di italiani hanno donato una parte della loro spesa ai poveri e almeno più di centomila italiani si sono presentati nei grandi punti di vendita per aiutare la raccolta, per trasportare le merci, per immagazzinarle al fine poi di distribuirle.

 

Se questo non è lo spettacolo di un popolo civile, attento e consapevole verso il bisogno dell’altro, si può anche ridiscutere lo stesso concetto di civiltà che è nato da tradizioni secolari.

 

Il fatto più importante da sottolineare resta sempre quello di un doppio stupore: il primo è quello di una mobilitazione spontanea, che diventa incredibilmente ordinata ed efficiente; il secondo è la portata economica e sociale che il Banco Alimentare ha innescato nella società italiana. Può anche fare poco effetto il controvalore (decine di milioni di euro) della merce destinata alla popolazione più disagiata.

 

Ma certo, dopo anni di attività, viene attestato da economisti e da grandi uomini di finanza che il meccanismo della raccolta nella Giornata della Colletta e quello stesso che il Banco Alimentare mette in atto per tutto l’anno, sono da “premio Nobel”, come dice un grande economista, Luigi Campiglio. Oppure hanno aspetti e criteri di efficienza e razionalità che sono da primato in fatto di imprenditorialità, come ha dichiarato l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera.

 

Alla fine, di fronte a una cultura scettica dominante, emerge sempre lo stupore complessivo di come il cuore dell’uomo sappia cogliere e rispondere, con semplicità e spontaneità, ai bisogni più urgenti.

 

Non è solo questo l’aspetto prevalente che si coglie nell’attività del Banco Alimentare e della Giornata della Colletta. C’è in più la coincidenza di una partecipazione singola e collettiva degna di un grande racconto o di milioni di storie personali, tutte differenti, tutte incredibili da vedere.

 

Ieri c’erano i volontari di Torino e del Piemonte, in oggettiva difficoltà per una tormenta di neve su tutta la loro regione. Il problema non era solo la raccolta nei supermercati, ma anche la difficoltà del trasporto e dell’immagazzinamento. Ecco come si può dare “qualcosa in più”. Si può fermarsi nei magazzini, magari gelidi, ammucchiare le merci e metterle in scatola, poi dormire nei sacchi a pelo pur di completare un lavoro nel giro di poche ore al mattino successivo.

 

Il problema non è di latitudine, perché nel Materano, le condizioni meteorologiche e di viabilità erano ancora peggiori. E lì c’è voluto tutto il sacrificio personale e corale di andare a recuperare quello che è stato raccolto nei punti più disagevoli della zona.

 

Ma per cogliere lo spirito dell’iniziativa bastava guardare al di fuori di un grande supermercato della cintura milanese e vedere come anziani pensionati portavano spontaneamente interi carrelli di merce in dono, riservandosi per loro la spesa consueta del weekend.

 

Bastava alla fine ascoltare i brevi colloqui tra i donatori e i volontari: «Questo è il mio pacchetto, ma come posso fare per rendermi ancora più utile? Posso venire anch’io a darvi una mano?» È come se si formasse una sorta di “contagio” benefico, come se l’esempio e il dono si unissero per raggiungere un traguardo più ampio. Si assiste di nuovo all’aspetto più bello, cioè al fatto che fare del bene agli altri, coinvolge al punto che fa stare bene anche l’autore del dono.

 

Le storie dei singoli, segnalate per cronaca, riempiono ogni anno lo “spettacolo della carità”. Impossibile segnalarli tutti, ricordali tutti. Vale la pena di ricordare ancora, come cadano in questa giornata tutte le differenze culturali e religiose, sociali e politiche.

 

Se in tutti i mesi dell’anno puoi guardare, talvolta, quasi con sopportazione gli immigrati, gli extracomunitari che fanno parte ormai di ogni grande città o provincia italiana, nella Giornata della Colletta, ti accorgi che la carità alla fine sembra la strada migliore per un momento di autentica integrazione.

