LA STORIA/ Cora: il terremoto ha portato via i miei cari, ma questo Natale non sarò solo
giovedì 24 dicembre 2009
Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Maurizio Cora, avvocato dell’Aquila sopravvissuto al terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo nell’aprile scorso.
In quel disastro Cora ha perduto tutto: il terremoto gli ha tolto gli affetti più cari, portandosi via le vite di Patrizia, sua moglie, e delle due figlie, Alessandra, di 22 anni, e Antonella, di 27. Ilsussidiario.net ebbe modo di intervistarlo alla fine di quel tragico mese di aprile. A tre settimane dal terremoto, quando tutti avevano ormai imparato a convivere con le scosse d’assestamento, quando le strutture più a rischio erano ormai puntellate, e i campi di accoglienza funzionanti alla meglio, sia pur in mezzo al fango e nel freddo, e già si pensava come poter far vedere al mondo, che sarebbe venuto all’Aquila per il G8, le ferite di una città, solo allora, nella polvere, cominciavano ad emergere le storie personali, infinitamente sfumate, particolari e diverse, i lutti, le frustrazioni, il dolore, ma anche la speranza, apparentemente inconcepibile, di chi era sopravvissuto. Le storie di tutte le persone per le quali la notte del 6 aprile ha segnato una spartiacque, definitivo, tra il prima e il dopo.
«Indagare il perché di quello che è accaduto - disse allora Cora a ilsussidiario - sarebbe un atto di presunzione. Perché è successo non lo sappiamo, non è nelle nostre possibilità. L’unica è accettarlo come volontà di Dio». Non fece mistero della sua fede, Cora, in quell’occasione; disse anzi che era l’unica chance per non sentirsi definitivamente sconfitto. Nell’approssimarsi della grande festa cristiana del Natale, a nove mesi da quella tragica esperienza, ha scritto questo messaggio.
Caro direttore,
la vigilia di Natale la trascorrevamo nel tinello, che era il cuore della nostra casa di via 20 settembre 79. L’unica parte non travolta dal crollo. La sera del 24 Antonella ed Alessandra apparecchiavano la tavola e vi ponevano al centro rametti di pino ed agrifoglio illuminati dalla fiammella di una candelina rossa che ardeva per tutta la cena. In un angolo del tinello mia moglie Patrizia allestiva un grazioso presepe che a mezzanotte risplendeva per la presenza di Gesù bambino.
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Oggi, in quella stanza dalle pareti squarciate dal sisma, regna vento e neve. Sulla tavola, se è rimasta, dovrebbe esserci ancora qualche piccola traccia dell’ultima nostra cena insieme: chissà, forse la tovaglia o forse qualche piatto e qualche posata. Sola testimonianza di una famiglia che si amava e si ama e che la notte di Natale si raccoglieva attorno al presepe come ad una cattedra di vita da cui costantemente apprendeva che, unita nell’amore per il Signore, la famiglia è al centro della vita e della società e costituisce un naturale attrattore dell’amicizia sia degli angeli che dei pastori. Nell’umiltà, nella letizia, nel disagio.
Scrivo da un ospedale, dopo un delicato intervento chirurgico. So di non essere solo.Trascorrerò questo Natale, così come quelli che ancora il Signore mi concederà, con Patrizia, Antonella ed Alessandra che sono ora nella vera vita. A mezzanotte mi sussurreranno, come sempre: buon Natale papà.
Cordiali, affettuosi auguri,
Maurizio Cora
Riproponiamo di seguito il testo dell’intervista a Maurizio Cora pubblicata su ilsussidiario.net il 28 aprile scorso.
Avvocato Cora, oggi a L’Aquila ci sarà la visita di Benedetto XVI. Dopo eventi così drammatici che l’hanno coinvolta personalmente, e che hanno travolto una città, famiglie, legami, rapporti, cosa si attende?
La visita del Papa è un grande conforto per quanti, come me, soffrono profondamente. Le sembrerà poca cosa ma altro, mi creda, non saprei dire. Sentire vicina la Chiesa in un momento come questo ci conforta nella fede e nella speranza che tutto questo comunque possa avere un senso.
