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FINE VITA/ Il giurista: il caso di Firenze? Un precedente pericoloso senza fondamento

Pubblicazione:mercoledì 7 ottobre 2009

matteo_renzi_R375.jpg (Foto)

Forse era inevitabile che la polemica sul testamento biologico si riaprisse, a livello comunale, proprio nella città che ha concesso la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro, il padre di Eluana Englaro, la donna morta di fame e di sete a seguito della sospensione dell'alimentazione e idratazione assistita a cui era da anni sottoposta a causa della sua infermità (era in stato vegetativo a seguito di un incidente) e che di fatto ha aperto il caso del testamento biologico in Italia il cui disegno di legge è oggi fermo nell'aula del Senato. Il comune di Firenze ha infatti votato una delibera riguardo l'"Istituzione del Registro dei testamenti biologici" con relativo regolamento comunale. Ma è un atto legittimo? Abbiamo intervistato a questo proposito l'avvocato Alberto Gambino, avvocato e docente di Diritto Privato e Diritto Civile all'Università europea di Roma.

 

Avvocato Gambino, come valuta la delibera del Consiglio comunale?

 

E’ una delibera giuridicamente inutile, dunque pericolosissima.

 

In che senso è inutile dal punto di vista giuridico?

 

L’art. 117 della Costituzione riserva allo Stato il potere di legiferare in tema di ordinamento civile; dunque nessuna autorità territoriale è competente a dettare norme in tema di registri relativi a documenti assistiti da una valenza civile, come sarebbe per il caso dei “testamenti biologici”, atti di volontà individuale relativi ai trattamenti terapeutici in caso di perdita di conoscenza. E’ un tema, cioè, che riguarda il diritto civile italiano, non certo la scelta di un’amministrazione locale, come se fosse ammesso che i cittadini italiani abbiano diritti soggettivi diversi a seconda del luogo di residenza.

 

Nella delibera si dice che tale registro servirebbe per dare “certezza” alla data di un testamento biologico.

 

Ma a che serve dare certezza di data ad un atto che è giuridicamente inesistente?

 

Eppure nella delibera si ricorda che la più recente giurisprudenza di merito ha riconosciuto la rilevanza del testamento biologico ed è stata confermata in varie pronunce dalla Cassazione.

 

Si tratta di un’affermazione creativa. La delibera richiama espressamente tre sentenze della Cassazione, ma, in realtà, due sono relative allo stesso caso Englaro, e, di queste, una sola affronta la questione di merito, mentre l’altra si limita a rigettare il ricorso del PM per problemi procedurali; ma, soprattutto, l’altra sentenza citata – successiva a quella del caso Englaro – opta decisamente per l’inammissibilità generale del testamento biologico. Trovo grave che in una delibera di un Comune importante come quello fiorentino ci siano tali gravissime e fuorvianti imprecisioni.

 

Ma allora se non c’è certezza che i testamenti biologici siano riconosciuti, perché registrarli?

 

Appunto. Ed è per questo motivo che ritengo che oltre che inutile la delibera sia anche pericolosissima. E’ noto, infatti, che se un atto amministrativo non è giustificato da una sua effettiva utilità può dar luogo a responsabilità, a cominciare da quelle erariali. A dire: perché impiegare denaro della casse comunali per istituire registri, destinare personale, dotazioni e risorse per un’attività che può non avere alcuna rilevanza pratica, stante – quantomeno – il contrasto giurisprudenziale ricordato e l’impossibilità per un’amministrazione di innovare il codice civile italiano?

 

Ciò potrebbe configurare richieste di risarcimento del danno da parte di organi di controllo, come la Corte dei Conti?

 

Guardi, ogni Amministrazione deve operare rispettando il principio di legalità, che significa agire nei limiti delle proprie competenze, con efficienza ed efficacia rispetto ai propri obiettivi. Quando si esce da questi paletti, dando avvio a burocrazie onerose e presumibilmente inutili - stante l’incertezza ricordata di una valenza giuridica dei testamenti biologici - siamo davanti ad iniziative quantomeno imprudenti. E di questo sembra essersene reso conto anche il capo di quell’amministrazione comunale - il Sindaco di Firenze, Renzi – che, essendo tra l’altro laureato in legge, non risulta abbia partecipato al voto della delibera in questione.



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