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TEMPI/ Amicone: siamo sicuri che è vietato avvelenare i figli?

Nelle scuole italiane si stanno diffondendo corsi sull’educazione sessuale che rischiano di inculcare nei più giovani concetti sbagliati sul proprio rapporto con sé e con gli altri

RU486_PilloleR375.jpg (Foto)

Si sa, quando si è giovani si va un po’ dove si vuole. E anch’io, nel mio piccolo, quando fui giovane e certe cose erano ancora legali, me ne andavo in compagnia di altri studenti universitari a racimolare qualche soldo all’ospedale Vialba.

 
Può darsi che la cosa capitasse anche altrove, ma per quel mi riguarda, sapevo - e ci organizzavamo all’uopo per questo - che al Vialba (e in Svizzera) si era pagati lautamente per testare pilloline per sole donne. Che poi fossero solo maschi quelli che in cambio di un tot di lire prendevano una nuova pillola per le mestruazioni e ne verificavano gli effetti in una serie di autoprelievi di sangue, non ho mai capito perché.

 
Mi torna in mente questa storia d’altri tempi (fine anni Settanta), pensando al laboratorio di pillole e sperimentazioni che è diventato oggi il corpo umano, e specialmente quello della donna. In secondo luogo, mi è venuta in mente pensando a come i cosiddetti corsi per l’affettività - o educazione sessuale che dir si voglia - sembrano fatti apposta per preparare i nostri figli e le nostre figlie a diventare modelli acritici di questi corpi-macchina, corpi-laboratorio, corpi-miniera, dove si sperimenta ogni sorta di pillolame e prodotti farmaceutici. Come è noto è vietato avvelenare fiumi e sorgenti naturali. Ma siamo sicuri che è vietato avvelenare i figli e le sorgenti dell’uomo?

 
Prendete le informazioni che si passano nel mondo della scuola e, soprattutto, nel mondo della scuola media inferiore (ragazzini e ragazzine di età compresa tra i 10 e i 13 anni) su come è importante vestire il preservativo e come siano importanti le pillole del giorno prima, del giorno dopo, di dopo domani e, se proprio non funziona né la prima né l’ultima, la pill kill Ru486.

 

Direte: esagerato! Ma insomma, cari genitori, se non ci credete provate a informarvi, come abbiamo fatto noi di Tempi, su cosa e come insegnano la cosiddetta “educazione sessuale” o “educazione all’affettività” nelle scuole di stato. Anzi. Quasi sempre fuori dalle scuole. Nei progetti pagati dalle amministrazioni pubbliche e, come succede in Toscana, sotto la direzione di ginecologi tipo - cito il sito radicale LiberaPisa - l’«interlocutore prezioso, il dottor Massimo Srebot dell'Ospedale di Pontedera, che ha “ideato” un percorso alternativo a quello della sperimentazione portato avanti dal dottor Silvio Viale a Torino, ossia il ricorso all’importazione dall’estero del farmaco RU-486». Insomma, i fan dell’aborto chimico oggi salgono in cattedra e sono pagati con i soldi pubblici per “educare all’affettività e alla sessualità” i nostri ragazzi.

 

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COMMENTI
18/10/2009 - Educazione all'Affettività (nicola coccia)

caro Luigi, ho insegnato per quindici anni alle superiori, e purtroppo posso confermare quanto scriveva anche Laura Cioni. Da due anni ho incontrato un percorso che credo ci potrebbe essere utilissimo e sul quale vorrei portare la tua attenzione: Teen Star (www.teen star.it). E' un percorso diffuso in molti paesi, che coinvolge i genitori, che promuove -come Animatori - gli insegnanti ed i genitori, che fa riferimento all'insegnamento di Giov.Paolo II, che parte dalla osservazione della propria esperienza. In Italia è in fase di diffusione: due corsi per animatori sono stati tenuti all'ASLAM di San Macario di Samarate (VA), uno nel mio istituto, a Rivoli. Altri due corsi si terranno nella prossima primavera a Torino e Milano. Non scrivo di più per non annoiare, ma per ulteriori informazioni, scrivetemi: coc.nicola@tiscali.it.

 
17/10/2009 - educazione alla sessualità (laura cioni)

Nella mia lunga esperienza scolastica ho visto e sentito molte cose simili a quelle descritte e documentate nell'articolo. Gli insegnanti negli ultimi anni nella scuola superiore sono stati esclusi da ogni iniziativa in merito: la scuola compra il pacchetto dalle ASL, che gestiscono in proprio l'ora o le ore di educazione sessuale e gli studenti tacciono, affermando al massimo che "è stato interessante".Così l'informazione pubblica coincide con la perversione della libertà, che Platone chiamava licenza. Questo ed altro che non mi va di scrivere, se vuoi, Luigi. Con affetto, Laura

 
16/10/2009 - commento (alessandra tarchi)

Ho seguito la trasmissione "Italia sul 2 "menzionata nell'articolo e quando ho sentito Amicone ho detto: meno male c'è qualcuno che finalmente apre una finestra per guardare con verità al questo particolare della vita. Io ho 59 anni, sono una nonna e a sentire quello che succede in giro fra i minorenni mi si rizzano i capelli,ma il problema non è la sessualità, il problrma è l'educazione della persona tutta intera. E non mi si venga a dire che è colpa della televisione che le famiglie non sono preparate e che la scuola è assente. Verissimo su come le ASl affrontano il problema senza minimamente avere il rispetto per un atto che è il mezzo attraverso il quale chi ci ha creati ci ha donato la vita.Il vero problema è che è stato fatto fuori l'umano e si percorre una strada che permettendo tutto toglie l'essenziale per vivere da uomini degni di questo nome.

 
16/10/2009 - Voglio venire anche io... (Francesco Giuseppe Pianori)

Geniale! E pensare che io ho dovuto sfogliare giornaletti e giornali per capire che cosa mi stava succedendo a tredici anni e scoprire da solo quello che oggi insegnano, pagati, gli "esperti" dell'AUSL (in Romagna si chiamano così). E fortuna che un prete mi ha preso sul serio e mi ha fatto scoprire come è bella e gustosa la vita, tutta la vita. Ma le insegnanti di religione oggi sanno ancora chi è Dio?