Neanche sua figlia Antonella ce l’ha fatta. Lei è sopravvissuto ai suoi cari…
Sì purtroppo è così. Dico purtroppo perché sopravvivere ai propri figli e alla propria moglie è qualcosa di tremendo, di assolutamente tremendo. Ho perduto in un attimo gli affetti più cari. Ora rimane la dolcezza che non c’è più. È l’evidenza di una dolcezza che hai sempre percepito, ma quasi come sottofondo della tua esistenza. Ora ne senti la mancanza, ma senti anche la forza di questa dolcezza che non hai più.
È questo sentimento a darle la forza di andare avanti?
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Se non ti agganci con la fede a Dio ma rimani sul piano del contingente, finisci per crollare. L’alternativa alla fede, per me, sarebbe la disperazione. Ora ringrazio il Signore per avermi regalato, per un pezzo della mia vita, Patrizia, Alessandra e Antonella. Persone meravigliose che mi hanno gratificato della loro presenza, del loro affetto, del loro sorriso. Ora non sono più con me, ma questa mancanza mi permette di constatare quanto grande era il dono che avevo ricevuto.
Lei ha perso la casa, lo studio, tutto. Ora ha ripreso a lavorare. Dove ha trovato la forza di ricominciare?
Sì, ho perso tutto. Questo naturalmente non è nulla rispetto alla scomparsa di mia moglie e delle ragazze. Ho trovato forza, come le dicevo, solo nella fede. Qui c’è ben poco da fare, umanamente parlando. Devi accettare, mi sono detto, come volontà di Dio quello che è accaduto.
Lei prega, dunque?
Sì, costantemente.
Tornerà dove ha sempre vissuto?
No. Penso che resterò in Abruzzo ma non all’Aquila, perché non ho una casa dove tornare e non vorrei ricostruirla là dove ho vissuto questi anni con mia moglie e le mie figlie. Sarebbe uno stillicidio di dolore. Non ce la farei e già adesso sono provato. Sarebbe una grandissima difficoltà andare avanti.
Come lei tanti altri suoi concittadini stanno lottando per tornare, lentamente ma con enorme fatica, alla normalità della vita e del lavoro. Cosa ha significato per lei questa prova?
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In me non è cambiato nulla, sono così com’ero prima. Ma hai una visione molto più relativa delle cose, vedi in maniera chiara ciò che conta veramente nella vita, che sono gli affetti e non le cose. I drammi li comprendi soltanto nel momento in cui li attraversi, quando ti trapassano lo stomaco e vivi la tragedia. E la tendenza è quella di allontanarsi rapidamente dalla dimensione del dolore e della sofferenza mentre, invece di fuggirla, bisognerebbe parteciparla.
Una prova drammatica come quella che ha vissuto come interroga la sua ragione, la sua fede e la sua speranza? Che risposta si è dato alla domanda sul perché? Perché tutto questo?
Indagare il perché di quello che è accaduto sarebbe un atto di presunzione. Perché è successo non lo sappiamo, non è nelle nostre possibilità. A meno che non si confonda tutto questo con la spiegazione di un terremoto. Quanto dolore accade ed è puntualmente dimenticato? Io anzi mi considero un privilegiato, perché ho la possibilità di raccontare la mia storia e il mio dramma. Altre persone hanno vissuto, e stanno vivendo, drammi tremendi nel silenzio.
Lei ha detto prima che il Papa conforterà la speranza della gente. Cosa voleva dire?
Il papa non toglierà nulla alle sofferenze della gente, ma porterà un annuncio di speranza. Le sofferenze si stemperano dinanzi certezza della paternità divina e alla speranza che viene annunciata dal Vangelo. La lezione di tutto questo è che nella vita bisogna sempre operare per il bene, e fare il bene, perché Dio ci chiama da un momento all’altro e l’importante è essere in grado di poter stare davanti a Lui.
Nonostante il dramma che sta vivendo, lei dà comunque un’impressione di grande forza.
Mi viene solo dall’accettare la volontà di Dio. Quello che accade lo dobbiamo accettare. Io sono convinto nella fede che tutto ha un senso, e nel momento in cui l’esistenza si pone in questi termini va accettata comunque. Nel lavoro, nella nostra famiglia, siamo sempre stati aiutati dalla Provvidenza, alla quale ci siamo sempre affidati. Se non possiamo comprendere questo evento - e come potremmo? - possiamo soltanto accettarlo. E starci dentro mi fa condividere la situazione di tutti.
