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ASSEMBLEA CDO 2009/ Intervento di Julian Carron a “La tua opera è un bene per tutti”

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Gratuitamente aiutare il proprio vicino, un uomo, a risolvere e a rispondere al bisogno che ha, di qualunque natura esso sia: da quello del pane fino a quello dell’anima. Risolvere, o aiutare a risolvere, il bisogno per il quale un uomo piange e soffre. Tener presente questa carità è giudicato una follia da chi ci sta attorno nel mondo di oggi. Dicono: “Sì, questo è idealismo”, il che è uguale, nel loro linguaggio, a dire: “È una pazzia. Sei fuori di te. Guarda piuttosto quello che devi fare! Lascia stare questa sovrabbondanza che può alterare l’esito del tuo operato”. Se siete qui, è perché nel vostro impegno di lavoro, nel vostro impegno organizzativo, nella vostra realtà di conoscenza e nella vostra compagnia avete trovato motivo d’azione, al di là di quello che dovete fare e realizzare, in una gratuità che non può essere calcolata e non dà luogo a calcolo. Solo Dio è al di là di ogni possibilità di calcolo. Perciò, il vostro lavoro è e deve tendere a essere imitazione di Dio o, meglio, imitazione di Cristo» (L. Giussani, L’avvenimento cristiano, op. cit., p. 120).

 

Questa imitazione di Dio non è qualcosa che possiamo fare con le nostre energie. C’è la possibilità di imitare Dio perché Lui stesso ci dona quella carità con cui possiamo imitarLo. Per questo «la carità è un fattore che contesta e penetra tutti gli altri fattori, la carità è più grande di tutto. Essa genera un popolo che non può sorgere se non da qualcosa di gratuito. Calcoli ben fatti non possono erigere il fenomeno più alto dell’espressione umana che è la realtà di un popolo. […] Tra di noi è nato un popolo per una gratuità che imita, che cerca di imitare la sovrabbondanza e la grazia con cui Cristo è venuto ed è rimasto tra di noi. L’estrema convenienza della vita, infatti, è la gratuità fatta penetrare negli interstizi dei nostri calcoli» (Ibidem, p. 121).

 

Che la gratuità penetri negli interstizi dei nostri calcoli deve essere sempre davanti a noi come ideale, come tensione da avere. Perché noi, essendo tutti peccatori, non siamo per niente esenti dal decadere della gratuità e finire nel puro calcolo, pensando che siamo preservati solo perché apparteniamo a una amicizia come la nostra. Il rischio, e non solo, di arroccarsi in una difesa corporativa di ciò che facciamo, magari con dentro un progetto di egemonia politica, è sempre in agguato. Che la gratuità sia l’estrema convenienza significa una gara nel cercare il bene che passa per il rispetto delle leggi, ma che fa di questa gratuità affezione, costruzione per il bene comune, correzione senza reticenze di fronte alla continua caduta.

 

Allora si richiarisce ancora una volta il nostro autentico scopo: non crescere in dimensione e potere, bensì che le vostre opere siano esempi di una diversità che la gente vede e da cui è colpita, perché questa diversità testimonia Qualcun altro. Questa è la risposta al degenerare continuo della vita pubblica. Questa è la moralità di cui il nostro Paese ha bisogno.

 

(Tratto da www.comunioneliberazione.org)

 

 



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COMMENTI
02/02/2010 - Come opera la CDO? (Agostino de Lieto Vollaro)

Quello che dice Carron mi sta tutto bene. La domanda da porsi è: la CDO opera secondo le linee tracciate da Carron?