 

Come a Pisa, dove dieci nordafricani islamici e ospitati in un dormitorio pubblico hanno fatto per tutta la giornata i volontari, o come a Milano dove un gruppo di ragazzi - anche loro musulmani - hanno aiutato i volontari a inscatolare quanto raccolto.

 

O come Mario, egiziano con un piccolo negozio di pizzeria e kebab a Milano, che sabato ha dedicato due ore alla Colletta, anche se, preso tra mille difficoltà, non chiude quasi mai il suo negozio. E' da poco riuscito a portare in Italia sua moglie e i suoi tre figli, così prova a tirare avanti la famiglia e la sua impresa, cercando l'asilo per i due piccolini, di seguire la maggiore nei compiti e di insegnare alla moglie un po' di italiano. È un cristiano, con la pelle scura, insomma quanto basta per farsi guardare con diffidenza dai connazionali e dagli italiani. Eppure quelle due ore di lavoro (in cui avrà perso qualche cliente) gli "sono sembrate volare".

 

«Sai - ha detto al volontario che lo aveva invitato a venire, mentre preparava le scatole con una velocità e una cura impressionanti - sono contento di essere qui, oggi è il compleanno di mia moglie, ma so che anche lei è contenta: è giusto dare una mano a chi fa fatica, e poi volevo conoscere i tuoi amici». Poche parole, e tanto lavoro per Mario, sabato come ogni giorno. Fuori piove e ci sono le pizze da consegnare in motorino. Ma con un sorriso in più, e la consapevolezza di non essere soli.

© Riproduzione Riservata.
COMMENTI
01/12/2008 - un pomeriggio di gratitudine (angela tusa)

E' il secondo anno che alla giornata della colletta partecipo insieme ai ragaazzi che fanno parte del gruppo dei "Cavalieri" che seguo. Lo scorso anno pur con l'entusiasmo da loro dimostrato si avvertiva una certa distrazione nel loro fare per cui spesso ho dovuto richiamarli a mostrare più attenzione per il gesto a cui stavano partecipando. Quest'anno, ho riproposto l'esperienza e li ho responsabilizzati facendo predisporre loro i turni e le modalità di partecipazione. Mi sono stupita nel vederli arrivare in perfetto orario e svolgere con attenzione tutto il lavoro, chi nel proporre la richiesta di partecipazione alla gente, chi nel riporre gli alimenti donati; non una sbavatura nella loro partecipazione, anzi, sia i volontari adulti che chi donava li gratificava ringraziandoli per il loro impegno.Per me, oltre la gratitudine per il dono di questa giornata ho ringraziato Dio per la consapevolezza mostrata dai ragazzi.

 
01/12/2008 - colletta alimentare con i miei alunni (marta gaddoni)

Da circa otto anni propongo, con un collega, l'esperienza della Colletta ai miei alunni di scuola primaria. Ed è sempre uno spettacolo nuovo, vederli intenti a fermare, a metter in ordine, a ringraziare. Quest'anno per ringraziare c'era un motivo in più: un nostro alunno di origine marocchina è venuto accompagnato dalla sua famiglia. I suoi familiari hanno guardato da lontano,con simpatia questa "strana" iniziativa. Lui si è proposto alle persone che parlavano arabo, spiegando l'iniziativa. Tra loro molti ci hanno lasciato qualcosa. Mentre lo guardavo spiegare in una lingua a me sconosciuta pensavo a quanti pregiudizi erano caduti quella giornata, all'incontro tra culture, all'ecumenismo pratico che si era affermato in un centro commerciale nel cuore della Romagna.

 
01/12/2008 - colletta banco alimentare (Rita De Cillis)

Tra le repliche ricevute proponendo il gesto della spesa per il banco alimentare non sempre positive ne ho raccolta una che mi ha rallegrato perchè segno di una coscienza semplice del popolo che ha però ricevuto un'educazione sana e cristiana. Una signora anziana dopo avermi ascoltato, con aria simpatica e viva mi dice: tanto escono dalla porta e rientrano dalla finestra. Della serie se adesso dono, dopo riceverò il centuplo. Mi ha colpito perchè spesso i detti popolari sono piuttosto cinici, questa volta non è stato così! Rita