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Cronaca

ASSEMBLEA CDO 2009/ Intervento di Giorgio Vittadini a "La tua opera è un bene per tutti"

Vittadini_GiorgioR375.jpg(Foto)

Allo stesso modo è vista come una minaccia l’iniziativa di quelle amministrazioni che, per superare i limiti di un welfare state inefficiente e inefficace, e ispirandosi a interventi tipici della sinistra europea di tipo blairista, fa sì che i cittadini scelgano gli erogatori di servizi più capaci di rispondere ai loro bisogni tra quelli accreditati in base alla loro qualità. Questo sistema, oltre a ridare potere ai cittadini, impedisce che i politici possano favorire in modo clientelare alcune realtà. Pensate ai sistemi dei voucher e delle doti, agli accreditamenti nel campo della formazione professionale, alla libera scelta nel campo dei servizi sanitari: perché si evita di verificare e misurare quanto questi metodi abbiano portato più efficacia, efficienza e soddisfazione dell’utente? Meglio gridare all’untore…!

 

2. La “mano invisibile” di Adam Smith

Apparentemente mossa da una logica opposta, l’immagine di società tipica del liberismo di stampo neoclassico è in realtà fondata sulla stessa antropologia negativa. Alla base dell’immagine di società tipica di questa ideologia c’è un’idea di individuo puramente egoista che risponde esclusivamente a motivazioni economiche, sia che svolga un compito assegnato da un superiore, sia che costruisca un’azienda in proprio.

 

È l'idea della "mano invisibile" che questa scuola di pensiero economico ha tratto da Adam Smith, una mano invisibile che guida i singoli interessi privati al di là delle loro specifiche intenzioni, componendoli in una totalità che sfugge allo sguardo parziale dell’individuo. È una certa lettura ideologica, basata su un’antropologia negativa, quella che trasforma la “mano invisibile”, che in Adam Smith è una metafora usata per descrivere ai più la constatazione di un fatto (che le azioni dell'uomo hanno una portata che spesso, se non sempre, eccede le intenzioni del singolo) [], in un principio teorico per cui il puro interesse individuale è ritenuto sufficiente a costruire un ordine economico collettivo, il benessere comune [].

 

Ne deriva, anche in questo caso, una concezione di individuo e azienda svincolata da ogni appartenenza intesa come collusiva in quanto distorcente il mercato, in una “concorrenza darwiniana” distruttiva tra aziende, secondo l’espressione usata dal cardinal Schönborn tre anni fa al Meeting di Rimini. C’è voluta questa nuova crisi, dopo quella del ’29, a minare alla radice questa utopia neoclassica cara a molti editorialisti dei giornali alla pagè di tutto il mondo - e anche nostri-, cara ad alcuni premi Nobel, i cui principi erano alla base di imprese che sono fallite, e cara a certe scuole economiche, anche nostrane, che sembra non si siano neanche accorte di aver mandato in malora la vita di milioni di persone. E stentano ancora a fare autocritica.

 

2 Cfr. Smith Adam, An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations, 1776. Ch.2, “Of Restraints upon the Importation from Foreign Countries”

 

3 Su questo tipo di interpretazione, cfr. G. Kennedy (2009), Adam Smith and the Invisible Hand: from Metaphor to Myth, Economic Journal Watch, 6, 2 , pp. 239-263.