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CHIESA/ Magister: la chiarezza del Papa, in difesa della natura umana

Nel discorso tenuto ieri davanti alla Curia, in occasione del tradizionale incontro per gli auguri di Natale, Benedetto XVI ha ribadito alcuni concetti fondamentali sull’ordine naturale del cosmo e dell’essere umano. Secondo il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister è fondamentale ancora una volta la difesa dell’Humanae vitae, contro gli attacchi provenienti dall’interno della Chiesa

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Una sorta di bilancio di fine anno. Questo è stato il discorso tenuto ieri da Benedetto XVI davanti alla Curia nel tradizionale incontro per gli auguri di Natale. Un’occasione per ripercorrere gli appuntamenti più importanti per il Papa nell’arco di questo 2008, insieme ad alcune delle tematiche fondamentali del suo pensiero e del suo magistero. E non sono mancati i passaggi che hanno fatto discutere: da una parte il discorso relativo alla natura dell’uomo e della donna, che come ovvio attirano di più le attenzioni dei media; ma ancor più importanti, secondo il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister, i riferimenti a certe posizioni critiche che si trovano all’interno della Chiesa, sulle quali Benedetto XVI ha ritenuto fosse opportuno fare chiarezza.

Il Papa, ripercorrendo le vicende dell’anno appena trascorso, ha insistito molto sulle occasioni che la Chiesa ha avuto per «rendersi visibile di fronte al mondo» (i viaggi in Usa e Francia, le Giornate Mondiali della Gioventù). Cosa significa questo «rendersi visibile»?

Il Papa con questa espressione ha richiamato un concetto cui tiene moltissimo, e cioè che la Chiesa si mostra al mondo attraverso gesti e parole ben precisi, cioè le celebrazioni. I viaggi e le Giornate della Gioventù cui il Pontefice ha fatto riferimento non vengono ricordati come semplici escursioni di un Papa viaggiatore, ma come momenti in cui la Chiesa rivela il suo vero volto, fatto di proclamazione e annuncio della Parola di Dio, e di celebrazione della Parola stessa che si fa realtà nei Sacramenti. Parlando della GMG di Sydney, infatti, il Papa si riferisce a due momenti in particolare, che ne rivelano il vero significato: il primo è la via crucis, sorta di moderna sacra rappresentazione, rispetto alla quale il Papa non si pone come protagonista, ma come vicario che indica il vero protagonista, cioè Cristo crocefisso e risorto; secondo, la grande liturgia solenne, in cui avviene – dice il Papa – non quello che noi siamo in grado di produrre, ma quello che viene prodotto da Dio stesso. Queste sono le rivelazioni che la Chiesa, secondo le parole del Papa, è in grado di dare al mondo.

Perché ha poi deciso di fare un appunto sul fatto che le GMG non sono da intendere come grandi concerti, con il Papa come star? Qual è la preoccupazione che ha portato il Papa a questa precisazione?

Si tratta di una preoccupazione per critiche che non vengono solo dall’esterno, come si potrebbe dare per scontato, ma che vengono anche dall’interno del mondo cattolico. In effetti è così: c’è una corrente di pensiero nel campo cattolico che, fin da quando le GMG sono state inventate da Giovanni Paolo II, critica frontalmente queste forme di aggregazione, giudicandole manifestazioni che non hanno nulla di sostanziale riguardo la professione della fede, ma semplici fenomeni di massa, in poco differenti dai grandi incontri profani come i concerti. Si tratta per altro di una critica molto ricorrente. Benedetto XVI ha mostrato di respingere con forza questa critica: non l’ha fatto cioè con l’aria di chi incamera un’eredità un po’ pesante lasciata dal predecessore, cui il professor Ratzinger si sarebbe dovuto adeguare un po’ controvoglia.

In effetti c’è chi la pensa così.

