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CENA DI SANTA LUCIA/ Crisi e sviluppo. La persona fa la differenza

Pubblicazione:giovedì 10 dicembre 2009

CenaSantaLucia_R375.jpg (Foto)

Interventi, persone, umanità, qualcosa che si mette in moto e non si conclude in una serata: questo è forse il segreto della Cena e del suo (chiamiamolo così) successo.

Quest’anno i soldi raccolti andranno alle realtà scelte da Avsi in Palestina e Uganda, in Messico e in Birmania, mentre le iniziative italiane sostenute sono quelle dell’Associazione padovana un Cuore Un mondo, che nell’ospedale di Asmara, in Eritrea, sviluppa attività in ambito di cardiologia pediatrica in grado di salvare la vita a bimbi di quel paese, e dell’associazione Coletta (creata dalla vedova di uno dei caduti della strage di Nassiryah) che sostiene progetti in Burkina Faso, nel villaggio di Kpakpara, una delle zone che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha giudicato come “le più povere al mondo”.

La Cena di Santa Lucia, invitando la vedova Coletta, ha ricordato proprio le parole di mons. Giussani all’indomani della strage che le ha strappato il marito: “Se ci fosse une educazione di popolo, tutti starebbero meglio”.

Forse la Cena ha proprio questo scopo: provare a condividere il senso di un’educazione popolare. Qualcosa di cui in tanti sentono la necessità. Anche in Veneto.



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