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RICORDO/ Amicone: il mio incontro con don Giorgio Pontiggia

Pubblicazione:martedì 20 ottobre 2009

DonGiorgioPontiggia_R375.jpg (Foto)

Don Giorgio capovolse ogni regola e reinventò l’oratorio secondo forme e contenuti che non ho più visto applicati in giro, almeno con quel suo entusiasmo, forza, decisione e, oserei dire, slancio rivoluzionario. Dai quindici anni in su, in oratorio non si va più per fare i bulletti, giocare al pallone o al ping pong, emarginando i più piccoli. Si va per servirli, i piccoli, per fare catechismo e per farli giocare (caritativa), per andare in gita con loro e per farli studiare, iniziandoli a giudicare ogni cosa alla luce dell’“amicizia di Gesù”.

 
Una settimana rivoluzionaria

Lo raccontavo la sera della vigilia della morte di Giorgio a mia figlia Gloria. La nostra settimana “pontiggiana” sul principiare degli anni Settanta è la seguente: lodi a scuola (mentre intorno a te magari gridano “più croci e più leoni per i servi dei padroni”) e presenza in assemblea come comunità cristiana (mentre magari ti menano al “Satana, Lucifero, Belzebù, Paolo VI il diavolo sei tu”). E poi, quando non sei di turno in oratorio per la caritativa o il catechismo con i bambini, studi con i tuoi compagni a scuola, ora terza, Angelus, sesta e vesperi. Tutti i venerdì sera c’è, infine, la meditazione della liturgia domenicale. E domenica mattina, tutti gli adolescenti e la comunità giovanile alla Messa delle 11. La sua Messa. Quella delle sfuriate contro la vita borghese e dei silenzi pietratombali dei fedeli, atterriti davanti ai decibel del predicatore che faceva tremare i muri e a cui si gonfiavano paurosamente le vene del collo. Insomma cristianesimo totale e di comunità. Poiché, insegna don Giorgio, «Cristo è la risposta alla nostra sete di felicità» e «l’Essere è comunione».


Stiamo parlando di cose che anticipano Comunione e Liberazione. E che nel pieno dell’ubriacatura ideologica (della gioventù in piazza e delle azioni cattoliche in fuga nella scelta religiosa) vedevano protagonisti ragazzini tra i 14 e i 18 anni. Don Giorgio ha insegnato a generazioni di giovani a non avere timore di nulla. Il peccato più grave, quello sì da temere sopra ogni cosa? Il non essere seriamente impegnati con se stessi, il non prendere sul serio ogni desiderio, dalla politica alla simpatia per una ragazzina. «Il nulla non si sceglie - diceva il don - nel nulla ci si trova, ci si scivola per disimpegno con la vita».


Don Giorgio fece di ragazzi adolescenti dei veri piccoli grandi uomini. Per lui un sedicenne poteva guidare una comunità e, come successe ad Antonio Simone (mio “capo comunità giovanile” e cofondatore di Tempi), era così convinto di potere rischiare sui suoi ragazzi, che era capace di affidare in tutta tranquillità a un paio di ragazzini la responsabilità di portare in vacanza pazzi pericolosi o tossici incalliti.

 

Ci ha messo addosso la tempra dei senzapaura, don Giorgio. E dei senzapatria. Così, quando fu il tempo, ci consegnò al suo stesso padre, don Luigi Giussani, perché anche noi conoscessimo di quale pasta era fatto lui. E così Giussani ci conobbe. Anzi, ci riconobbe. Poiché la farina del mulino pontiggiano si riconosceva di primo acchito e, come diceva il Giuss, «non c’è un prete che come don Giorgio ha l’educazione così nelle viscere, per cui i suoi si riconoscono subito».

 

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COMMENTI
01/11/2009 - Festa di tutti i santi (donata Piccoli)

L'umano scatta in quel momento in cui un uomo dice ad altri uomini: "Venite con me" (L. Giussani, Dal temperamento un metodo, p.381). A me è successo questo incontrandoti. Ero una ragazzina delle medie, e mi hai conquistato considerandomi "grande", facendomi conoscere Cristo e la appassionante esperienza che Egli è amico e compagno, contemporaneo a me tredicenne esattamente come a te quarantenne; poi le superiori e la proposta entusiasmante di GS; poi l'università: sei stato decisivo per la mia scelta ed eri sempre presente quando ti cercavo; poi, e soprattutto, la vocazione, che con la tua paterna e fedele amicizia si è chiarita; e infine l'insegnamento, in cui ti ho ritrovato compagno e guida nell'avventura educativa. Se ora mi guardo, quanto di me c'entra con te! Che gratitudine e che affetto! Nel giorno della festa di tutti i santi, mi trovo a pensarti, con il don Gius e gli altri amici, e mi viene in mente ciò che mi ripetevi spesso: la nostra è davvero una compagnia al Destino, da te così umanamente amato. Donata Piccoli

 
20/10/2009 - Grazie Luigi! (Maurizio Rampinelli)

Anche mio figlio Giacomo è stato bocciato "da" Don Giorgio (o forse, più probabilmente, dalla non voglia di studiare: a 16 anni capita!). Ma quella bocciatura ha permesso che nascesse una amicizia fra Giacomo e Don Giorgio, tra Stefano (l'altro mio figlio) e Don Giorgio e sono loro che oggi mi testimoniano quello che tu hai vissuto con lui e che qui hai raccontato. Dopo 40 anni l'incontro riaccade oggi come allora grazie alla fede di testimoni come Don Giorgio.

