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DELITTO DI PERUGIA/ Di chi è vittima Meredith Kercher?

Pubblicazione:giovedì 18 settembre 2008

Meredith_KercherR375_17set08.jpg (Foto)

Meredith Kercher vittima di chi? Di un gioco tra amici finito male? Di un piccolo gruppo di persone con un’idea balorda che ne ha coinvolto altre o, semplicemente, vittima di una mente manipolatrice e di incoscienti artefici? Perchè un caso come questo, a un anno di distanza continua a far discutere, a dividere l’opinione pubblica e a suscitare scalpore?

Un dramma del genere concretizza fatalmente le peggiori paure di tutti quei genitori che consentono ai propri figli gli studi universitari in posti lontani da quelli in cui risiedono.

 

La risposta più comoda è che sia colpa del luogo, della città e dell’ambiente di Perugia. È più pratico demonizzare una città, piuttosto che riflettere e ripercorrere le tappe che trasformano ragazzi perbene, apparentemente tranquilli, in belve spietate che si accaniscono con violenza su una ragazza indifesa.

 

Questo può essere il punto di partenza necessario alla valutazione e all’osservazione dell’accaduto. L’ambiente sociale può essere causa del danno?

Se i nuclei familiari di appartenenza sono in grado di dare e far introiettare nell’età evolutiva, norme, regole, valori, principi morali, confini di tolleranza, capacità di scelta, comportamenti legali, per precisare solo alcuni aspetti educativamente rilevanti, le conseguenze della costruzione dell’io adulto e la capacità di strutturarsi e di apprendere, attraverso la definizione di relazioni, possono permettere un equilibrio davanti a se stessi e al mondo esterno.

 

Se i giovani non hanno percorso le tappe necessarie e non sono stati accompagnati con adeguato equilibrio al raggiungimento dell’età matura, i percorsi di vita posso essere fortemente viziati da forme scorrete e rischiose di socializzazione nelle quali il senso educativo è totalmente assente.

È, come dire, la scelta tra due possibilità di vita: tra studio, impegno, fatica, risultati, soddisfazione e, al contrario, rischi, trasgressione, sregolatezza, falsità.

Città universitarie, vissute come città di sperimentazione, a margime del percorso universitario. Purtroppo anche come modo prevalente di socializzazione, come trasgressione estrema ed allontanamento definitivo dalla famiglia d’origine.

 

L’essere umano necessita di riti iniziatici per avvalorare il suo processo di crescita. Ma gli adulti e la società come accompagnano questo naturale bisogno di crescere?

Le fasi più determinanti delle tappe, o riti di crescita, sono troppo spesso effettuate nell’ombra.

 

Ciò che oggi è cambiato è che le fonti da cui si attingono esempi o modelli, che inducono suggestioni, sono innumerevoli e che altri potentissimi strumenti di mediazione aggirano o rendono sempre meno influenti le mediazioni con l’adulto. Se poi gli adulti sono, loro malgrado, risucchiati dalla quotidianità che distoglie dalla tensione educativa in favore di quella produttiva, la deresponsabilizzazione e rottura del rapporto educativo è naturale conseguenza della frattura educativa.

 

Lo smarrimento che si legge sul volto degli inquisiti, l’incredulità dinanzi a quanto accaduto, sono la testimonianza più evidente di questa frattura e si traduce nell’incapacità di comprendere che anche un gioco di relazione, in alcuni casi, può costare la vita.

 

Come afferma la giornalista Fiorenza Sarzanini, il quadro che emerge dai verbali dei giovani che frequentavano Meredith e le sue amiche è quello di un «gruppo allargato». Ragazzi che si sono trasferiti a Perugia per studiare, che vivono lontano dalle famiglie e non sembrano avere regole. Ragazzi che vivono la notte, che vagano di festa in festa, che spesso si ubriacano e fumano spinelli fino a stordirsi.

Ragazzi, aggiungo, che hanno frainteso il senso dell’ospitalità e che considerano amici tutti quelli che entrano nella propria casa.

 

Ma per persone non educate alla percezione del limite, conoscere significa aderire a forme di trasgressione che vanno nettamente oltre la soglia della devianza arrivando, come in questo caso, all’atto criminale. Qui parte lo stupore di chi doveva essere scosso prima, in forma sana e richiamato alle poche, ma fondamentali regole del vivere sociale.

Per tornare alla domanda iniziale, Meredith Kercher: vittima di chi? Vittima sacrificale di un rito iniziatico di crescita mancato.



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