BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ASSEMBLEA CDO 2009/ Intervento di Giorgio Vittadini a "La tua opera è un bene per tutti"

Pubblicazione:lunedì 30 novembre 2009

Vittadini_GiorgioR375.jpg (Foto)

3. L’esperienza elementare di Luigi Giussani

Cosa opponiamo a queste concezioni? L’esperienza elementare è ciò che può fondare un’antropologia positiva. Nella dizione di Luigi Giussani essa indica la percezione inevitabile di ciò che l’uomo cerca in tutte le cose: «Si tratta di un complesso di esigenze e di evidenze con cui l’uomo è proiettato dentro il confronto con tutto ciò che esiste. La natura lancia l’uomo nell’universale paragone, con se stesso, con gli altri, con le cose, dotandolo - come strumento di tale universale confronto - di un complesso di evidenze ed esigenze originali, talmente originali che tutto ciò che l’uomo dice o fa da esse dipende» [4]. In altre parole la partenza dell’uomo è positiva, l’uomo non è innanzitutto mosso da impulsi negativi.

 

È una concezione di uomo mosso da un impulso positivo in sé e verso altri uomini, quella che viene documentata anche nell’enciclica Caritas in veritate che parla dell’uomo come essere sociale a immagine della Trinità: «Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia, che collabora in vera comunione ed è costituita da soggetti che non vivono semplicemente l'uno accanto all'altro. […] La creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale» (N. 53). E ancora, «[…]Questa prospettiva trova un'illuminazione decisiva nel rapporto tra le Persone della Trinità nell'unica Sostanza divina. La Trinità è assoluta unità, in quanto le tre divine Persone sono relazionalità pura» (N.54).

 

Del resto, anche in un passaggio dimenticato dello stesso Smith si legge che l'uomo, anche se spesso può muoversi con sguardo parziale, è tuttavia costituito da qualcosa di più grande, ha dentro di sé il principio della condivisione e dell’incontro. Quello che Smith chiama simpatia (anche se non sa dire chiaramente da dove derivi): «Per quanto l'uomo possa esser supposto egoista, vi sono evidentemente alcuni principi nella sua natura che lo inducono a interessarsi alla sorte altrui e gli rendono necessaria l'altrui felicità, sebbene egli non ne ricavi alcunché, eccetto il piacere di constatarla.

 

Di questo genere è la pietà o compassione, l'emozione che sentiamo per le miserie degli altri quando le vediamo o siamo indotti a concepirle in modo molto vivido. Che noi spesso ricaviamo dispiacere dal dispiacere altrui è un dato di fatto troppo ovvio per richiedere esemplificazioni che lo provino, giacché questo sentimento, come tutte le altre passioni originarie della natura umana, non è affatto prerogativa esclusiva di chi è benevolo o virtuoso, sebbene, forse, costui possa sentirlo con la più squisita acutezza. Nemmeno il peggior furfante, il più incallito trasgressore delle leggi della società, ne è del tutto privo» [5].

 

Il macellaio o il fornaio e l'acquirente possono scambiarsi danaro e beni con reciproco interesse, senza farsi violenza, in forza di qualcosa che “sta prima”, nella loro stessa natura, e che una storia lunga, secolare, di educazione e cultura, ha tradotto in comportamenti e istituzioni.

 

L’indicazione dell’esperienza elementare è anche l’unica risposta praticabile, effettiva, a una concezione relativistico-multiculturalista del rapporto fra uomini e culture. Giussani si domanda: ma perché «uomini di tutti i tempi, di tutte le razze, accostano tutto, al punto che essi possono vivere tra loro un commercio di idee oltre che di cose, e possono trasmettersi l’un l’altro ricchezze anche a distanza di secoli»? Risposta: «perché questa esperienza elementare è sostanzialmente uguale in tutti, anche se poi sarà determinata, tradotta, realizzata in modi diversissimi e apparentemente persino opposti» [6].

4 Giussani Luigi (2003), Il senso religioso, Rizzoli, Milano, pp. 8-9.

 

5 Smith Adam, The Theory of the Moral Sentiments, 1759, printed for A. Millar in London and a. Kinkair and J. Bell in Edinburgh; tr. it. Teoria dei Sentimenti morali, Rizzoli, Milano 1995, capitolo 1 - "Della simpatia".

 

6 Giussani Luigi (2003), Il senso religioso, op cit., p. 13.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >