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ASSEMBLEA CDO 2009/ Intervento di Giorgio Vittadini a "La tua opera è un bene per tutti"

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Questa contrapposizione Stato-privato, che purtroppo ancora domina nel mondo politico di destra e di sinistra e in molti commentatori, giornalisti e studiosi, non descrive la realtà dei fatti.

 

Le ricerche empiriche di Salamon sul Terzo Settore negli Stati Uniti hanno infatti mostrato che la crescita del welfare state durante il New Deal degli anni ’30 e la Great Society degli anni ’60, non ha affatto diminuito il Terzo Settore, anzi, negli anni ’60 si è addirittura assistito ad una crescita delle realtà non profit come non mai nella storia statunitense. E la stessa cosa è successa nei welfare state europei (Germania, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda), dove si sono create delle partnership tra il pubblico e il privato sociale.

 

Concludeva Salamon nel convegno citato: «Possiamo quindi miscelare governo, mondo delle aziende profit e non profit in mille modi e in nuovi modi efficaci». Perché chi afferma questo in Italia passa per utopista o fautore di sistemi clientelari? Perché in certa pubblicistica, in certa accademia e in certa politica deve dominare un mediocre e presuntuoso provincialismo che si nutre di ignoranza colpevole di ciò che c’è di meglio e di nuovo nel mondo?

 

6. Una nuova concezione di impresa

Se questo vale per il mondo del welfare, la concezione di uomo di cui abbiamo parlato è all’origine anche di un’altra concezione di impresa più realisticamente attenta al bene comune.

 

Quanto detto sul desiderio di verità, di bellezza e di giustizia che c’è nel cuore dell’uomo è il vero punto da cui nasce un’idea d’impresa moderna: la produzione nasce dall’osservazione della realtà e dalla capacità di trasformarla, attraverso un ingegno creativo, immaginando l’utilità per sé e per chi riceverà il frutto di tale operato. È il concetto di valore d’uso che è all’origine del valore di scambio. Non è cancellato il riferimento al profitto, ma il profitto è un misuratore dell’attività economica, non l’unico scopo. Altrimenti perché uno non dovrebbe vivere di rendita (ammesso che trovi un fondo che sia sicuro…)?

 

Ne deriva il fatto che l’origine della creazione di valore nell’impresa è la persona, non la risorsa umana, che ne sottolinea un aspetto parziale, quello del rendimento. L’uomo non è “una risorsa”, un uomo è un uomo. François Michelin, quando intervenne al Meeting di Rimini, ci corresse su questo: l’uomo va chiamato “persona”, non “risorsa umana”, cioè va considerato nella sua integralità. È il contrario di certi schemi di formazione aziendale che bollano appartenenze e ideali come nemici dell’impresa. Avere una famiglia, dei legami, dei rapporti, dei valori, è un bene per l'azienda, anche se appartengono a qualcosa di diverso dall'azienda.

 

È il contrario della lotta di classe soprattutto applicata alla piccola e media impresa: come ha dimostrato un recente Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà, Sussidiarietà e… piccole e medie imprese [11], c’è un interesse del piccolo e medio imprenditore ad allearsi con il lavoratore, a creare posti di lavoro e rendere l’impresa, anche a proprie spese, un luogo dove i lavoratori stiano bene.

 

11 Cfr. Rapporto sulla sussidiarietà 2008, Sussidiarietà e… piccola e media impresa, a cura di Fondazione per la Sussidiarietà, Mondadori Università, Milano 2009.

 

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