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GIUSTIZIA/ Il caso Cucchi e l’impossibile riforma

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Chi c’è stato recentemente, come l’onorevole Renato Farina, racconta di una situazione surreale, una ventina di letti, quattro o cinque occupati, silenzio, deserto, immobilità, un luogo ancora peggiore del carcere. Dovrebbe garantire la salute del prigioniero. Già, appunto. Conosco un detenuto che ci ha passato quasi tre settimane per gravi problemi di salute: ha visto una volta il primario e quanto agli accertamenti clinici, lasciamo perdere. Il magistrato “responsabile” di Stefano (cioè che lo aveva sotto la sua cura, altra parola molto impegnativa) sa come funziona il Pertini? E non si è sentito in dovere di avvisare la famiglia viste le sue condizioni?

 

Si dice sempre, fino alla noia, che in Italia la giustizia è in crisi. E infatti anche la riforma della giustizia ci è venuta a noia. Tanto non si fa. Come il “piano carceri”: c’è qualcuno che seriamente possa credere che in due anni si costruiranno oltre ventimila nuove celle? Per di più, stante la progressione delle incarcerazioni, di questo passo avremo tra quattro anni centomila detenuti. Attualmente più della metà della popolazione prigioniera, oltre trentamila esseri umani, è in attesa di giudizio.

 

È normale, è morale, è giusto? No, e se non siamo giusti oggi, non saranno riforme e piani a renderci giusti domani. Anche perché nessuna riforma e nessun piano prevede di indennizzare i magistrati che non dormono la notte per amore degli uomini.



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