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RICORDO/ Amicone: il mio incontro con don Giorgio Pontiggia

DonGiorgioPontiggia_R375.jpg (Foto)

Irruento, focoso, devastatore di ogni luogo comune, don Giorgio è stato certamente un prete superiore per umanità e forza ai preti resi famosi dalla pubblicità progresso (penso ai don Milani, a i don Mazzolari eccetera), così avida di antipapi. Eppure, anch’egli che sapeva litigare molto più ferocemente dei vari preti del cosiddetto dissenso - e litigare di brutto - con superiori e monsignori, conosceva e, soprattutto, praticava e insegnava la virtù dell’obbedienza.

 

Don Giorgio ha mantenuto la promessa fatta un giorno al mio padre biologico, fatta dopo avermi visto saltare giù come una scimmia dal primo piano del palazzo dell’oratorio. «Questa bestia diventerà un uomo». Porca miseria, don, come ci hai sempre azzeccato sui tuoi ragazzi!
 
Impossibile restare indifferenti

Dalla metà degli anni Ottanta, don Giorgio era diventato rettore dei licei del Sacro Cuore di Milano, oltre che leader indiscusso di Gioventù Studentesca. Innalzato sugli scudi giovanili, non c’era studente liceale che potesse rimanere indifferente, in un modo o nell’altro, pro o contro, nei confronti di quella furia della natura. Quanti giorni felici! E quanti dolori! Quanti ragazzi hai tolto dalla strada del nulla e quanti hai accompagnato a morire, di cancro, di incidente, di accidente misterioso, nella gioia e nella speranza in Cristo.

 

Ti devo dire la verità, caro Giorgio, quando l’altra sera ti ho visto, ed era domenica sera, ed eri appeso a una flebo, ed eri in coma irreversibile, privo di conoscenza, addormentato, appeso alle amorevoli cure dei tuoi amici, delle tue amiche, il giorno prima della tua traversata verso Dio e verso il nostro caro Giuss, i tuoi cari e tutti gli amici, Lidia e tutti gli altri che ci hanno preceduto, appena fuori la tua casa in cui tutti i volti, sia pur nella mestizia e nel dolore, erano tutti - ma proprio tutti - caldi e lieti, ho incontrato un ragazzo dei tuoi che non riconoscevo nella sua bellezza e grandezza di uomo.

 

Ho incontrato Pietro, quello che hai pure bocciato una volta - proprio tu che non volevi mai bocciare nessuno - e noi -dico io, mia moglie e i quattro nostri ragazzini - che eravamo lì a pendere dalla lingua diritta, tranquilla, autorevole, di quel ventenne lì. Pietro, il Pietro che hai tirato su tu, che ha vent’anni e che ti dice a bruciapelo: «Ho visto don Giorgio, ho visto la certezza della vittoria di Cristo sulla morte».

 

(Anticipazione dal prossimo numero di Tempi)

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COMMENTI
01/11/2009 - Festa di tutti i santi (donata Piccoli)

L'umano scatta in quel momento in cui un uomo dice ad altri uomini: "Venite con me" (L. Giussani, Dal temperamento un metodo, p.381). A me è successo questo incontrandoti. Ero una ragazzina delle medie, e mi hai conquistato considerandomi "grande", facendomi conoscere Cristo e la appassionante esperienza che Egli è amico e compagno, contemporaneo a me tredicenne esattamente come a te quarantenne; poi le superiori e la proposta entusiasmante di GS; poi l'università: sei stato decisivo per la mia scelta ed eri sempre presente quando ti cercavo; poi, e soprattutto, la vocazione, che con la tua paterna e fedele amicizia si è chiarita; e infine l'insegnamento, in cui ti ho ritrovato compagno e guida nell'avventura educativa. Se ora mi guardo, quanto di me c'entra con te! Che gratitudine e che affetto! Nel giorno della festa di tutti i santi, mi trovo a pensarti, con il don Gius e gli altri amici, e mi viene in mente ciò che mi ripetevi spesso: la nostra è davvero una compagnia al Destino, da te così umanamente amato. Donata Piccoli

 
20/10/2009 - Grazie Luigi! (Maurizio Rampinelli)

Anche mio figlio Giacomo è stato bocciato "da" Don Giorgio (o forse, più probabilmente, dalla non voglia di studiare: a 16 anni capita!). Ma quella bocciatura ha permesso che nascesse una amicizia fra Giacomo e Don Giorgio, tra Stefano (l'altro mio figlio) e Don Giorgio e sono loro che oggi mi testimoniano quello che tu hai vissuto con lui e che qui hai raccontato. Dopo 40 anni l'incontro riaccade oggi come allora grazie alla fede di testimoni come Don Giorgio.

