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Cronaca

LETTERA/ Caro direttore, sa perché Genova vuole un registro del fine vita?

Il capoluogo ligure si appresta a varare un registro comunale sui testamenti biologici. Pubblichiamo la lettera inviataci da NICOLA PIZIO, MARIO BARONI e RAFFAELLA DELLA BIANCA a commento di questa vicenda

Testamento_biologico_cartelliR375_16feb09.jpg(Foto)

Caro direttore,

 

Il 13 ottobre scorso, in una conferenza stampa dei verdi e dei radicali, è stata preannunciata una delibera della giunta comunale di Genova che istituisce un “registro comunale sui testamenti biologici”. Assicurazioni in tal senso, secondo quanto ascoltabile su “Radio Radicale”, sono state date ai soggetti citati sia dal Sindaco Marta Vincenzi che dall’Assessore Paolo Veardo.

Una tale delibera, che fa seguito e imita analoghe iniziative intraprese in varie amministrazioni cittadine (per esempio dal Comune di Firenze) va letta sul piano giuridico ma anche su quello politico. Sul piano giuridico a nostro avviso si tratta di un obbrobrio. È una delibera inutile, che non produrrà effetti reali. È un atto inesistente, nullo. Fare un registro su questo tema in sé non comporta effetti di alcun tipo.

L’art. 117 della Costituzione riserva allo Stato il potere di legiferare in tema di ordinamento civile; dunque nessuna autorità territoriale è competente a dettare norme in tema di registri relativi a documenti assistiti da una valenza civile, come sarebbe per il caso dei “testamenti biologici”, atti di volontà individuale relativi ai trattamenti terapeutici in caso di perdita di conoscenza.

È un tema, cioè, che riguarda il diritto civile italiano, non certo la scelta di un’amministrazione locale, come se fosse ammesso che i cittadini italiani abbiano diritti soggettivi diversi a seconda del luogo di residenza. Inoltre il Parlamento sta votando - il Senato si è già espresso e la Camera lo sta facendo - una legge sul testamento biologico.

Perché quindi una delibera comunale su questo tema, proprio adesso? Molto probabilmente perché la delibera ha un senso politico che non deve sfuggire, e in questo senso occorre leggere quanto sta accadendo anche sul piano politico.

È una vicenda che nasce a partire dalla solita deriva radical laicista e si innesta nel dibattito in corso al termine della fase congressuale del PD: la Sindaco Vincenzi schierandosi con la mozione Marino appare logicamente in sintonia con chi ha promosso l’iniziativa. Stupisce invece la posizione dell’Assessore Veardo (cattolico-bersaniano) e questo apre la questione del peso e alla rappresentatività dei cattolici nel centrosinistra. Ci auguriamo che la fine dell’estenuante vicenda congressuale possa contribuire anche a livello locale a chiarire le posizioni, identificare interlocutori affidabili e coerenti.

In merito all’oggetto della delibera, e a tutto il battage mediatico seguito ai noti dolorosi fatti di cronaca, non si deve dimenticare che i pazienti e le loro famiglie cercano e desiderano soprattutto una significativa relazione di cura, una alleanza terapeutica che li accompagni passo-passo, nella ricerca delle soluzioni clinico-assistenziali più appropriate. Il timore dell’accanimento terapeutico è figlio della paura e della solitudine dei malati.