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Cronaca

CARCERI/ A Padova per i detenuti il recupero si fa più "dolce"

Squisito, la rassegna enogastronimica internazionale promossa dalla comunità di San Patrignano, “entra” in carcere al Due Palazzi di Padova. In visita al laboratorio della cooperativa Giotto il vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro e il responsabile dei progetti di sviluppo sostenibile del Dipartimento Droga e Crimine delle ONU Jorge Rios. Boscoletto (presidente consorzio Rebus): dati su recidiva allarmanti, senza recupero chi esce torna a delinquere. Guarda il servizio del Tg1

lavoro-carceri_FN1.jpg(Foto)

A Padova sono i detenuti del Carcere Due Palazzi a preparare il catering della festa della Polizia. E non è tutto: i nuovi pasticceri vantano il Piatto d’Argento dell’Accademia Italiana della Cucina. E sempre dal Due Palazzi, a poca distanza dal laboratorio di dolci, escono le valigie Roncato. L’ultimo arrivato le mura del penitenziario è la Diesel. Renzo Rosso, l’imprenditore-stilista padovano il cui marchio è noto in tutto il mondo, è venuto qui per realizzare le mani giganti che arrederanno i suoi negozi in 80 paesi.

Nessuno se lo aspetterebbe, da un carcere di massima sicurezza. Sorpresi anche il vicepresidente del Parlamento Europeo Mario Mauro, e il responsabile dei progetti di sviluppo sostenibile del Dipartimento Droga e Crimine delle ONU, Jorge Rios, in visita ieri al Due Palazzi. Qui hanno potuto vedere il laboratorio di pasticceria coordinato da Giotto, la cooperativa capofila del Consorzio Rebus che attua progetti di avviamento al lavoro e di reinserimento sociale di detenuti. Per il secondo anno consecutivo i dolci prodotti al Due Palazzi saranno a Squisito, la rassegna enogastronimica internazionale promossa dalla comunità di San Patrignano dal 30 Maggio al 2 Giugno. E che ieri ha fatto il suo “ingresso” in carcere.

Nicola Boscoletto, presidente di Rebus, ha parlato di una vera e propria “filiera della sicurezza”: «chi delinque, certamente, va arrestato in fretta e processato in fretta – ha dichiarato Boscoletto – come anche ci vuole la certezza della pena. Altrettanto certo, però, deve essere il recupero. Se non si riesce a recuperare alla società il detenuto che ha scontato la sua pena, le prime due azioni vengono vanificate, perché il detenuto quando esce torna a delinquere peggio di prima».

I numeri gli danno ragione. I dati della recidiva, infatti, sono impressionanti: a livello nazionale, i detenuti che non seguono percorsi di reinserimento una volta fuori tornano a delinquere nel 90% dei casi, mentre per coloro che, prima dentro il carcere, poi con misure alternative, sono riaccompagnati al lavoro, la recidiva è dell’1%. E ancor più sorprendente è il dato economico: oggi in Italia i detenuti sono circa 53.000; di essi quelli che lavorano impiegati in un lavoro autentico, cioè classificabile secondo le regole del mercato del lavoro, sono appena 700. Se consideriamo che il costo annuo di un detenuto supera i 100mila euro l’anno, aggirandosi sui 300 euro al giorno, ne viene che i contribuenti pagano il fattore recidiva sui 6 miliardi di euro l’anno.

«Puntare alla rieducazione dei detenuti – ha continuato Boscoletto - non è questione di buonismo, noi non siamo dei filantropi. Crediamo che sia una via percorribile ed economicamente e socialmente conveniente per stabilire un patto di libertà con i detenuti. Oggi molti di loro si rendono conto che dal loro esempio dipende anche parte del futuro degli altri detenuti, in Italia, in Europa e nel mondo».

Non si tratta, quindi, di elaborare best practices per alleviare la spesa sociale, anche se questo è un risvolto importante; ma per dare una ragione di speranza in più, con cui affrontare la vita una volta fuori. «È l’intera Europa ad avere un problema di giustizia, in tutta Europa esiste il problema di una recidiva che sfiora il 90%. È necessario attingere a progetti positivi, come questo del carcere di Padova. Chiederò alle cooperative del consorzio Rebus che gestiscono il progetto di partecipare alle audizioni al Parlamento Europeo in vista del dibattito sulla nuova normativa in tema di sussidiarietà» - ha confermato Mario Mauro al termine della visita. Un giudizio positivo che ha confermato anche Jorge Rios: «In tutto il mondo il privato chiede e propone soluzioni. Qui il privato non si limita a parlare, ma interviene direttamente nel problema. Un modello esemplare che potremmo applicare in molti angoli di mondo dove si sta tentando la strada del recupero dei detenuti, dal Perù all’Afghanistan».

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