 
20/10/2009 - ultima equipe (Simone Perotti)

Don Giorgio non l'ho mai conosciuto di persona, ma è stato il volto attraverso il quale io ho incontrato Cristo. L'ho incontrato per la prima volta all'equipe responsabili a st. Moritz, facevo la seconda superiore e manco sapevo perchè mi trovavo li. Avevo accettato la proposta fatta dal mio responsabile (e non lo ringrazierò mai abbastanza per questa proposta). Non ci sono parole da aggiungere all'articolo di Amicone, voglio solo riportare una cosa che don Giorgio ha detto all'ultima equipe a cui ho assistito a Milano, l'1 aprile del 2007: "perchè noi siamo qua in qualità di responsabili? Il responsabile non è quello che organizza, ma è quello che risponde di più all'incontro che ha fatto." Chiedo al Signore la forza per poter essere responsabile nel quotidiano e lo chiedo nel modo stupendo che Carron ha suggerito nel messaggio per la morte di don Giorgio: "Domandiamo a don Giussani di ottenere per noi la stessa passione perché Cristo sia conosciuto e annunciato nel mondo che abbiamo visto in don Giorgio."

 
20/10/2009 - Avevano trattato male le cameriere (nicola itri)

Mi ricordo del mio primo incontro con questo grande prete, avvenne trentacinque-trentasei anni fa ad una vacanza di GS in Trentino, e noi della comunità di GS di S. Maria al Paradiso, nel centro di Milano, per la prima volta facevamo le vacanze con i giessini della parrocchia di don Giorgio, S. Maria alla Fontana. Al termine del primo giorno di giochi e preghiere don Giorgio prese la parola nel teatro dove ci radunavamo, e redarguì due ragazzi che gli era stato detto avevano fatto gli "stupidi" a tavola con le cameriere, e lo fece con una violenza verbale tale, che non poteva lasciarci indifferenti. Ma dietro a tale "violenza" si celava un amore per quei due ragazzi che avevano commesso quel gesto, una capacità di giudizio, un amore della verità, che mi folgorarono e fecero sì che anche in quella occasione potessi approfondire il mio incontro con il movimento, da me incontrato a quattordici anni al liceo Berchet di Milano. Poi, nella mia "carriera" di insegnante, ho incontrato tante volte don Giorgio Pontiggia ed egli mi ha sempre testimoniato questa nettezza, questa indomita capacità di giudizio sulle persone e sulle cose! Adesso riposa per sempre nelle braccia del Padre e ci protegge dal Paradiso. Grazie, don Giorgio!

 
20/10/2009 - Briscola chiamata (Daniele Scrignaro)

Sabato, 7 novembre 1970, è finita da poco la messa delle 8.00 in S. Maria alla Fontana (Milano). Una nonna c'è stata perché il nipote quel giorno non faccia più stupidate del solito: da qualche settimana il Parroco ha cacciato dall'oratorio i ragazzi della comunità giovanile, in subbuglio per l'allontanamento del loro prete e, per questo, in procinto di volantinare per protesta alle messe di quel fine settimana. Il nipote ha bigiato scuola per gli ultimi preparativi dei volantini che custodisce lui. "C'è il nuovo prete, nel confessionale vicino alla sagrestia" - dice la nonna. Al volo - jeans, maglione, montgomery e giù di corsa. Per "caso" il prete è già libero. In ginocchio (si deve!) davanti alla porta a metà del confessionale, il tempo di vedere dei capelli rossi che contornano un volto squadrato e uno sguardo diritto negli occhi come dire: che ci fai qui invece di essere a scuola, ma alza la mano e inizia: "Nel nome del Padre...". Il ragazzo gli racconta velocemente tutto - è evidente che è già informato, ma lo ascolta. Dopo settimane di un mondo ecclesiale che non li ascoltava, o che sciorinava discorsi di circostanza o di condanna, quel prete era interessato, lo ascoltava. Poi chiude: "No, devi fermarlo il volantinaggio. Fidati, adesso sono qui". Una proposta imprevista che in un attimo scaravolta tutto. Non discorsi, l'invito a un gesto, a seguire. Che resiste nel tempo. Con i ragazzi gioca (e come) al pallone, i primi adulti li straccia al due [briscola chiamata].

 
20/10/2009 - Luigi, (laura cioni)

lo sai che davanti alla morte in genere taccio e che ogni parola di troppo mi infastidisce. Ma... grazie. Spero non sia di troppo una secca frase di Tacito sul lutto presso i barbari: alle donne è onore piangere, agli uomini ricordare.Laura