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LA STORIA/ “Noi dipendenti in cassa integrazione faremo la Colletta” Segui la diretta della Colletta

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Che questo sia un periodo difficile e critico per molti lavoratori lo vediamo tutti. Ce lo dicono i dati sulla disoccupazione, sull’aumento del ricorso alla cassa integrazione e lo osserviamo nelle immagini di manifestazioni di dipendenti che a volte arrivano ad atti dimostrativi come, per esempio, salire sul tetto della propria azienda. Ma tra questi volti c’è anche una storia particolare. È quella che ci racconta Valeriano Sottura, delegato della Rsu della Metalli Preziosi di Paderno Dugnano, provincia di Milano.

 

Fino a marzo di quest’anno l’azienda, che produceva semilavorati in leghe preziose, impiegava 123 lavoratori poi è arrivato il fallimento. Ma per capire meglio la situazione bisogna partire esattamente da un anno fa: novembre 2008. «Allora, il proprietario - racconta Sottura - ci ha chiesto di slittare il pagamento dello stipendio di qualche giorno. A dicembre, non avevamo visto ancora niente in busta paga, nemmeno la tredicesima. Siamo andati avanti così fino alla terza settimana di marzo, perché da gennaio c’era stato detto che esisteva un concordato preventivo con un’azienda slovena».

 

Purtroppo però si rivela tutta una farsa. «Ci siamo informati e abbiamo scoperto che questa azienda aveva un capitale sociale versato di 8.000 euro e un solo dipendente. Come poteva salvarci?». Un grosso abbaglio anche per il giudice che aveva autorizzato la procedura. «Lo abbiamo avvisato e così ha dovuto dichiarare il fallimento dell’azienda. Ma proprio il giorno prima il proprietario ha portato i libri in Tribunale e quindì è rimasto impunito».

 

Così terminano 20 anni di lavoro nella stessa azienda, di cui 13 in fonderia. Sottura aveva visto nella sua carriera diversi passaggi di proprietà. Poi nel 2005 era arrivato Marcel Astolfi a rilevarne il 60%. Il restante 40% era in mano a soci russi. Tutta colpa della crisi? Non proprio, perché «ordini e lavoro continuavano a esserci. Abbiamo però smesso di lavorare già all’inizio dell’anno perché mancava l’argento, la materia prima: l’azienda aveva smesso di comprarlo».

 

«Il fatto è - spiega Sottura - che la proprietà ha voluto farci chiudere. Su quest’area vogliono costruire un hotel, alcune case e un centro commerciale in vista dell’Expo del 2015. Siamo infatti a circa 7-8 km dalla Fiera di Rho-Pero e vicini alla Tangenziale Nord che porta lì».

 

Da gennaio a marzo Sottura e un manipolo scarno di suoi colleghi continuano ad andare lo stesso in azienda per timbrare il cartellino e cercare di salvaguardare il posto di lavoro e iniziano un presidio in mensa. «In quel periodo dovevamo mangiare lì, abbiamo quindi chiesto aiuto alla Caritas e alla San Vincenzo e loro hanno incominciato a darci dei pacchi settimanali di cibo».

 

I lavoratori chiedono quindi la Cassa integrazione straordinaria, avendo già quasi 5 mesi di stipendi arretrati e non pagati. Non è per niente una passeggiata. «Sembrava non arrivare mai. Siamo andati da tutte le istituzioni: comune, provincia, Regione e Ministero. Finalmente a fine luglio sono arrivati i primi soldi (relativi all’ultima settimana di marzo e ai mesi di aprile e maggio) e ai primi di novembre sono arrivati altri quattro mesi».

 

Ma c’è chi non ce la fa ancora. «Per qualcuno siamo riusciti ad avere il Fondo anti-crisi di Tettamanzi, che è stata una bella cosa, peccato sia finita. Per altri abbiamo dato il nominativo alla San Vincenzo che li sta aiutando. All’inizio erano una ventina di persone poi sono aumentate».

 

Un ulteriore sostegno arriva dal Banco Alimentare. «Sono venuti loro, si sono presentati in azienda e hanno detto che erano disponibili per chiunque avesse bisogno. Visto che sono venuti, qualcuno che era indeciso e che aveva vergogna ad andare a chiedere aiuto si è fatto avanti. Ora ricevono dei pacchi di cibo. Io personalmente li ritiro per altri che ancora si vergognano di chiedere. Per ora in famiglia, grazie a mia moglie che lavora, riusciamo ancora a cavarcela».

 

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COMMENTI
29/11/2009 - Un grazie sentito a Valeriano ed ai suoi colleghi (Giuseppe Crippa)

Nelle parole di Valeriano Sottura rivivo la vicenda della mia azienda, anch’essa della zona (a 15 km di distanza), chiusa dal marzo scorso ed in attesa che qualcuno rilevi il sito ridando così una speranza al centinaio di persone che sono da allora in cassa integrazione straordinaria e che finora, malgrado i loro sforzi, non hanno trovato nessun’ altra sistemazione. A differenza degli operai della Metalli Preziosi non siamo neppure stati capaci di rimanere uniti e ciascuno cerca da solo di risolvere il suo problema. Sola forma di solidarietà tra noi in questi mesi è il far circolare la buona notizia relativa a chi ogni tanto trova un’occupazione, ma è troppo poco… Quanto hanno fatto ieri Sottura ed i suoi colleghi mi colpisce e mi aiuta a non abbattermi in questo momento non facile. Auguro a Valeriano Sottura che l’esito dell’asta del 3 dicembre sia positivo e che l’attività possa riprendere con un altro imprenditore, così come possa succedere in futuro anche a Ceriano.