E invece Benedetto XVI ha mostrato di aver colto in queste Giornate qualcosa di specifico: sono momenti di fede, visibile soprattutto nei gesti come appunto la via crucis e la celebrazione solenne, che sono una seminagione di nuove forme comunitarie di vita di fede per i giovani che vi partecipano. La fede si costruisce anche da questi rapporti diretti con la proclamazione e con la visibilità della fede stessa. E in queste giornate Benedetto XVI fa di tutto perché ciò avvenga. Il Pontefice, inoltre, non si adegua affatto ai moduli canonici dei raduni oceanici: quando ad esempio c’è stata la veglia notturna, sia in Germania sia quest’anno in Australia, non ha esitato a inginocchiarsi davanti al Santissimo e a stare in silenzio per molto tempo. Una cosa che non è certo caratteristica dei grandi raduni di massa. E lo ha fatto volutamente per indicare le cose che contano in questi gesti, rispetto alle cose che invece non contano niente.

C’è stato poi il passaggio, molto ripreso dai media, sulla natura dell’essere umano come uomo e donna, contro ogni manipolazione. Il Papa ha parlato di una “metafisica non superata”: cosa significa?

Il Papa ha preso le mosse dallo Spirito Santo come creatore, che è elemento essenziale del Credo cristiano. A partire da qui, ha svolto il discorso intorno al fatto che lo Spirito creatore ha immesso nel creato un disegno che è una sorta di struttura matematica, un disegno ragionevole, ordinato. Il mondo non è un accumulo di realtà affastellate dal caso, ma è tenuto insieme da questo grande disegno, il quale consente alle moderne scienze della natura di funzionare, e senza del quale verrebbe meno la capacità prevedere i fenomeni e di fare calcoli. Oltre al grande ordinamento del cosmo, il Papa ha parlato poi dell’ordinamento dell’uomo, che è maschio e femmina secondo una struttura che è letteralmente metafisica: non è qualcosa di manipolabile, che può essere variato a piacimento. Anzi, pretendere di variare questo ordine vuol dire intaccare la natura dell’uomo, e di conseguenza auto-distruggersi. Quindi – ha concluso il Papa – il creato va difeso non soltanto nelle foreste, nell’acqua e nell’aria, ma anche nell’uomo.

Il richiamo all’equilibrio del cosmo e delle regole matematiche che lo spiegano si collega ai richiami scientifici fatti durante l’Angelus di domenica. Che valore culturale ha questo rilancio del discorso scientifico?

Naturalmente il Papa all’Angelus non ha parlato dettagliatamente della questione, ma ha fatto un rapido accenno alla sostanza del discorso. Egli è partito dal dato liturgico della celebrazione del Natale in cui il “Sol iustitiae” coincide col sole naturale, quando cioè l’avvento di Cristo luce del mondo coincide con la ripresa di una maggior durata della luce solare; e a tal proposito ha fatto riferimento all’obelisco di Piazza San Pietro come gnomone di una grande meridiana, ricollegandosi poi a Galileo e all’anno astronomico che si aprirà fra poco. Questo è servito per dire quello che poi nel discorso di ieri è stato espresso in maniera esplicita: che i cieli narrano la gloria di Dio, una gloria che non è disordinata ma che è una meravigliosa sinfonia di luce, di colori e di strutture matematiche che governano il cosmo.

Quali altri elementi del discorso di ieri sono particolarmente importanti?

C’è un altro elemento rilevante che bisogna sottolineare. Sviluppando le considerazioni sull’ordine naturale delle cose e dell’uomo, e sul valore metafisico di questo ordine, il Papa ha sostenuto ancora una volta una difesa energica dell’Humanae vitae. È vero che il Papa ha fatto un accenno esplicito alle critiche anche cattoliche ai viaggi e alle Giornate della Gioventù; ma altrettanto sicuro in quest’ultimo passaggio è il riferimento a una critica frontale all’Humanae vitae, che proviene anche da parte cattolica ed ecclesiastica, nonché cardinalizia. Inutile nascondere che tale critica arriva in particolare dal Cardinale Carlo Maria Martini, il cui ultimo libro in cima ai best-seller dei saggi contiene un intero capitolo totalmente dedicato a questo punto. Si tratta dunque di una critica in corso, non di una cosa del passato; e il Papa su questo ha esposto chiaramente il suo pensiero.

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