 
20/10/2009 - ultima equipe (Simone Perotti)

Don Giorgio non l'ho mai conosciuto di persona, ma è stato il volto attraverso il quale io ho incontrato Cristo. L'ho incontrato per la prima volta all'equipe responsabili a st. Moritz, facevo la seconda superiore e manco sapevo perchè mi trovavo li. Avevo accettato la proposta fatta dal mio responsabile (e non lo ringrazierò mai abbastanza per questa proposta). Non ci sono parole da aggiungere all'articolo di Amicone, voglio solo riportare una cosa che don Giorgio ha detto all'ultima equipe a cui ho assistito a Milano, l'1 aprile del 2007: "perchè noi siamo qua in qualità di responsabili? Il responsabile non è quello che organizza, ma è quello che risponde di più all'incontro che ha fatto." Chiedo al Signore la forza per poter essere responsabile nel quotidiano e lo chiedo nel modo stupendo che Carron ha suggerito nel messaggio per la morte di don Giorgio: "Domandiamo a don Giussani di ottenere per noi la stessa passione perché Cristo sia conosciuto e annunciato nel mondo che abbiamo visto in don Giorgio."

 
20/10/2009 - Avevano trattato male le cameriere (nicola itri)

Mi ricordo del mio primo incontro con questo grande prete, avvenne trentacinque-trentasei anni fa ad una vacanza di GS in Trentino, e noi della comunità di GS di S. Maria al Paradiso, nel centro di Milano, per la prima volta facevamo le vacanze con i giessini della parrocchia di don Giorgio, S. Maria alla Fontana. Al termine del primo giorno di giochi e preghiere don Giorgio prese la parola nel teatro dove ci radunavamo, e redarguì due ragazzi che gli era stato detto avevano fatto gli "stupidi" a tavola con le cameriere, e lo fece con una violenza verbale tale, che non poteva lasciarci indifferenti. Ma dietro a tale "violenza" si celava un amore per quei due ragazzi che avevano commesso quel gesto, una capacità di giudizio, un amore della verità, che mi folgorarono e fecero sì che anche in quella occasione potessi approfondire il mio incontro con il movimento, da me incontrato a quattordici anni al liceo Berchet di Milano. Poi, nella mia "carriera" di insegnante, ho incontrato tante volte don Giorgio Pontiggia ed egli mi ha sempre testimoniato questa nettezza, questa indomita capacità di giudizio sulle persone e sulle cose! Adesso riposa per sempre nelle braccia del Padre e ci protegge dal Paradiso. Grazie, don Giorgio!

 
20/10/2009 - Briscola chiamata (Daniele Scrignaro)

Sabato, 7 novembre 1970, è finita da poco la messa delle 8.00 in S. Maria alla Fontana (Milano). Una nonna c'è stata perché il nipote quel giorno non faccia più stupidate del solito: da qualche settimana il Parroco ha cacciato dall'oratorio i ragazzi della comunità giovanile, in subbuglio per l'allontanamento del loro prete e, per questo, in procinto di volantinare per protesta alle messe di quel fine settimana. Il nipote ha bigiato scuola per gli ultimi preparativi dei volantini che custodisce lui. "C'è il nuovo prete, nel confessionale vicino alla sagrestia" - dice la nonna. Al volo - jeans, maglione, montgomery e giù di corsa. Per "caso" il prete è già libero. In ginocchio (si deve!) davanti alla porta a metà del confessionale, il tempo di vedere dei capelli rossi che contornano un volto squadrato e uno sguardo diritto negli occhi come dire: che ci fai qui invece di essere a scuola, ma alza la mano e inizia: "Nel nome del Padre...". Il ragazzo gli racconta velocemente tutto - è evidente che è già informato, ma lo ascolta. Dopo settimane di un mondo ecclesiale che non li ascoltava, o che sciorinava discorsi di circostanza o di condanna, quel prete era interessato, lo ascoltava. Poi chiude: "No, devi fermarlo il volantinaggio. Fidati, adesso sono qui". Una proposta imprevista che in un attimo scaravolta tutto. Non discorsi, l'invito a un gesto, a seguire. Che resiste nel tempo. Con i ragazzi gioca (e come) al pallone, i primi adulti li straccia al due [briscola chiamata].

 
20/10/2009 - Luigi, (laura cioni)

lo sai che davanti alla morte in genere taccio e che ogni parola di troppo mi infastidisce. Ma... grazie. Spero non sia di troppo una secca frase di Tacito sul lutto presso i barbari: alle donne è onore piangere, agli uomini ricordare.Laura