BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

APPELLO/ Caro sindaco Renzi, non merita la cittadinanza solo chi dà la morte

Firenze ha concesso a marzo la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro. Mario Dupuis ha scritto al Sindaco Matteo Renzi perché lo stesso fregio venga attribuito anche ai coniugi Gorla, che per 37 anni hanno accudito con amore la loro figlia in stato vegetativo

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Paola Gorla è nata nel 1972 e si è spenta lo scorso 11 ottobre. A soli quattro mesi, dopo la vaccinazione antipertosse trivalente, cade in stato vegetativo e vi resta per il resto della sua vita. Trentasette anni in cui i suoi genitori, Giorgio e Anita, la accudiscono amorevolmente costruendo anche una casa su misura per lei.

Colpito da questa storia, Mario Dupuis che per 15 anni ha accudito con amore sua figlia Anna, nata cerebrolesa, ha deciso di scrivere una lettera a Matteo Renzi, sindaco di Firenze; la città che lo scorso marzo ha deciso di fregiare con la cittadinanza onoraria Beppino Englaro, padre di Eluana.

Riportiamo di seguito il testo di questa lettera.

Al Dr. Matteo Renzi

Sindaco di Firenze

Gentilissimo Sig. Sindaco,

Alcune sere fa ho avuto modo di vedere sul TG1 il servizio sulla storia di due persone, i coniugi Giorgio e Anita Gorla, residenti a Fino Mornasco (Como) con la loro figlia Paola. Paola non vedeva, non parlava, non sentiva e non poteva camminare né stare seduta. Fulminata a quattro mesi dal vaccino antipertosse trivalente, giaceva in stato vegetativo dal 1972.

Encefalopatia da antigene pertossico, era stata la terribile diagnosi emessa dagli specialisti dell’ospedale di Merate (Lecco) ai quali i genitori si erano rivolti per capire che cosa avesse quella figlia che, tutto a un tratto, aveva smesso di mangiare e di comportarsi come gli altri neonati.

Mamma Anita e papà Giorgio si sono dimostrati più forti del dolore, enorme, che li aveva investiti. Si sono rimboccati le maniche e hanno letteralmente costruito una casa su misura per Paola. Siccome la ragazza non stava bene nell’appartamentino al terzo piano dove abitavano, con i risparmi di una vita di lavoro ne hanno realizzata una nuova, con l’ascensore e la piscina riscaldata per la fisioterapia.

Pochi giorni fa, una polmonite virale se l’è portata via per sempre. «Paola è morta fisicamente ma il dono della sua presenza resterà con noi», ha detto la mamma Anita che con papà Giorgio e il fratello maggiore Alessandro, oggi 39enne, hanno accudito amorevolmente Paola per 37 anni.

Io sono inevitabilmente andato con la memoria a quanto a me e a mia moglie ci è stata data la grazia di vivere con nostra figlia Anna, cerebrolesa dalla nascita, che ha vissuto 15 anni… Anche per lei nutrizione tramite PEG, aspiratore per tenere puliti naso e bocca. Ma non è questo che mi accomuna a loro: il dolore, paradossalmente, può accomunare solo per l’impotenza a starci davanti e questa impotenza fa sentire ancor di più la solitudine.

Quello che mi accomuna alla famiglia Gorla è ciò che abbiamo potuto scoprire, incontrare, attraverso la malattia, il dolore delle nostre figlie, Paola e Anna: una cosa così grande e potente da far dire alla signora Anita: «Paola ci raccontava un nuovo capitolo di una storia che noi avremmo tanto voluto continuare a scrivere ancora per molto… l’amore per Paola non è stato vano; lei è stata il nostro ossigeno e la nostra ragione di vita».

Paola, Anna sono state una strada per conoscere il mistero della vita, come è accaduto allo scrittore e filosofo francese Emmanuel Mounier con la sua figlia Françoise, «che sembra continuare la sua esistenza con dei giorni privi di storia. Il primo sforzo è stato quello di superare la psicologia della sventura. Questo miracolo che un giorno si è spezzato, questa promessa su cui si è richiusa la lieve porta di un sorriso cancellato, di uno sguardo assente, di una mano senza progetti, no, non è possibile che ciò sia casuale, accidentale. “È toccata loro una grande disgrazia”. Invece non si tratta di una grande disgrazia: siamo stati visitati da qualcuno molto grande. Così non ci siamo fatti delle prediche. Non restava che fare silenzio dinanzi a questo nuovo mistero, che poco a poco ci ha pervaso della sua gioia. Per molti mesi, avevamo augurato a Françoise di morire, se doveva rimanere così com’era. Non è sentimentalismo borghese? Che significa per lei essere disgraziata? Chi può dire che essa lo sia?».


