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Cronaca

LAVORO/ Neanche un euro per il part time: così è difficile salvare la famiglia

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Dell’intera cifra stanziata dal governo, solo 4 milioni saranno destinati a “favorire” il telelavoro – fatto salvo il dubbio sull’effettivo significato da attribuire a questo termine, che può spaziare dal vecchio e marginalizzante lavoro a domicilio alla più dinamica delocalizzazione di mansioni anche di alta responsabilità -; mentre neanche un euro verrà destinato a incentivare quella che risulta ai primi posti non solo tra le misure anticrisi e salva occupazione, come abbiamo visto, ma anche tra i desideri delle madri lavoratrici, non necessariamente interessate a delegare in toto a terzi la cura familiare: il part-time. Difficile credere al ministro Carfagna, quando assicura che gli interventi programmati dal governo consentiranno alle donne «di non dover più scegliere tra lavoro e famiglia», o al ministro Sacconi, che sullo stesso tono aggiunge che le misure sono intese a «conciliare il tempo di lavoro e il tempo da dedicare alla famiglia»: sostenere prevalentemente sui servizi di cura, più o meno professionali, significa dare per scontata la necessità di sottrarre questa cura al suo alveo naturale, di esternalizzarla rispetto al nucleo familiare, per “lasciare” che quest’ultimo si concentri pienamente sulla priorità produttiva. È vero che le donne non dovranno più scegliere, insomma: ma solo nel senso che qualcun altro avrà già scelto per loro, con buona pace della libertà di scelta, del valore della famiglia, della sussidiarietà.

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