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Cronaca

GIORNALI/ Amicone: tutta colpa di quei quattro tipi poco raccomandabili...

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Chi ce l’ha fatto fare in questo momento di drammatica crisi economica, di caduta verticale delle vendite dei giornali e di guerra tra corazzate editoriali?

 

 
Primo: la disperazione. O meglio. La speranza di riportare i costi della stampa di un giornale patinato, tutto a colori, 64 pagine di foliazione, che fino all’anno scorso veniva distribuito in 150mila copie come free press, entro l’ambito di una produzione dimensionata e mirata a un lettore non generico e non volatile.

 

In altre parole, se per dieci anni abbiamo pagato un prezzo abbastanza salato per raggiungere l’obbiettivo di far girare il più possibile le nostre idee e cominciare a farci conoscere al grande pubblico, oggi, allo stesso prezzo (parliamo di un prodotto che costa intorno ai 5milioni di euro anno) puntiamo a costruirci una rete di lettori a pagamento che consenta, da una parte di valorizzare la testata, dall’altra di misurarci finalmente col mercato.

 
Secondo: andiamo in edicola perché non c’è altro modo di sapere se questa impresa è capace di stare sulle proprie gambe, oppure no. In altre parole ci rimettiamo alla sentenza del lettore.

 
Cosa ci dà speranza? Su cosa puntiamo? Puntiamo sulla giovanissima squadra di giornalisti che abbiamo allevato in questi anni. Ci danno speranza gli oltre seimila abbonati paganti che ci hanno dimostrato una fedeltà e un’affezione straordinari. Pensiamo che, ancora una volta, saranno loro la pietra angolare e il volano di Tempi.

 
Il nostro “progetto editoriale”, “politico”, “culturale”? Non esiste. Non è mai esistito. Da cosa nasce cosa. Da incontro nasce incontro. Questa è stata la nostra barbara filosofia dei nostri primi 15 anni di vita. Tempi è quello che leggete ogni settimana. Sono idee non preconfezionate, ricerca di persone dal pensiero non conformista, tentativo di parlare seriamente non dei tic della politica e delle pappagorge delle élite, ma di tutta la vita di tutta la gente.

 
Perciò, anche se abbiamo pagato e paghiamo lo scotto di non essere nel centro che governa la testa dei giornali (Roma, i suoi Palazzi, i suoi contatti politici, le sue suggestioni gossippare, i suoi teatrini apicali), confidiamo nel fatto che da Milano, dove Tempi ha il suo quartier generale, continuino a passare le idee e le imprese che hanno fatto e fanno la storia italiana.

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