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http://www.gabrielerossilobbying.com/2009/12/31/buon-2010-italia-mia/
Caro Avvocato Cora, il 7 aprile ero come operatore (volontario) del 118 a scavare tra le macerie di quello stabile, all'angolo tra via XX Settembre e via Orto Agrario... Sono laureato in giurisprudenza anch'io, lavoro nel suo stesso ambito (partii per L'Aquila proprio al termine di un'udienza come pm delegato a Milano) e fu impossibile per me non rimanere colpito dagl atti processuali e dalle carte del suo studio che fuoriuscivano dalla macerie mentre cercavamo di individuare i suoi cari e Giulia Carnevale di Arpino, che abitava nel suo stesso palazzo. Immediatamente mi resi conto che quelle non erano "scartoffie" come tante, ma che lì, fino a poche decine di ore prima, doveva esserci uno studio legale, come tanti ho conosciuto e frequentato in questi anni. Leggere la sua storia e la sua testimonianza a distanza - prima - di tre settimane e - ora - di otto mesi da quel dramma, mi fa venire i brividi e riporta alla mente quei terribili giorni. Grazie per averci saputo testimoniare, con la sua esperienza, che nonostante il grande dramma che l'ha colpita, questo Natale non è stato solo. Spero di risentirla presto, un abbraccio e tanti auguri per la sua salute. daniele pizzi - milano -
mi sento piccola e immatura nel leggere la storia di Maurizio Cora. io che mi crogiuolo nei miei problemi quotidiani sentendomi infelice, mi rendo conto improvvisamente che esistono altre dimensioni di vita, percepisco seppur confusamente spazi più grandi ed spiritualità più elevata. vorrei dire a Maurizio che il suo immenso dolore gli sta dando un occasione di fare del bene agli altri con una testimonianza unica.Ci sono tanti giovani che non credendo in nulla si lasciano andare, non vogliono vivere, restano in balia della noia o della droga. ci sono non giovani delusi e bastonati per la perdita del posto di lavoro o per le ingiustizie della società. Ci sono persone di tutte le età amareggiate, scoraggiate, tristi. E poi c'è Maurizio che ci dà un esempio di compostezza, di fiducia, di speranza. Non voglio usare la parola fede perchè non tutti ce l'hanno, ma la figura ne esce comunque grandiosa nella sua pacatezza e serenità.
Purtroppo nella vita spesso accadono cose che non possiamo spiegare razionalmente e che quindi non riusciamo ad accettare. Io,caro Maurizio,voglio esprimerti tutto il mio affetto,il mio amore e dedicare queste festivita' a te e ai tuoi familiari scomparsi che pero',ricorda,sono sempre vicino a te ad aiutarti nei momenti difficili e a superare un dolore che non potra' rimarginarsi ma se non altro trovare una giustificazione. Ripensare ad Alessandra Cora e alla vostra famiglia mi suscita in me un flusso di emozioni e di commozione che non ha confini. Chiedo anche alla redazione o a qualcuno che avesse disponibilita',di permettere a Maurizio di svolgere la propria attivita' lavorativa,sarebbe fondamentale per luiin questo momento. TI MANDO UN ABBRACCIO FORTISSIMO CARO MAURIZIO. BUON ANNO... Giuliano
Maurizio siamo tutti al tuo fianco e porteremo con noi sempre il ricordo dei nostri angeli, Antonella, Alessandra e Patrizia. Saremo sempre al tuo fianco fisicamente e mentalmente. Ti vogliamo bene Paolo, Katia, Bianca e Orlando
Carissimo amico mio, tu Antonella e Alessandra siete stati il fulcro della vita di Patrizia. Ogni istante della giornata è sempre stato dedicato a voi. Vi ha amato in un modo che ben poche persone riescono a fare. In questo dramma il Signore non ha voluto separare questa mamma tanto adorata dalle sue splendide figlie che ora sono con lei. Certo ora più che mai manca la loro presenza fisica ma sono costantemente tra di noi e non ti abbandoneranno mai. Devi essere sereno perché seguiranno ogni tuo passo, ti aiuteranno a continuare e a fare le scelte giuste. Un bacione Stefania
