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GIORNALI/ Perché dà così fastidio una Compagnia di opere e di fede?

Pubblicazione:lunedì 2 novembre 2009

giussani_portofinoR375.jpg (Foto)

Chi solitamente critica questo metodo ha ragione solo su di un punto: è difficile, molto difficile, farcela. È certamente più facile scaricare l’impegno dell’impresa ed i problemi della vita concreta ad altri, lasciando alla spiritualità dei credenti una semplice funzione consolatoria. Don Giussani, a suo tempo, la pensò in modo diverso. Non propongo soluzioni, sarebbe da presuntuoso, ma mi è d’obbligo presentare un metodo. È necessario quindi provare a collegare metodologicamente, accanto alla rete di aziende, quella delle imprese no-profit e del volontariato (non può non farlo perché tutte queste imprese fanno riferimento ad un’unica esperienza).

A chi desiderasse approcciare questo mondo, anche per raccontarlo, chiedo di controllare le biografie di quanti le hanno fondate e vi operano, magari intervistandone qualcuno di persona (come feci io, a suo tempo nel mio libro Comunione e liberazione). In particolar modo, gli chiedo di controllare l’esistenza delle attività di pura gratuità, elargite dalle stesse persone che hanno responsabilità economiche; gli chiedo di controllare il profilo professionale ed i livelli di impegno dei volontari, a tutti i livelli. Poi, una volta terminata questa fase, gli chiedo di prendere in analisi anche la dimensione spirituale (è collegata, non può non saperlo), andando ad osservare la spiritualità del movimento, controllandone i documenti che circolano (abbondanti!), vedere come sono diffusi, come sono letti. Gli chiedo di analizzarne il contenuto, perché quanti operano dentro la Compagnia delle Opere, li rileggono senza sosta, trovandovi ragioni costanti di riflessione e di conferma di ciò che fanno. Gli chiedo di completare l’analisi e, solo una volta completata, di interpretare la Compagnia delle Opere come parte di quest’insieme.

Una spiegazione è tanto più vera quanto più è completa e tiene conto di tutti i tratti della realtà. La narrazione puntigliosa di un lato della casa rischia di omettere le altre facciate, confondendo la natura di tutto l’immobile. A volte si finisce per descrivere una facciata, pensando che il resto della casa, semplicemente, non esista.



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COMMENTI
02/11/2009 - offro un altro punto di vista (maria rita Polita)

Ciò di cui "La compagnia delle opere" viene da più parti "attaccata" è che lavora, "sta", favorisce i "suoi"....questo è vero, ma è chiaro come la luce del sole, tanto che noi tutti lo possiamo vedere e "sperimentare". "Anche rete in opera", fa lo stesso...ma non si vede. A quando, per la Fede, rischiare per e nella Chiesa, perchè con prudenza, intelligenza, "tutti possano esserci"? Maria Rita Polita

 
02/11/2009 - Cosa ci hanno insegnato (Sandro Cammarano)

Ci hanno insegnato (senza neanche sapere che ce lo stavano insegnando) che quando non sai spiegarti qualcosa di bello e funzionale l'unica soluzione è dubitare. Sempre. Perchè ormai la società è ben consapevole che certe cose sono impossibili. L'aspetto tragico è che questo, anziché generare domande, diffonde diffidenza. Questo metodo non ci permette di conoscere le cose. E quindi di crescere. Il dubbio allontana l'uomo dalla verità. Solo il realismo, lo stare alle cose come stanno ci fa crescere. Perchè la verità è qualcosa che accade davanti agli occhi di chi cerca (e non dubita).