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SOCIETA’/ Dietrofront delle femministe: abbiamo distrutto la maternità

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L’organizzazione del lavoro, afferma il Manifesto, è estranea ormai ai più elementari desideri degli uomini e delle donne. Inclusa la maternità: alla quale si vorrebbe poter “dire di sì” altrettanto quanto al lavoro. Ma a riguardare la maternità come un desiderio, come una mera istanza femminile, invece che come uno scambio vitale tra genitori e figli, si rischia di perpetuare l’equivoco che ha nutrito provvedimenti come quelli oggi vigenti: che promettono alle lavoratrici madri il più pieno supporto, purché tornino il prima possibile al lavoro, rassegnandosi ad affidare i neonati a terzi a pochi mesi di vita. Una maniera di tutelare la natalità, forse; non certo la maternità, che non può essere derubricata a esigenza individuale, e quindi prescindere dall’ottica dell’altro polo della relazione genitoriale: i bambini

Rientrare immediatamente in attività dopo la nascita di un bambino è dannoso per i neonati, ma le ricerche più recenti mostrano che non fa bene neppure al lavoro delle madri. L’ultima si deve ora a Chiara Pronzato, del Centro Dondena dell’Università Bocconi, che mostra come la protezione della maternità vada di pari passo con la promozione della presenza femminile nel mercato del lavoro: «una protezione protratta nel tempo aumenta la possibilità di ritorno al lavoro, mentre periodi più brevi forzano le madri a fare una scelta definitiva e precoce, con un più alto tasso di abbandono del mercato del lavoro». Secondo la ricerca, occuparsi personalmente del bambino per il primo anno di vita giova alla riduzione del tasso di mortalità dei neonati, alla possibilità di allattamento al seno e conseguente migliore immunizzazione, allo sviluppo delle capacità cognitive del bambino e alla sua carriera scolastica; effetti positivi che sarebbero assicurati da un congedo parentale fosse retribuito per l’intera durata dell’anno. Un suggerimento chiaro per il legislatore: cambiare il mondo del lavoro si può, e a tutto vantaggio delle donne, se si parte dai bambini.

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