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VIALE JENNER/ Allam: così si legittima chi è colluso con il terrorismo internazionale

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«Venerdì prossimo il signor Shaari e l'imam inviteranno i fedeli a pregare nel centro del Vigorelli». Il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi ha dunque annunciato la svolta: dal 18 luglio, i fedeli islamici che fin qui si riunivano sui marciapiedi di viale Jenner potranno pregare nello storico velodromo nei pressi della Fiera. Una soluzione «provvisoria» in attesa della definitiva ricollocazione della moschea.Ma è tutta la trattativa che secondo Magdi Allam manifesta profondi elementi di problematicità. 

Allam, la vicenda della moschea di viale Jenner sembra momentaneamente giunta a una conclusione: c'è infatti l'accordo per cui la preghiera del venerdì verrà spostata al velodromo Vigorelli. Le sembra una soluzione positiva? 

Noi dobbiamo sempre sostanziare i discorsi e considerare nel merito i contenuti. Ebbene, nel merito questa moschea ha una specificità: è la moschea più inquisita e più collusa con il terrorismo islamico internazionale in Italia. È una moschea di cui sono già stati condannati con sentenze definitive alcuni esponenti e di cui l'attuale, se così si può definire, guida religiosa, l’imam Abu Imad, è stato condannato in secondo grado, e ha fatto ricorso in appello, a otto anni per terrorismo internazionale. Nella motivazione della sentenza si specifica che è un arruolatore di aspiranti terroristi suicidi islamici. 

Resta però il fatto che c'era una situazione legata alla collocazione della moschea che doveva essere risolta. 

Sì, ma non possiamo parlare della moschea di viale Jenner come se si trattasse di una moschea qualsiasi. Se dovessimo parlare del trasferimento della sede di una qualunque associazione, e poi venissimo a scoprire che in realtà si tratta di un covo di gente che opera al limite della criminalità o attua azioni eversive, allora certamente cambieremmo atteggiamento. Lo stesso deve valere in questo caso. Non possiamo continuare a considerarli come se fossero dei chierichetti. 

Quindi il punto è che si è fatto finta di nulla, come se si trattasse di una realtà qualsiasi. 

Questo discorso purtroppo è del tutto mancato. Da nessuna parte se n'è parlato, né a livello di esponenti coinvolti in questa vicenda, né a livello di mass media. Non ho letto mezza riga, ripeto mezza riga, che chiarisca di cosa si sta parlando. Si parla in generale di libertà religiosa, di libertà di culto, di diritto dei musulmani. Sono tutte cose assolutamente ineccepibili, e nessuno lo vuole negare; ma è sbagliato il fatto che si tenda a decontestualizzare, a non volere entrare nel merito dei contenuti. 

Non è un fatto positivo che almeno ci si sia seduti intorno a un tavolo e si sia riusciti a trovare un accordo con la comunità islamica? 

Io quando stamattina ho visto una foto della delegazione della moschea capeggiata da Abu Imad sono rimasto inorridito. Non è accettabile l'immagine di un reclutatore di terroristi islamici che stringe la mano al prefetto, perché così facendo lo si legittima. Questo è l'errore fondamentale. Noi non possiamo legittimare gli apologeti del terrorismo e i predicatori d'odio. 

Rimane però il fatto che si debba dare un luogo di preghiera, per garantire la libertà di culto, e che sia un luogo che non arrechi disturbo ai cittadini. 

Tutta questa vicenda non ha nulla a che fare con la libertà di culto. E non è certo una questione che possa essere relegata all'ambito del disagio provocato da alcune centinaia di persone che occupano i marciapiedi di viale Jenner. Quello è un aspetto da tenere in considerazione, ma a mio avviso è anche un aspetto strumentale, creato proprio per condizionare l'opinione pubblica affinché le autorità si ritrovino costrette ad intervenire. 

Qual è in definitiva l’impressione che si è fatto di tutta questa vicenda? 

Mi rincresce che in Italia ci siano fin troppe voci che non tengano conto di quanto detto finora. E debbo anche dire di essere rimasto profondamente amareggiato dal fatto che sia intervenuta anche la curia milanese, dando addirittura del fascista al ministro Maroni per la sua volontà di trasferire la sede di questa moschea. Mi fa orrore il fatto che si arrivi a tal punto di politicamente corretto, di islamicamente corretto, da non considerare nel merito quella che è la realtà e la pericolosità di questa moschea.



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