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OSSEZIA/ La voce del Papa si leva contro la guerra: in nome di Cristo deponete le armi

Il Santo Padre dopo l'Angelus a Bressanone lancia un appello struggente alle diplomazie dei paesi in conflitto e alle democrazie occidentali: occorre deporre subito le armi e sedersi al tavolo delle trattative. E chiede alla comunità cristiana di affidarsi all'intervento della Vergine Maria

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Da Bressanone Papa Benedetto XVI, appellandosi alla comune eredità cristiana di Georgia e Russia, ha chiesto che in Ossezia del Sud «cessino immediatamente le azioni militari», si riprenda la via del negoziato e «ci si astenga da ulteriori confronti e ritorsioni violente, che possono degenerare in un conflitto di più vasta portata». Il Pontefice ha anche esortato la comunità internazionale e i paesi più influenti a «promuovere iniziative» per una «soluzione pacifica e duratura». 

Intanto il conflitto si allarga sempre di più. La Russia contro la Georgia mette in campo anche la flotta del Mar Nero, annunciando un blocco navale contro i rifornimenti di armi, e continua i bombardamenti sul territorio georgiano. Tbilisi annuncia il ritiro delle sue truppe dall'Ossezia del sud, la cui capitale Tskhinvali è ora sotto il controllo delle forze russe.   Sono questi gli ultimi sviluppi della drammatica situazione nel Caucaso, mentre resta aperto anche oggi il fronte dell'altra repubblica georgiana secessionista, l'Abkazia, e da Pechino gli Stati Uniti mettono in guardia la Russia sul forte impatto che l'escalation potrebbe avere sui rapporti a bilaterali a lungo termine.   Le navi della flotta russa del Mar Nero hanno instaurato questa mattina un blocco attorno al territorio georgiano, per impedire l'afflusso di armi alla repubblica caucasica e sbarchi nella repubblica secessionista dell'Abkhazia, che sta attaccando le forze di Tbilisi nella gola di Kodori.  Georgia e Russia, stando all'agenzia Ria Novosti, hanno raggiunto un accordo per la creazione di due corridoi umanitari, per permettere l'evacuazione dei circa 5.000 civili e dei giornalisti rimasti bloccati da venerdì nella capitale sudosseta, ridotta secondo testimoni a un cumulo di macerie. Ma Tbilisi riferisce che l'aviazione russa continua i raid su postazioni militari in territorio georgiano, e afferma che rinforzi russi stanno affluendo anche in Abkhazia.    Il primo ministro russo Vladimir Putin, arrivato ieri da Pechino direttamente in Ossezia del nord, dove stanno affluendo i profughi sudosseti, ha definito in nottata "genocidio" le azioni georgiane contro i separatisti sudosseti e ha chiesto l'apertura di un procedimento giudiziario: circa il 90% della popolazione dell'Ossezia del sud ha la cittadinanza russa, così come quella abkhaza. Le relazioni diplomatiche tra la Russia, gli Stati uniti e l’Ucraina peggiorano di ora in ora e si stanno vivendo momenti di fortissima tensione.

In questo contesto l’intervento del Santo Padre che – dopo l’Angelus - ha esortato a riprendere «risolutamente il cammino del negoziato e del dialogo rispettoso e costruttivo». E ha invitato la «Comunità Internazionale e i Paesi più influenti nell'attuale situazione a compiere ogni sforzo per sostenere e promuovere iniziative volte a raggiungere una soluzione pacifica e duratura, in favore di una convivenza aperta e rispettosa», acquista una valenza ancor più forte. «Sono motivo di profonda angustia - ha detto il Papa - le notizie, sempre più drammatiche, dei tragici avvenimenti che si stanno verificando in Georgia e che, a partire dalla regione dell'Ossezia meridionale, già hanno causato molte vittime innocenti e costretto un gran numero di civili a lasciare le proprie case».  «E' mio vivo auspicio - ha proseguito - che cessino immediatamente le azioni militari e che ci si astenga, anche in nome della comune eredità cristiana, da ulteriori confronti e ritorsioni violente, che possono degenerare in un conflitto di ancor più vasta portata; si riprenda invece risolutamente - ha esortato - il cammino del negoziato e del dialogo rispettivo e costruttivo, evitando così ulteriori, laceranti sofferenze a quelle care popolazioni».  «Invito altresì - ha continuato - la Comunità internazionale e i Paesi più influenti nell'attuale situazione a compiere ogni sforzo  per sostenere e promuovere iniziative volte a raggiungere una soluzione pacifica e duratura, in favore di una convivenza aperta e rispettosa».  «Insieme ai nostri fratelli ortodossi - ha concluso - preghiamo incessantemente per queste intenzioni, che affidiamo fiduciosi alla intercessione della Santissima Vergine Maria, Madre di Gesù e di tutti i cristiani».

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