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ASSEMBLEA CDO 2009/ Intervento di Giorgio Vittadini a "La tua opera è un bene per tutti"

Pubblicazione:lunedì 30 novembre 2009

Vittadini_GiorgioR375.jpg (Foto)

5. Un nuovo rapporto tra realtà sociali e Stato: le conferme di Kenneth Arrow e Lester Salamon

Due grandi studiosi ci mostrano come questa concezione si sposi con le teorie più moderne e comprensive della società e dello Stato.

 

Il Premio Nobel Kenneth Arrow, in un testo classico dell’economia contemporanea sul nesso tra utilità individuali e benessere collettivo, rivoluziona il paradigma hobbesiano. Arrow cerca di delineare le regole razionali a cui sottostanno le preferenze individuali e i loro possibili nessi con le scelte collettive. Che cosa determina il manifestarsi di ordinamenti virtuosi nelle preferenze individuali? Arrow dice: «L’ordinamento rilevante per il raggiungimento di un massimo sociale è quello basato sui valori, che rispecchiano tutti i desideri degli individui, compresi gli importanti desideri socializzanti» [10].

 

Contro le utopie neoclassiche e i paradigmi hobbesiani, il suo contributo arriva a conclusioni analoghe a quelle cui arriva don Giussani, in un altro contesto e seguendo altri metodi. Entrambi individuano nel “desiderio socializzante” il cuore di azioni politiche ed economiche che si muovano verso la democrazia e un mercato non dominato da convenzioni imposte che lo soffochino. Tali desideri sono lo strumento per generare aggregazioni dove gli individui, per consenso ideale e non per coercizione, si accordino alla ricerca di un bene comune che soddisfi ognuno e costruiscano iniziative economiche che concilino utilità individuale e benessere collettivo.

 

In un recente convegno internazionale che abbiamo organizzato sul “Caso Oliver Twist”, Lester Salamon, professore della Johns Hopkins University, uno dei più grandi esperti mondiali di non profit, ha affermato: «Ci sono due impulsi apparentemente in contraddizione l’uno con l’altro: da una parte l’impegno radicato verso la libertà e l’iniziativa individuale e dall’altra parte il concetto, ugualmente fondamentale, che tutti noi viviamo in una comunità e abbiamo la responsabilità di andare oltre noi stessi ed adoperarci per il bene dei nostri simili. Quello che c’è di speciale e unico nei soggetti che fanno parte del Terzo Settore, è che combinano questi due impulsi, producendo così una serie di istituzioni sociali che si dedicano alla mobilitazione dell’iniziativa privata per il bene comune».

 

Ciò porta sul piano politico al superamento della contrapposizione tra pubblico e privato mosso da criteri ideali. Secondo la visione del mondo neo-liberale ci sono solo due modelli di base del welfare: uno dove domina l’intervento statale e dove viene compresso il ruolo delle realtà non profit, della società civile, di movimenti e associazioni; l’altro modello, alternativo, dove è ridotto al minimo l’intervento dello Stato a favore delle suddette realtà.

 

10 Arrow K. J. (2003), Scelte sociali e valori individuali, ETAS, Milano, p. 21.

 

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