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RICORDO/ Amicone: il mio incontro con don Giorgio Pontiggia

È scomparso ieri don Giorgio Pontiggia che ha dedicato la sua vita all’educazione dei giovani. LUIGI AMICONE ci racconta il suo incontro con questa incredibile personalità in un articolo che sarà pubblicato sul prossimo numero di Tempi

DonGiorgioPontiggia_R375.jpg (Foto)

Don Giorgio e il Drago. Don Giorgio Pontiggia, prete in Milano, che se ne va a neanche settant’anni. E il Nemico dell’uomo di nuovo atterrato dalla lancia di un cristiano. Scusa, lettore, se mi prendo le pagine leggere della “Rosa dei Tempi” per dire due parole di una morte pesante. Scusa, perché se una sera di quarant’anni fa esatti io sono stato ri-partorito alla vita, questo è successo perché ho incontrato don Giorgio Pontiggia.

Adesso, nei prossimi giorni, mesi, anni, verranno giù le cateratte. Verranno giù dalle Americhe e dalle Oceanie, dall’Africa e dall’Asia, tutti coloro che per un tratto di strada, piccolo o grande che fosse, hanno incrociato questo piccolo immenso uomo. Aveva le viscere a portata di mano, la presa d’acciaio, la parola dritta e dura come una lama corsa, don Giorgio. Non c’era scampo per l’adolescente davanti alla sua urgenza paterna di vederti col cuore e la mente al posto giusto. Parleranno e testimonieranno in tanti di questo indomabile educatore (cioè di uno che tira fuori da te tutto il bene, il bello, il giusto che Dio ha messo in te, anche se ti senti uno scarafaggio).


Don Giorgio aveva neanche trent’anni. Io neanche quattordici. Ci siamo incontrati lì. Pensate, dopo di me ha trascinato al riconoscimento della grande Presenza decine di migliaia di ragazzi. Non è una cifra sborona. Per dire, mia figlia Gloria aveva 18 anni il giugno scorso, quando don Giorgio era ancora lì, con lei e i suoi amici, dopo le migliaia e migliaia di Glorie e di amici con cui aveva conversato, cenato, inventato vacanze e doposcuola, caritative e volantinaggi, cineforum e battaglie culturali, cooperative di quartiere e scuole, scuole domestiche e scuole parrocchiali, scuole per grandi e scuole per piccini…


Don Giorgio è arrivato nella mia parrocchia, la parrocchia di Santa Maria alla Fontana, quartiere Stelvio-Farini, Milano, sul finire dell’anno 1970. C’era nell’aria la rivoluzione e noi ragazzini oscillavamo tra il Movimento Studentesco, Lotta Continua, Avanguardia Operaia. Come se niente fosse, a costo di vedere (come poi accadde) la fuga in massa verso l’utopia, don Giorgio piantò nella nostra comunità giovanile la sfida dell’ipotesi di Gesù come chiave di volta di tutta la vita.

Inizialmente lo seguimmo in pochi, piccoli pulcini affascinati da un’umanità arrembante, sempre in lotta, sempre resistente a ogni conformismo, sempre pronta a ripartire, qualunque incoerenza tu avessi dimostrato. Ma poi molte anime, giovani e meno giovani, vennero conquistate. In breve tempo si formò intorno a questo prete singolare - che non le mandava a dire a nessuno, tanto meno ai propri superiori - una comunità vivace e numerosa di figli e di padri, di bambini e di nonni. Una comunità che imparò da lui che o Dio è tutto, o non è niente.


COMMENTI
01/11/2009 - Festa di tutti i santi (donata Piccoli)

L'umano scatta in quel momento in cui un uomo dice ad altri uomini: "Venite con me" (L. Giussani, Dal temperamento un metodo, p.381). A me è successo questo incontrandoti. Ero una ragazzina delle medie, e mi hai conquistato considerandomi "grande", facendomi conoscere Cristo e la appassionante esperienza che Egli è amico e compagno, contemporaneo a me tredicenne esattamente come a te quarantenne; poi le superiori e la proposta entusiasmante di GS; poi l'università: sei stato decisivo per la mia scelta ed eri sempre presente quando ti cercavo; poi, e soprattutto, la vocazione, che con la tua paterna e fedele amicizia si è chiarita; e infine l'insegnamento, in cui ti ho ritrovato compagno e guida nell'avventura educativa. Se ora mi guardo, quanto di me c'entra con te! Che gratitudine e che affetto! Nel giorno della festa di tutti i santi, mi trovo a pensarti, con il don Gius e gli altri amici, e mi viene in mente ciò che mi ripetevi spesso: la nostra è davvero una compagnia al Destino, da te così umanamente amato. Donata Piccoli

 
20/10/2009 - Grazie Luigi! (Maurizio Rampinelli)

Anche mio figlio Giacomo è stato bocciato "da" Don Giorgio (o forse, più probabilmente, dalla non voglia di studiare: a 16 anni capita!). Ma quella bocciatura ha permesso che nascesse una amicizia fra Giacomo e Don Giorgio, tra Stefano (l'altro mio figlio) e Don Giorgio e sono loro che oggi mi testimoniano quello che tu hai vissuto con lui e che qui hai raccontato. Dopo 40 anni l'incontro riaccade oggi come allora grazie alla fede di testimoni come Don Giorgio.