COMMENTI
13/11/2009 - seguito (ferri benny)

né ho cambiato idea adesso che dopo 5 mesi (e il richiesto rinvio) è uscita l'autopsia sul cervello della povera Eluana. A parte che l'intera vicenda medico-scientifica(quella il cui esito adesso l'ADUC denuncia come sottaciuta dai media come se si dovesse parlare di vittoria o di sconfitta per qualcuno)si è potuta svolgere solo grazie a un "protocollo" in deroga al diritto vigente ( e con aspettative politico-ideologiche sottostanti che lasciano immaginare gli eventi come "orientati"),per appurare la validità del primo presupposto della sentenza della Cassazione si è dovuto aspettare (per dirla eufemisticamente) la morte della donna. Il che non è quanto richiedevano i giudici: allo stato attuale della medicina la reversibilità dello SVP (con la persona viva!) non è accertabile con sicurezza.Il che rende inutilizzabile quel criterio,di fatto. In un altro caso l'autopsia avrebbe potuto dare altre indicazioni. Resta (e nessuno lo vuol negare)il dramma di una persona e di una famiglia.Riposi in pace.

 
05/11/2009 - circa alcuni dubbi (ferri benny)

diversi dubbi sono risaputi tra chi ha seguito la vicenda. Ad es. perché a livello giudiziario sono state sentite solo alcune ex compagne di classe,ecc... Ma in più c'è la testimonianza di Pietro Crisafulli (ciò che a lui fu detto in tempi non sospetti,quando anche lui pensava all'eutanasia per il fratello Salvatore): http://uomovivo.blogspot.com/2009/02/eluana-englaro-lettera-aperta-di-pietro.html

 
05/11/2009 - silenzio possibile? (ferri benny)

Secondo me lo sbaglio l'ha fatto l'amministrazione fiorentina ( peraltro non unanime )nel volersi mostrare all'avanguardia nel riconoscimento dei valori della "laicità". Il chiasso viene da lì anche se tutto il caso Englaro è stato la cronaca di una morte largamente annunciata e voluta per motivi ideologici.Capisco da questo punto di vista di più il caso Welby perché lì la richiesta era diretta.Qui nonostante la pretesa compattezza della famiglia sul tema restano comunque dei dubbi...Il silenzio è stato richiesto e poi non rispettato proprio da chi lo chiedeva.Apprezzabile la scelta di ritirare la candidatura in politica anche se le denunce per diffamazione,in un clima in cui s'invoca la libertà di stampa e di opinione,restano.

 
05/11/2009 - Risposta per il Sig.Lindo Caprino (Fabiana Cestari)

Come faccio ad essere certa di quello che desiderava Eluana? Invito il Sig.Caprino a leggere questo link: http://www.desistenzaterapeutica.it/files/lettera_eluana_030304.pdf Grazie. Distinti saluti, Fabiana Cestari

 
04/11/2009 - silenzio (viviana marcon)

com'è che ci schieriamo sempre pro e contro qualcosa, qualcuno...possibile non si possa restare in silenzio, e basta!di fronte a qualcosa di così grande, di fronte all'amore, di fronte al dolore, di fronte all'infinito...e in silenzio ascoltare il cuore...potrebbe essere com-passione.

 
03/11/2009 - Domanda (Lindo Caprino)

Come fa la sig.a Cestari ad essere così sicura che Eluana volesse morire in quel modo?

 
02/11/2009 - chi si deve vergognare... (roberto fantechi)

per cortesia....cos'è questa diatriba? con la maggioranza di servitù vaticana che avete nel governo ed in parlamento di strade da dedicare ne avreste a bizzeffe (anche se sapete benissimo come la stragrande maggioranza di noi italiani la pensiamo!) detto questo una grande ammirazione e rispetto per quelli che fanno altre e così coraggiose scelte senza essere obbligati a farle

 
02/11/2009 - vergogna (GIOVANNI PIERONI)

La città di Firenze e i loro amministratori dovrebbero vergognarsi. Eluana non voleva certo morire in quel modo.

 
02/11/2009 - Grazia (Fabiana Cestari)

Con tutto il rispetto di cui sono capace per il dolore immenso e l’enorme umanità, che le famiglie Dupuis e Gorla ci hanno dimostrato, mi permetto solo di dire un cosa: il sig. Englaro, che a mio avviso ha dimostrato di possedere la stessa umanità e di soffrire lo stesso dolore delle famiglie citate, ha agito semplicemente per adempiere alla volontà della figlia Eluana per la quale, lo stato in cui versava da 17 anni, non era una considerabile come una grazia.

 
02/11/2009 - Commento? (M.Rita Bianco)

Ad una notizia del genere si rimane letteralemtne, come si usa dire oggi, BASITI! A questo punto mai vorrei QUELLA cittadinanza! e QUEL sindaco! Io sono PER la vita, non per la morte!