Caro Maurizio,in questo splendido giorno del Signore,con la forza della fede,ho annullato tutte la distanze, per poter abbracciare te e la tua splendida famiglia.Vi voglio bene Dario
ciao Maurizio scusa se ti do del tu la tua lettera è molto toccante perchè aver una famiglia a cui sei innamorato e poi vederla sparire cosi ti viene voglia di morire.ma sappi che non sei solo ma oltre alla tua famiglia che ti darà il Buon Natale dal cielo ci sono persone come me che ti sono vicine e ti auguro un sereno natale.dai forza cerca di uscirne fallo anche per i famigliari che hai perso.ti sono vicino Luciano
caro maurizio ti voglio un gran BENE dal profondo dell'Anima,perciò ti chiedo il permesso di accostarmi a TE dandoti del TU come farei se mai fossi stato ai piedi di Quella CROCE che TU hai abbracciato tuo e loro malgrado...perchè l'insegnamento è solo ed unicamente QUELLO!!ti ho conosciuto a S.Benedetto/tronto Fides VITA,eri col Vescovo dell'Aquila...ho visto l'UOMO..ho intuito L'ANIMA..come x l'immagine del:GESU' confido in te, a cui sono devoto ho visto dal TUO costato aperto sgorgare ACQUA e SANGUE ma non c'era nè credo ci sarà mai ombra di dolore e sconforto eppure umanamente avresti miliardi di motivi x esserlo!!non voglio incensarti nè consolarti mi basta aver avvertito il Profumo di QUELL'UNICO AMORE che TU hai respirato a pieni polmoni x un tempo che certo non immagginavi...ma so ed è quello che mi hai testimoniato che non avverti la perdita..ma la TRASFIGURAZIONE di QUELL'AMORE!! E se mi consenti l'accostamento ,non ti sembri inopportuno,la presenza di Madre Teresa,di Giovanni Paolo II nei nostri tempi sono solo da esempio e tu ..ANZI VOI... inteso come unico :LA TUA SPOSA e le VOSTRE SPLENDIDE FIGLIE date a noi miseri che ci arrovelliamo in questa valle di lacrime....credendo chissà qual fio....scontare.abbracciami tu a me se puoi prega x me e i miei cari x un unico appuntamento...spero di vedere i BAGLIORI!! darei la vita x un'idea bislacca che TU certo oggi rifuggi poichè sparirebbe l'ARCOBALENO D'AMORE che risplende nel TUO...VOSTRO CUORE COME A BETLEMME OGGI
Gentile Sig Maurizio, Le auguro che Dio Le possa dare una certezza: che Lei possa vivere felice fino a 100 anni colmando il vuoto con il conforto dei Suoi Angeli, e, con la speranza dell'"incontro" che Le consenta di godere i Suoi cari in maniera perenne e ancora più intensa rispetto alla vostra pur bella vita terrena. Intanto, Le sono anch'io particolarmente vicino. Auguri, Mario Sarno.
Con queste parole il Sig. Cora insegna a tutti quale sia il vero significato del S. Natale, l'incontro con una Persona che dà significato all'esistenza di ciascuno di noi, anche nella disperazione. Stasera ho visto il Tg1 cominciare con questa lettera, mi si è stretta la gola perchè sono parole che arrivano direttamente al cuore ed alla mente delle persone e testimoniano, più di tante altre, cosa significhi essere cristiano. Grazie al Sig. Cora, grazie a voi del Sussidiario, per avercelo ricordato.
c'è tanta tristezza ma anche tanta forza in chi ha amato ed è stato amato come lei......un abbraccio forte irene giordano pisa
Caro Maurizio, come vorrei avere la tua forza...in sei mesi ho perso mia sorella e mio padre...ed ho perso la fede che invece in te è così forte...assomigli a mia mamma...vorrei essere come voi...! Buon Natale Maurizio!
Egregio Avvocato, ho avuto modo di seguire le sfortunate vicende della Sua famiglia. Non voglio stare qui a ripetere cose che avrà sentito tante volte. Volevo soltanto ricordare la fantastica voce di Alessandra, che ho scoperto soltanto dopo la sua morte; una voce fantastica. Sento spesso le sue canzoni e, mi creda, il mio giudizio sulla sua bravura non è influenzato da fattori emotivi. Questo volevo dirLe. La saluto cordialmente ricordandoLe che Lei non è solo: questa sera, durante la Santa Messa, non mancherà una nostra preghiera per la Sua bellisima famiglia. Buon Natale, Avvocato Cora.