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SCENARIO/ La vedova Coletta: la vita civile rinasce dal perdono

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Ma non è solo questione di politica, perché la violenza è prima dentro di noi. Nel Vangelo il peccato più grave è quello di negare all’altro la possibilità di redimersi. Pensare che una persona non possa cambiare. Queste persone hanno sbagliato e stanno giustamente pagando, ma con l’aiuto di chi gli vuol bene e li fa lavorare, la circostanza dura della prigione sta ridando slancio alla loro vita. Come ho detto a loro, sono i prediletti di Cristo, i loro occhi mi hanno ricordato i bambini di cui parla il Vangelo.

 

Sentendola parlare sembra che lei non abbia mai odiato.

 

Se l’odio vincesse, quale sarebbe la differenza tra me e gli assassini di mio marito? Loro sono stati mossi dalla pazzia, o forse dalle minacce e dalle promesse false di un futuro migliore per la loro famiglia. Non possiamo saperlo. Il gesto va condannato, ma li penso sempre con pietà. Se li odiassi a mente lucida sarei peggio di loro.

 

Quello che le è successo l’ha cambiata?

 

Sono sempre la stessa, ma ho fatto un cammino. Rispetto a prima ho una consapevolezza e un approccio diverso alla fede e alla vita intera. La fede non cancella la fatica, gli attacchi subiti. Davanti a tutte queste lotte, però, so che Cristo c’è e la vita ha un senso diverso.

 

Quando le si chiede perché aiuta gli altri, lei risponde parlando di se stessa, del suo limite e del suo bisogno. Non ha mai pensato di aver già dato abbastanza?

 

Ognuno di noi ha un compito, nessuno nasce per caso e vive solo per se stesso. A volte ovviamente avverto la stanchezza, ma quello che faccio nasce da un’esigenza e non da un progetto. Dio ha fatto in modo che dal dolore nascesse qualcosa di più, che potesse dare speranza agli altri.

 

Cosa porterà con sé dopo la giornata di oggi?

 

L’incontro di oggi è stato il più bel regalo di Natale che potessi ricevere. Guardavo i loro occhi e pensavo alla loro vita, a tutto quello che hanno lasciato: le famiglie, i sogni che avevano da ragazzi, ma anche il dolore e la consapevolezza del male che hanno fatto. Chi non ha Cristo come può vivere un tormento del genere? Dopo l’incontro mi sono fermata a parlare con alcuni di loro e mi sono accorta che continuano a tormentarsi. Non si perdonano, non sono in grado di farlo. Ma nessuno di noi è in grado. È solo se un Altro ci perdona che possiamo accettare gli altri e, prima ancora, noi stessi.

 

 



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COMMENTI
15/12/2009 - Una meravigliosa creatura (maurizio candelori)

Margherita è una donna stupenda! Non mi stancherò mai di ripetere che se una donna così parlasse in TV una volta alla settimana il mondo sarebbe migliore. E' una donna straordinaria nella sua semplicità; le sue parole sono delle sculture nel vociare osceno che ci sommerge da ogni dove. E' una donna con la quale stare una intera vita per sorprendere il dono di Dio ogni mattino che apri gli occhi. Grazie Margherita per la rugiada di bellezza che spandi.

 
15/12/2009 - Possiamo accettare il perdono (maria rita Polita)

di un Altro, (nel senso di fare nostro un innesto al fiorire) solo se in qualche modo abbiamo dolore del nostro male, e nella vita comune,civile, del male altrui...Realtà, il male, che nella "evidenza" ci accomuna. E' il dolore del nostro male che "grida" alla Verità perchè Si mostri.Questo "grido" ci lascia "nudi"...e non è piacevole. Se pur quello di cui ci "copriamo" sono ipotesi ragionevoli, non è detto che la Signoria Assoluta della Verità si mostri e regni. Quado poi "brandiamo" la realtà dei fatti come strumento di "offesa" o di recriminazione, (vedi, per es. piazza Fontana).....chi "regna", visto che non è leale da mostrarsi? MRP