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Cronaca

RICORDO/ Così don Giorgio Pontiggia parlava a noi ragazzi

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E ancora, sfatando tanti falsi miti, don Pontiggia dichiarava che “noi non siamo quello che sentiamo di essere, noi siamo quello che il Mistero ci fa. Dal fatto che Dio muore sulla Croce capisco il Mistero e cosa sono io per lui. Perché io non sono la somma dei miei pensieri ma valgo perché il destino si è volto contro se stesso per me”.

 

Le teste dei ragazzi erano spesso chine a scrivere, prendere appunti, segnare quelle frasi così belle e “filosofiche” ma, al contempo, così reali che, per tanti dei presenti, giungevano come manna dal cielo in momenti complicati o semplicemente confusi della loro vita da studenti. Al triduo pasquale don Giorgio, come in molte altre occasioni, non rinunciava mai a provocare i “suoi” studenti, rispondendo anche a domande ed esigenze che nascevano dalla quotidianità, dalla scuola, dal rapporto con gli amici. Tanti episodi che proponevano però, questioni fondamentali come, ad esempio, il dolore che, secondo Pontiggia, “è il modo di guardare in faccia una presenza, l’amore di Cristo”. Un amore “pari al sacrificio e non al piacere”.

 

Sempre in occasione del Triduo 2006, riprendendo don Giussani che aveva detto: “Dio ha risposto al grido dell’uomo con una presenza, non con un discorso”, don Giorgio incitava i ragazzi a “verificare se le cose dette migliorano la nostra vita, se rispondono alle esigenze del nostro cuore perché l’amore è lo spazio che diamo al volto che più corrisponde all’esigenza del mio cuore”.

 

Don Giorgio ne aveva per tutti e ogni risposta che dava era piena di quella sua passione e di quel suo amore per le migliaia di ragazzi che sono cresciuti con lui. Una presenza subito diventata testimonianza di fede che può essere vissuta tutti i giorni, anche a scuola e con gli amici del quartiere, a dispetto delle difficoltà e dei timori perché, come diceva lui, “Cristo è una presenza contemporanea e rende nuove tutte le cose, essendo capace di corrispondere più profondamente all’esigenza del cuore.”

 

(Marco Fattorini)

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