 
20/10/2009 - ultima equipe (Simone Perotti)

Don Giorgio non l'ho mai conosciuto di persona, ma è stato il volto attraverso il quale io ho incontrato Cristo. L'ho incontrato per la prima volta all'equipe responsabili a st. Moritz, facevo la seconda superiore e manco sapevo perchè mi trovavo li. Avevo accettato la proposta fatta dal mio responsabile (e non lo ringrazierò mai abbastanza per questa proposta). Non ci sono parole da aggiungere all'articolo di Amicone, voglio solo riportare una cosa che don Giorgio ha detto all'ultima equipe a cui ho assistito a Milano, l'1 aprile del 2007: "perchè noi siamo qua in qualità di responsabili? Il responsabile non è quello che organizza, ma è quello che risponde di più all'incontro che ha fatto." Chiedo al Signore la forza per poter essere responsabile nel quotidiano e lo chiedo nel modo stupendo che Carron ha suggerito nel messaggio per la morte di don Giorgio: "Domandiamo a don Giussani di ottenere per noi la stessa passione perché Cristo sia conosciuto e annunciato nel mondo che abbiamo visto in don Giorgio."

 
20/10/2009 - Avevano trattato male le cameriere (nicola itri)

Mi ricordo del mio primo incontro con questo grande prete, avvenne trentacinque-trentasei anni fa ad una vacanza di GS in Trentino, e noi della comunità di GS di S. Maria al Paradiso, nel centro di Milano, per la prima volta facevamo le vacanze con i giessini della parrocchia di don Giorgio, S. Maria alla Fontana. Al termine del primo giorno di giochi e preghiere don Giorgio prese la parola nel teatro dove ci radunavamo, e redarguì due ragazzi che gli era stato detto avevano fatto gli "stupidi" a tavola con le cameriere, e lo fece con una violenza verbale tale, che non poteva lasciarci indifferenti. Ma dietro a tale "violenza" si celava un amore per quei due ragazzi che avevano commesso quel gesto, una capacità di giudizio, un amore della verità, che mi folgorarono e fecero sì che anche in quella occasione potessi approfondire il mio incontro con il movimento, da me incontrato a quattordici anni al liceo Berchet di Milano. Poi, nella mia "carriera" di insegnante, ho incontrato tante volte don Giorgio Pontiggia ed egli mi ha sempre testimoniato questa nettezza, questa indomita capacità di giudizio sulle persone e sulle cose! Adesso riposa per sempre nelle braccia del Padre e ci protegge dal Paradiso. Grazie, don Giorgio!

 
20/10/2009 - Briscola chiamata (Daniele Scrignaro)

Sabato, 7 novembre 1970, è finita da poco la messa delle 8.00 in S. Maria alla Fontana (Milano). Una nonna c'è stata perché il nipote quel giorno non faccia più stupidate del solito: da qualche settimana il Parroco ha cacciato dall'oratorio i ragazzi della comunità giovanile, in subbuglio per l'allontanamento del loro prete e, per questo, in procinto di volantinare per protesta alle messe di quel fine settimana. Il nipote ha bigiato scuola per gli ultimi preparativi dei volantini che custodisce lui. "C'è il nuovo prete, nel confessionale vicino alla sagrestia" - dice la nonna. Al volo - jeans, maglione, montgomery e giù di corsa. Per "caso" il prete è già libero. In ginocchio (si deve!) davanti alla porta a metà del confessionale, il tempo di vedere dei capelli rossi che contornano un volto squadrato e uno sguardo diritto negli occhi come dire: che ci fai qui invece di essere a scuola, ma alza la mano e inizia: "Nel nome del Padre...". Il ragazzo gli racconta velocemente tutto - è evidente che è già informato, ma lo ascolta. Dopo settimane di un mondo ecclesiale che non li ascoltava, o che sciorinava discorsi di circostanza o di condanna, quel prete era interessato, lo ascoltava. Poi chiude: "No, devi fermarlo il volantinaggio. Fidati, adesso sono qui". Una proposta imprevista che in un attimo scaravolta tutto. Non discorsi, l'invito a un gesto, a seguire. Che resiste nel tempo. Con i ragazzi gioca (e come) al pallone, i primi adulti li straccia al due [briscola chiamata].

 
20/10/2009 - Luigi, (laura cioni)

lo sai che davanti alla morte in genere taccio e che ogni parola di troppo mi infastidisce. Ma... grazie. Spero non sia di troppo una secca frase di Tacito sul lutto presso i barbari: alle donne è onore piangere, agli uomini ricordare.Laura