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Cronaca

INFLUENZA A/ Muore una bimba a Desio, era malata già da tempo

Un’altra vittima dell’influenza A. Sembra quasi che questa malattia sia destinata a compiere una fredda e crudele selezione naturale

Un’altra vittima dell’influenza A. Sembra quasi che questa malattia sia destinata a compiere una fredda e crudele selezione naturale. Ovviamente i fautori della moderna eugenetica si guardano bene dal salutarne gli effetti, forse perché quando si parla di persone adulte l’impressione risulta maggiore. Fatto sta che la cosiddetta febbre suina miete le sue vittime fra le fila dei più deboli. È il caso della bambina di sette anni di Lentate sul Seveso, già affetta dalla Sindrome di Angelman, malattia che colpisce il cervello e infetta i polmoni. Da tempo infatti la piccola versava in condizioni di salute critiche e la visita in ospedale, il nosocomio di Desio, non era certo la prima. Ricoverata dal 31 ottobre le sono bastati pochi giorni per andarsene da questo mondo. I medici sottolineano che la piccola era malata da tempo e tutti possono tirare un sospiro di sollievo. Perché al fondo chiunque sa che questa malattia, pompata dai media come se fosse la peste, è in realtà meno letale della comune influenza. Al momento uccide una persona su 13.000. Lo 0,04% di mortalità. Ma sembra che anche le patologie abbiano il diritto di diventare famose, di essere di moda. E allora la corsa alle informazioni sulla febbre suina si fa a sua volta febbricitante.

«Data la particolare condizione di base della bimba – ha dichiarato il dottor Besana, direttore del reparto di Pediatria – e a seguito degli esami ematochimici eseguiti si è deciso di avviare la terapia antivirale con Tamiflù, anche se il test rapido per influenza A era risultato negativo». Il 3 novembre le sue condizioni sono peggiorate: è insorta una grave insufficienza respiratoria, che ha portato velocemente alla morte della bambina, avvenuta ieri mattina. «Il decesso – riferisce la direzione dell'ospedale - è avvenuto per insufficienza respiratoria grave e scompenso cardiaco in broncopolmonite acuta». I genitori hanno espresso la volontà di non ricorrere ad alcun accanimento terapeutico.

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