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RICORDO/ I funerali di Don Giorgio: le testimonianze di chi ha raccolto la sua sfida educativa

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«È morto, è  morto dieci minuti fa..» mi ha detto Gloria quel pomeriggio del 19 ottobre. Quello che mi colpisce è che proprio la persona che me lo ha fatto incontrare è stata quella che mi ha detto che Giorgio era passato a miglior vita. Il mio incontro con don Giorgio è stato semplice e determinante, un mio grande amico Pietro aveva dei problemi familiari e così un giorno Gloria mi ha portato da don Giorgio per parlarne con lui, egli mi ha detto che Pietro sarebbe potuto venire a vivere da me che la mia famiglia era d’accordo e ora dovevo dire io se volevo questa cosa o no. La mia risposta fu un semplice sì era difficile dire no a don Giorgio! Poi Pietro risolse i suoi problemi ma iniziò una grande amicizia tra me, Pietro e don Giorgio.Gli anni seguenti ci portò a Onno e lì ci insegno a diventare uomini!un giorno don Giorgio ci comunicò che doveva andare a Milano e ci lasciava soli a Onno per un giorno, la mia camera era esattamente sopra la sua così preso dalla foga decisi di salire e con i miei amici incominciammo a saltare sul letto senza alcuna ragione..Quando siamo scesi don Giorgio era Li, aveva avuto un problema e non era potuto partire anzi era andato in camera a riposare, ma quel giorno sopra c’eravamo noi che saltavamo come dei forsennati, non mi sono mai dimenticato la sua faccia e le sue parole di quel giorno, mi ha letteralmente ucciso uno e forse anche due timpani. La bellezza di don Giorgio era proprio questa se ti doveva dire una cosa te la diceva,era un rapporto sincero ti voleva bene in tutte le tue sfaccettature e quindi non te ne lasciava passare nemmeno una! L’anno scorso sono andato da lui per dirgli che volevo cambiare scuola e che la mia vita mi faceva schifo. Appena entrai nel suo studio mi chiese come andava io gli risposi che la scuola stava andando male e volevo andarmene via, lui si arrabbiò un’altra volta e mi disse che il mio termine di paragone non doveva essere la scuola ma se io vedevo Cristo o no in quello che facevo. Poi, non contento, mi chiamò anche a natale e mi disse di vivere il natale come i pastori che sapendo che Cristo era nato hanno deciso di abbandonare tutte le loro preoccupazioni o, come le chiamava lui, menate e si sono messi a correre verso la mangiatoia e verso quel bambino unico significato di tutte le cose! Don Giorgio mi ha insegnato veramente tante cose e soprattutto mi ha insegnato a dire sì alla vita. Oggi farò il servizio d’ordine al suo funerale perché voglio dire sì completamente a questo gesto proprio come lui mi ha insegnato!

 

Federico

 

Gli anni di rapporto intenso, praticamente quotidiano, sono stati 17, e sarebbero stati molti di più se, grazie al gusto di dedizione che mi hai istillato con il tuo esempio, non avessi accolto l'invito di partire per Mosca per lavorare e anche sostenere la nostra piccola comunità (tu ti arrabbiasti di brutto, ma tra le righe del tuo sguardo si vedeva che ne eri orgoglioso!). Le lotte a scuola negli anni ’70, la caritativa all'oratorio, la Messa quotidiana delle 7.30 e il successivo caffè ai tempi del CLU, le mille gite come accompagnatore (maestro di sci, guida alpina, capo ciclista, preparatore alla prima comunione, allenatore di calcio femminile...) al Sacro Cuore, il doposcuola e poi l'insegnamento alle medie (proprio tu mi avevi convinto a non smettere di studiare e poi a fare lettere), la strana avventura della nascita del Graal quando ci chiedesti di realizzare il sogno della tua giovinezza, fare qualcosa per i ragazzini delle medie… Come già testimoniato da molti, col Suo nome perennemente sulle labbra mi hai tirato fuori dal fango, mi hai ripulito, mi hai rimesso in carreggiata, dato una pedata nel di dietro e gridato (che tu non parlavi) “Muoviti, Giovanni, che Gesù ha un maledetto bisogno proprio di te!”.

Don Giorgio, volevo raccontarti una cosa che sicuramente saprai già. Ieri ai bambini di seconda elementare della mia scuola cantavo “La canzone dell’alfabeto”. Erano stanchi (è un corso pomeridiano), facevano casino. Quando sono arrivato alla strofa “P è la paura di volersi bene” il tuo ricordo mi ha sorriso, allora ho abbandonato la correttezza metodologica, che vorrebbe l’uso il più limitato possibile della lingua madre del discente, ho travolto il mio proposito di non soffermarmi sui termini astratti e ho raccontato, nel mio russo ormai fluido ma ancora impreciso, che sì, a volte ti prende quella paura perché voler bene vuol dire non aspettarsi niente in cambio, vuol dire ridere con chi ride e piangere con chi piange e non un giorno o due, ma per sempre, e spesso non ci si riesce. Ma se si arriva alla strofa “T è dir ti voglio tanto tanto bene”, si capisce che è meglio, che voler bene e più bello, si è più contenti, soprattutto se c’è qualcuno che è capace di amarti così, per quello che sei, e per sempre.

Don Giorgio, volevo solo dirti che mentre ti guardavo i bambini si sono calmati, rasserenati e a loro volta mi hanno guardato sorridendo.

 

Giovanni

 

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COMMENTI
22/10/2009 - Mi ha lanciato una sfida che dura tutta la vita (fabio De Ponti)

Avevo 16 anni (oggi ne ho 52) e la prima volta che ho incontrato D.Giorgio è stato in una giornata di convivenza con GS nella sua parrocchia. Era stata una grande giornata .. lo stupore di una grande amicizia e della sua persona. Alla fine della giornata ha lanciato una sfida a tutti noi : " Adesso -diceva- andate in giro per il mondo , vivete la vostra vita come Dio ve la manda e PARAGONATE TUTTO CON IL VS. CUORE. Se trovate qualcosa di più grande e bello dell'amicizia in Cristo che abbiamo incontrato VI PREGO TORNATE A DIRMELO CHE VENGO CON VOI. Ma me lo dovete dimostrare che c'è qualcosa d'altro di più vero.." - Quella sfida alla verifica mi accompagna ancora oggi ..dopo 35 anni è solo e sempre più vero che il test della fede è la soddisfazione che cresce più passa il tempo. Grazie Don Giorgio