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Cronaca

ASSEMBLEA CDO 2009/ Intervento di Julian Carron a “La tua opera è un bene per tutti”

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L’appartenenza nell’aiuto all’esperienza elementare è anche metodo per correggere l’inevitabile e continua riduzione della stessa esperienza elementare nel vivere e nell’azione. Non siamo ingenui o utopisticamente ottimisti alla Rousseau. Conosciamo bene il nostro limite, il peccato personale e sociale, per questo - come dice don Giussani nel discorso di Assago del 1987 (in L’io, il potere, le opere, Marietti, Genova 2000, pp. 165-170) - l’appartenenza a movimenti corregge continuamente chi vi partecipa da questa caduta educando continuamente al bello, al vero, al giusto. Invece dello stato di polizia, l’educazione in un’appartenenza.

 

Ma in tempo di crisi neanche questa tensione ideale e amicizia operativa possono resistere alla tentazione dell’individualismo, se non trovano una ragione adeguata. Dobbiamo, infatti, avere sempre chiaro l’equivoco nel quale troppo spesso incorriamo: quello di sostituire un’amicizia, nata per sostenere il cammino dell’io, con un progetto di successo egemonico che passa attraverso il potere politico-sociale. Questo non è in grado di tenere davanti alle bufere della vita.

Perciò la situazione attuale si trasforma in una occasione privilegiata per maturare la coscienza del perché stare insieme. Per chiarire la ragione che possa resistere a qualsiasi tsunami.

 

4. Senza ragione adeguata, non c’è possibilità di resistere e, quindi, di costruire qualcosa con prospettiva di durata. Solo qualcosa che è più consistente di qualsiasi eventualità può essere fondamento adeguato per costruire. Quale?

Per rispondere a questa domanda, permettetemi una confidenza personale. Ogni anno devo parlare con coloro che, dopo anni di noviziato, chiedono l’ammissione definitiva alla associazione Memores Domini. In quest’occasione, mi viene da domandarmi: tra tanti particolari di cui è fatta la vita, che cosa devo guardare per aiutarli a capire se è ragionevole o meno fare questo passo così decisivo nella loro vita? Siccome non so come il Mistero li porterà al destino, per quali situazioni o circostanze il Signore li farà passare, l’unica garanzia che consentirà loro di affrontare qualsiasi eventualità è che ciascuno abbia fatto un’esperienza che, capiti quel che capiti, non possano togliersela di dosso. Un’esperienza che possa sostenere la vita tutta, appunto. E mi viene alla mente una frase di san Tommaso, familiare a tanti di voi, che esprime sinteticamente la chiave della questione: «La vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione» (Summa Theologiae, II-II, q. 179, a. 1).

 

Soltanto un affetto in cui uno abbia trovato la più grande soddisfazione può sostenere la vita tutta. Può esistere un affetto così? C’è un affetto che corrisponda così tanto alla nostra attesa da potere diventare fondamento in grado di resistere in qualsiasi battaglia? O, espresso con altre parole più puntuali per questa occasione di oggi: c’è un affetto più soddisfacente di qualsiasi individualismo?

 

 

 


COMMENTI
02/02/2010 - Come opera la CDO? (Agostino de Lieto Vollaro)

Quello che dice Carron mi sta tutto bene. La domanda da porsi è: la CDO opera secondo le linee tracciate da Carron?