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Inchiesta/ 2. Biopolitica, c'è una risposta al relativismo che riduce la persona

Pubblicazione:martedì 25 marzo 2008

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Il caso del Policlinico di Milano – L’accusa che viene rivolta contro chi, nel dibattito pubblico, si schiera a favore della difesa della vita in ogni sua condizione è quella di avere una posizione rigida e pregiudiziale, non disposta cioè ad “adattarsi” alle diverse situazioni che ci si trova ad affrontare. Un’occasione per smentire questa accusa si è presentata pochi giorni fa, quando, a proposito della proposta del Policlinico di Milano di utilizzare feti abortiti a scopo di ricerca, abbiamo dato spazio al commento di Assuntina Morresi: un commento ragionato, pacato, senza furori oscurantisti, in cui è emerso la totale “accettabilità” etica della proposta, purché non risulti in alcun caso un incitamento all’aborto. Nessuno ha intrapreso una crociata: si è cercato di capire, di approfondire, e di dare una riposta che tenesse conto di tutti i fattori in gioco. La difesa della vita non è un pregiudizio; è un principio, un valore, e chi ne è autentico sostenitore ha solitamente una posizione di apertura e di profondo realismo.

Difendere gli ultimi – Realismo è virtù intellettuale propria di chi capisce che la vita non può essere ridotta ad uno schema: ciò che è vita, è vita, sempre e comunque. Non è vita solo prima o dopo un certo limite; non è vita, ma a patto che rispetti determinati canoni. È vita, punto e basta. Soprattutto, come sottolinea acutamente Carlo Bellieni nell’approfondimento cui rimandiamo, non è per nulla accettabile una concezione della dignità della vita subordinata al modello del “giovane” perenne, nelle varianti del bimbo cresciuto, o del vecchio arzillo. Non è solo un problema consumistico; è anche un problema politico. È il problema, cioè, di una politica che piega le proprie battaglie al ritorno in termini di consenso. Cosicché alcune delle battaglie più urgenti (difesa della vita e libertà di educazione, per esempio) le si lasciano languire in un dibattito stanco e improduttivo, proprio perché poco “redditizie” da un punto di vista elettorale. Ne consegue che i veri deboli (nascituri, neonati, bambini, malati terminali etc.) vengono sempre lasciati al margine delle scelte politiche. Una considerazione di cui tutti dovrebbero tenere conto, soprattutto coloro che fanno della presunta battaglia in difesa degli ultimi uno dei propri cavalli di battaglia.
Basta guardare al disperato gesto di quei disabili gravi che, sull’onda della provocatoria iniziativa di Salvatore Crisafulli, hanno lanciato uno sciopero della fame, di cui ilsussidiario.net e pochi altri mezzi di informazione hanno dato notizia: un gesto estremo, per protestare contro la scarsa assistenza fornita dallo Stato a chi si trova nella loro condizione. Il nostro intento è quello di tenere i riflettori accesi su casi come questo: perché tutti si accorgano, innanzitutto, che le persone coinvolte hanno una dignità infinita, che deve essere riconosciuta.



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