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LETTERA/ Caro direttore, sa perché Genova vuole un registro del fine vita?

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Da un punto di vista di correttezza amministrativa, riteniamo infine la delibera oltre che inutile, anche pericolosissima. È noto, infatti, che se un atto amministrativo non è giustificato da una sua effettiva utilità può dar luogo a responsabilità, a cominciare da quelle erariali. Cioè: perché impiegare denaro della casse comunali per istituire registri, destinare personale, dotazioni e risorse per un’attività che può non avere alcuna rilevanza pratica, stante - quantomeno - il contrasto giurisprudenziale ricordato e l’impossibilità per un’amministrazione di innovare il codice civile italiano?

 

Ogni Amministrazione deve operare rispettando il principio di legalità, che significa agire nei limiti delle proprie competenze, con efficienza ed efficacia rispetto ai propri obiettivi. Quando si esce da questi paletti, dando avvio a burocrazie onerose e presumibilmente inutili - stante l’incertezza ricordata di una valenza giuridica dei testamenti biologici - siamo davanti ad iniziative quantomeno imprudenti.

 

Mettiamo pertanto sull’avviso la Sindaco Marta Vincenzi, e le forze di centro sinistra che governano Genova, non nuove a comportamenti politicamente e amministrativamente rischiosi, invitandoli a mantenere la loro azione nei limiti previsti dalle prerogative previste, dal programma con cui si sono presentata ai genovesi e ad occuparsi più opportunamente di una buona amministrazione per la Città di Genova.

 

Nicola Pizio (Consigliere comunale di Genova)

Mario Baroni (Responsabile nazionale dell’Associazione Cilla)

Raffaella Della Bianca (Capogruppo Pdl al consiglio comunale di Genova)



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