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TEMPI/ Amicone: io, come il Papa, fiero nostalgico di una "battaglia perduta"

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Ecco, quando leggo certe cose che appaiono molto sensate e molto sagge al cospetto del buio in cui precipita il nostro mondo pieno di luci, così trasparente da non distinguere più un uomo da una medusa, mi viene da ripensare a quelle due persone di cui ogni tanto sento raccontare e di cui gli italiani risentiranno parlare tra qualche settimana. Quando per l’ennesimo anno consecutivo si rinnoverà quel grande gesto di popolo che è la raccolta della spesa per gli italiani più in difficoltà realizzata dal Banco Alimentare.

 

Ripenso a quel milione e mezzo di italiani che sopravvivono grazie ai pacchi che vengono consegnati loro ogni giorno da questo nostro generoso popolo. Poi mi ri-chiedo, ma come è successo? A chi è venuta questa brillante e semplice idea di raccogliere e distribuire ai poveri i generi alimentari in scadenza e la libera offerta di un sabato di spesa italiano al supermercato? Possibile che tutti i saggi, tutta la politica, tutti i grandi ambasciatori, esperti, economisti, insomma tutti i potenti messi insieme, non siano riusciti a fare quello che è stato fatto dall’incontro di due semplici uomini?

 

Forse qualcuno ricorderà che in Italia la storia del Banco Alimentare inizia vent’anni fa dall’incontro tra don Giussani e il dottor Fossati, patron della Star. Niente di speciale, nessun progetto, nessuna grande analisi, nessuna manifestazione di piazza. Niente, solo “radici cristiane” vissute ciascuno entro la propria vita personale. L’uno da educatore, l’altro da imprenditore. Si sono messi insieme, Giussani e Fossati, e hanno fatto della loro amicizia un volano che si è moltiplicato per amicizie e che ora raggiunge materialmente, molto materialmente, milioni di esseri umani come noi. Uomini, donne, bambini, che sono state raggiunti da cosa, se non da un cambiamento così visibile e reale da dar letteralmente da mangiare, bere, sopravvivere, a un milione e mezzo di persone?

 

È vero, sembra naif quello che dice il papa di Roma, ingenuo quello che testimonia un cristiano del Banco. Sarà naif e ingenuo, ma intanto è un cambiamento che si vede, incide e perciò talora è sorpreso come un divertente cascame, talora è semplicemente attaccato a sangue. Mentre tutti questi altri che si sbracciano e si “sputtanano” - lo giurano - allo scopo “di mettere a posto le cose rotte”, di quale tipo di cambiamento vi sembrano testimoni e segno?



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COMMENTI
03/11/2009 - UN OSSIMORO PERDUTO (celestino ferraro)

Sarebbe lo stesso come dire che Napoleone era nostalgico della Waterloo perduta: mio Dio! CF

 
03/11/2009 - Eh, già! (Francesco Giuseppe Pianori)

E' proprio così. Sua Eccellenza l'Ambasciatore Sergio Romano scrive veramente bene e sembra uomo di buon senso, saggio e compito. Così saggio da non essere semplice, da non aver bisogno di tenere gli occhi aperti e di stupirsi, semplicemente. Non è arrogante, è semplicemente sazio. E' intelligente, ma non sa capire. Chissà che un giorno, dando via un volantino sulla porta di un ipermercato o di un negozietto di periferia, colga all'improvviso, come un bel giorno di primavera, la ricchezza e l'intelligenza di questo gesto semplice della Colletta Alimentare e riscopra la sua stessa intelligenza ed il suo stesso cuore, insieme alle sue stesse radici. I hope so. Je l'espère pour Vous, mon cher Ambassadeur.

 
03/11/2009 - radici cristiane (Gianmario Gatti)

sono d'accordo con il dr. Amicone, e suggerirei di sostituire la parola radici con la parola ragioni cristiane dell'europa. E le ragioni cristiane dell'europa è che le "cose rotte"sono niente, roba da donnetta. Così nella Caritas in veritate" e' questa la via istituzionale -possiamo dire politica-della carità, non meno qualificata e incisiva di quanto lo sia la carità che incontra il prossimo direttamente, fuori delle mediazioni della polis. Quando la carità lo anima, l'impegno per il bene comune ha una valenza superiore a quella dell'impegno soltanto secolare e politico".