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Cronaca

GIORNALI/ Forattini: in Italia non c'è un regime, ma una sinistra che querela la satira

Forattini_R375.jpg(Foto)

 

 

Certamente, dopo aver ottenuto che lasciassi Repubblica me lo ritrovai ad aprire una trasmissione di Santoro in cui dichiarava il suo pentimento. D’altronde doveva presentarsi alle elezioni. Cosa vuole che le dica? Vedere D’Alema manifestare in piazza per la libertà di stampa mi fa ridere, amaramente. La loro filosofia è sempre quella: “scherzate su tutti, tranne che su di noi”.
La realtà è che in Italia un politico può rovinare un giornalista sapendo benissimo che, anche se le querele non vanno a buon fine, le spese degli avvocati rimangono a carico del malcapitato.

Con Franceschini e Fassino però non ha mai avuto problemi di questo tipo?

Mi sembrano persone civili, li ho messi nella vignetta perché si prestano a queste cose. Devo ammettere che Fassino è stato l’unico comunista a chiedermi l’originale di una mia vignetta. Quella in cui D’Alema, durante lo scandalo delle banche, dichiara di non avere scheletri nell’armadio, dimenticandosi di lui.
Un altro che durante Tangentopoli alla sera mi mandava sempre il poliziotto a casa a prendere la vignetta era Di Pietro. Lo raffiguravo come un eroe a quei tempi, da quando è in politica invece lo disegno come un gerarca.

Nella vignetta ha trovato un posto anche a Stalin, certi fantasmi della storia non si decidono proprio a scomparire?

È il padre di cui i comunisti non si sono mai liberati. In Italia hanno commesso il tragico errore di non fare i conti con il proprio passato e con le vittime del comunismo. Se lo avessero fatto a quest’ora l’Italia sarebbe tutta con loro.

I politici della Prima Repubblica avevano maggiore senso dell’umorismo rispetto a quelli di oggi?

Sinceramente rimpiango personaggi come Fanfani, Andreotti o Spadolini. Io li colpivo duramente, ma non mi hanno mai querelato. Andreotti lo disegnavo con la coppola, per intenderci... a Craxi più di una volta ho fatto perdere le staffe. Una volta lo feci come topo d’albergo con in mano Repubblica, che ai tempi aveva indetto un concorso che si chiamava Portfolio, e la scritta: “Quanto mi piace questo giornale quando c’è Portfolio”. Beh, anche Fanfani si arrabbiava…
È da quei tempi che si è creato un equivoco: il potere era nelle mani della Dc e di Craxi, e si pensava che la satira, essendo contro il potere, non poteva che essere di sinistra. Purtroppo questa idea è rimasta anche con la sinistra al governo e la satira si è ritrovata con le armi spuntate.

A proposito di vignettisti di sinistra, c’è solidarietà tra colleghi, al di là delle convinzioni politiche?

Ma guardi, sono sempre stati carini con me, anche se non sono mai scesi in piazza per esprimermi solidarietà. Io penso a Guareschi come a un padre e credo di aver dato il mio contributo alla satira in Italia: ai tempi di Repubblica c’era un inserto, “Satyricon”, nel quale io davo il tema e gente come Vauro, Giannelli, Ellekappa o Vincino, iniziava a farsi notare. Stiamo parlando del ‘78. Chiusa quella parentesi loro hanno trovato posto altrove. Io, per la mia non appartenenza alla sinistra, non avevo copertura dalle querele e spesso sono stato etichettato come qualunquista, fascista, di destra, pagato da Berlusconi. Quelli che dicevano così forse non sanno che andai via anche da Il Giornale e fra un mese scade il mio contratto con Panorama (ci lavoro dal ’73). D’altronde capisco che avere un Forattini in redazione può essere un bel costo.

Per le spese legali?

Certo. Quando Berlusconi comprò Mondadori cominciò il bombardamento delle querele di molti personaggi che sognavano una vecchiaia felice. Il ritornello era: “tanto questo paga”. C’era un bel viavai della Guardia di finanza, l’ufficio legale della Mondadori era oberato di lavoro e spesso costretto sborsare cifre pazzesche.
Solitamente non sono molto simpatico agli uffici legali. Nei corridoi si inizia subito a vociferare: “perché dobbiamo rischiare così per quello lì che si diverte, lavora da casa, ci fa spendere un sacco di soldi…”.
Ma io sono così, non faccio satira per far gradimento all’editore o al direttore, mi rivolgo ai lettori. Quando la vignetta a Repubblica non andava bene mi rifiutavo di farne un’altra e gli dicevo “metteteci la faccia di Scalfari!”.

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COMMENTI
05/10/2009 - libertà di stampa (roberto fantechi)

suvvia con queste querele! adesso si misurano al chilogrammo, quanti etti a destra e quanti etti a sinistra........ se in italia l'informazione tv è quasi tutta del premier (salvo per adesso il tg3) e se più del 70% degli italiani apprende le notizie attraverso questo medium, si dovrebbe parlare di libertà di informazione che è in grave pericolo; se poi si aggiunge che, tolti i giornali sportivi e quelli "favorevoli" allo stesso premier, ditemi voi cosa rimane in cifre di lettori che godono di questa millantata libertà (berlusconi, a parte le querele ben piazzate, è impagabile ed insuperabile quando dice che abbiamo la stampa più libera dell'occidente, badate non l'informazione agli utilizzatori finali; ma quanto siamo fortunati noi quattro gatti che la leggiamo!) saluti

 
05/10/2009 - tutti fascisti ....... tranne noi (LUCIANO VIGEVANO)

Grandissimo articolo - purtroppo le sinistre si sono sempre arrogate l'esclusiva di giudizio obiettivo e tutti coloro che non sono d'accordo con loro ...........