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SCOLA/ 2. Cazzullo: per uscire dalla crisi non serve il rigore morale ma l’educazione

Pubblicazione:mercoledì 25 novembre 2009

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Mi ha molto colpito il modo accorato con cui lui stesso mi ha raccontato, in una mia intervista dell’estate scorsa, la percezione di “miseria” , di impotenza personale, e di scacco provocante, che gli è derivata dal far visita ad un malato di Sla che poteva comunicare solo con gli occhi. E dal vedere come fosse circondato dall’amore “ad oltranza” dei suoi figli. “Io ho trovato solo ammalati che, anziché chiedere una morte degna - diceva Scola - chiedevano una vita degna fino agli ultimi istanti”. Il rapporto scienza e fede è al centro della sua riflessione. Ma tutta la Chiesa italiana si sta misurando con questa sfida.

 

È un confronto storicamente segnato da aspri conflitti e polemiche, oltre che dalla vulgata ottocentesca in cui ancora oggi viene sentito dall’opinione pubblica. Lei che ne pensa?

 

La bioetica è l’ambito primo nel quale oggi la Chiesa si confronta con i temi della modernità e dell’idea di razionalità che ne sta al centro. Ma sbaglia chi pensa che la Chiesa sia ancora ferma alla posizione antimodernista di fine ’800. Tutt’altro: cerca di mediare, di mettersi in gioco. Elabora risposte e proposte. È intransigente, ma al tempo stesso calata nel mondo.

 

E a livello politico e sociale?

 

Il concetto di “nuova laicità” così caro al cardinale Scola cosa vuol dire? Che il principio “libera chiesa in libero stato” non basta più: la Chiesa deve e ha il diritto di dire la sua, senza imporre niente a nessuno ma chiedendo pari dignità rispetto agli altri soggetti che concorrono alla discussione pubblica. se una legge va contro l’uomo, ha il diritto di criticarla e di mostrare che ci sono alternative possibili, e tutto questo senza essere accusata di ingerenza. Bioetica, questione sociale e politica sono tutti ambiti che rientrano di diritto nello spazio della “nuova laicità”.

 

Esiste un’esperienza morale elementare, dice Scola nella sua intervista a ilsussidiario.net, che consiste nella domanda esistenziale di significato e che prova che l'uomo non può essere ridotto a materia. È la scoperta di un punto fermo “inaffondabile”, ma anche di un metodo. Che ne pensa?

 

C’è oggi un degrado dei rapporti umani, un degenerare nella violenza, o anche soltanto nell’indifferenza, il non soccorrere chi ha bisogno, tutte degenerazioni che esprimono il dilagare di una crisi che preoccupa molto la Chiesa. Non è solo una questione di etica, di comportamento, ma di costumi. Non a caso Scola dice che è dai “costumi buoni” che passa quello “stile di vita” in cui le domande di felicità e libertà possono trovare risposta. Sì, quella di ripartire dal “vero” soggetto è senz’altro una proposta forte, nella debolezza delle non-proposte circostanti.

 

Sandro Magister, a proposito dell’accento su felicità e libertà, ha detto ieri che esse sono due declinazioni della bellezza. Tema che al Papa interessa molto.

 

Lo penso anch’io. Sì, l’educazione è anche una questione estetica. Dirò anche che, contrariamente a quello che forse pensano i più, la Chiesa non ha mai mostrato vero e proprio un rigorismo etico, preoccupandosi invece molto di più della decadenza dei costumi.

 

 



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COMMENTI
25/11/2009 - Come si educa? (Carla D'Agostino Ungaretti)

Il problema dell'emergenza educativa è diventato prioritario e scottante, ma a me sembra che tutti annaspino in un vicolo cieco. Che cosa devono insegnare ai loro figli i genitori più consapevoli del proprio ruolo, quando sanno che i loro ragazzi appena escono di casa sono bersagliati da messaggi di segno contrario a quelli che ricevono in famiglia? Quando gli stessi uomini politici (che dovrebbero essere al di sopra di ogni sospetto, come la moglie di Cesare) danno l'esempio che conosciamo? Quando in nessun aspetto della vita si riesce a trovare un'etica condivisa da tutti, dalla bioetica alla famiglia, dalla scuola al problema delle tossicodipendenze? La verità è che oggigiorno il genere umano è disposto a sacrificare tutto sull'altare del proprio edonismo e del proprio tornaconto personale, quì e ora. Come si fa a educare le giovani generazioni se si sostiene che la Verità non esiste e che ciascuno può e deve realizzare se stesso come più gli piace, perfino scegliendo il sesso cui vuole appartenere e che può cambiare a seconda delle stagioni della vita? La teoria del "gender" è il frutto più velenoso del relativismo oggi imperante. Ma un'inversione di tendenza può avvenire solo con una radicale "metanoia". Altrimenti sarà la catastrofe.

 
25/11/2009 - a cosa educare e come educare? (ivano sonzogni)

Articolo interessante ma ambiguo: come si educa? a quali principi? è il compito della scuola? i politici e i professionisti non sono tenuti a dare esempio di dirittura morale? e la Chiesa è sempre esempio di dirittura morale? La società poi progredisce e avremmo bisogno di nuovi orizzonti e di nuovi punti di sintesi ma anche di una riflessione che faccia i conti con la storia: prima del '68 esisteva una società ideale? o prima dei maestri del sospetto, o prima dell'illuminismo o prima della riforma luterana o prima di Costantino? e poi chi condannerebbe oggi il ministro Gelmini per aver avuto rapporti prematrimoniali?