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TRAN TRAM/ Amicone: basta un po' di neve a mettere in crisi le nostre certezze

Pubblicazione:mercoledì 23 dicembre 2009

TramNeve_R375.jpg (Foto)

Meno male che ha nevicato così tanto da farci sentire - almeno noi qui a Milano, almeno una volta in cui l'imprevisto non fu catastrofico - come i famosi angeli di Rimbaud, nelle mani di un barbiere. Nelle mani di uno spalatore che se non ha pulito bene quella rampa in fondo a Via Palmanova, non ce n'è, la tangenziale non l'acciuffi proprio. E magari resti incastrato per una notte dentro l'automobile (proprio come un qualsiasi senza casa).

E grazie a Dio, tutto poi torna a posto, grazie a un volontario della Protezione civile, che ti raggiunge in quella Thule che improvvisamente diventata la tangenziale dell'eterno andirivieni d'anime imprigionate in corazze a motore. Meno male che poi ti ha raggiunto quel ragazzo fasciato in una giubba giallo-fosforescente, portando un thè, una coperta, un panino al salame, a te che te ne stavi solo soletto, infreddolito, impaurito come un neonato fasciato in una corazza ghiacciata.

Meno male che sopra l'asfalto per una volta il copertone slitta e l'auto ondeggia di qua e di là (anche il Suv che hai provato per l'occasione ghiotta), come la carabina in cerca della leva giusta e del momento propizio per abbattere il capriolo che si muove leggero e danzante nel bosco (lo so, questo un esempio sbagliato).

Viaggiando su un treno pendolari non ho capito da che pianeta veniva una signora: "Pensate un po' in che razza di paese viviamo, sono andata fino a Linate, mi hanno cancellato il volo". Pensate in che paese viviamo. C'è il surriscaldamento planetario e qui, in questo angolino padano, pensate un po', ha fatto mezzo metro di neve berlusconiana.

Meno male che c'è questa coltre bianca. Durerà un giorno, durerà due, durerà troppo poco. Ma, insomma che bello scherzo questo buttarci improvvisamente in un grande lettone gelido, tutti insieme avvilupati nella grande coperta bianca, isolati dall'appartamento che fino a ieri raggiungevamo in un batter di ciglio, meccanicamente, per gesto consueto e irriflesso. Adesso, tutto questo è diventato un po' un problema. Un problema per quello che è stato preso dalla tormenta mentre andava in motorino. E zac, caduto per terra, col naso nel rigagnolo per colpa di non so che, (ma confido di scoprirlo leggendo Il Fatto).

 

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COMMENTI
23/12/2009 - Grazie di questi giorni (fabio De Ponti)

Se almeno servisse un pò di neve a farci capire che della nostra vita non siamo noi i padroni e amare di più il "Mistero eterno dell'esser nostro" .. grazie neve che ci costringi a stare di fronte al reale per ciò che è e non per come lo pensiamo / sogniamo noi.

 
23/12/2009 - Sobrietà (Gianluca Lapini)

Caro Amicone, bello il suo intervento in stile "Marina Corradi". Fa piacere che ci sia qualche giornalistita che non partecipa al diffuso coro del lamento nazionale e che richiama alla umiltà e sobrietà. Chi sa che prima o poi queste virtù, che oggi non possono che essere personale, non ridiventino anche sociali. Ma non sarà certamente una nevicata o un black-out a far cambiare i modi di vivere che il "sistema tecnico", in cui bene o male ci troviamo immersi, propone alla gente. Un sistema tanto potente che si inventa persino di influenzare il clima, per avere nuovi argomento per auto-perpetuarsi. Lei comunque insista, forse i poeti ci salveranno dai tecnici (se almeno arriveranno a capire che anche i SUV sul ghiaccio slittano).