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FINE VITA/ Serve una buona legge, non “inquisitori” laici

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Qui brilla la logica aristotelica della Corte: essere cattolici non significa necessariamente aderire ai canoni morali della Chiesa cattolica. Posto questo assunto ideologico, gli stessi magistrati si rendono però conto che forse la questione è un po’ meno astratta e deve essere valuta per ogni singolo caso.

 

E allora «alla luce del quadro personologico di Eluana emerso in sede istruttoria» per la Corte è sufficiente la «sua insofferenza verso qualunque imposizione esterna, anche di tipo religioso» a far «sembrare ragionevole escludere» l’influenza su Eluana di «un preciso ed univoco orientamento della Chiesa cattolica sul tema in oggetto». Et voilà, ecco affibbiata alla povera ragazza di Lecco la patente di cattolica di serie B.

 

L’apoteosi si raggiunge, poi, quando la Corte tenta di ricostruire il rapporto tra Eluana e la Chiesa “de relato”, per interposta persona. Argomentano i giudici: «In concreto, infatti, e con particolare riguardo all'ipotizzata “formazione cattolica” di Eluana, il Sig. Englaro ha posto in evidenza, e alcune dichiarazioni testimoniali hanno confermato, che la scelta di Eluana di iscriversi ad una scuola media superiore gestita da suore cattoliche fu resa inevitabile e “costretta” dalla mancanza di un equivalente istituto scolastico pubblico, e ha soggiunto che anzi proprio l'esperienza presso tale scuola le procurò una reazione di insofferenza per quella che lei riteneva fosse un'oggettiva impossibilità di dialogo e di confronto con il corpo docente». Questa la prova inconfutabile di un rapporto travagliato con la Chiesa!

 

Ma è il padre di Eluana a togliere ogni dubbio alla Corte: «Il Sig. Englaro ha poi evidenziato che, pur essendo vissuta nel formale rispetto dell'istituzione religiosa, Eluana non è mai stata di fatto una cattolica praticante e che, al di là della sua intima religiosità, è stata sempre critica verso qualunque richiesta istituzionale di adesione a pratiche o ideologie che fosse basata sul puro e semplice principio di autorità».

 

A nessuno consentirei - meno che mai a mio padre - l’arrogante e assurda pretesa di interpretare il mio rapporto personalissimo con Dio. E se un giorno, dopo la mia morte, qualcuno si azzardasse a dire che io ho scelto, per la mia formazione scolastica, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano solo perché un’ottima scuola, mi rivolterei nella tomba.

 

Nel caso di Eluana, però, i magistrati non hanno avuto dubbi perché lo «specifico insieme di elementi informativi» forniti dal sig. Englaro «qualunque sia il grado di efficienza probatoria che gli si voglia riconoscere, è comunque l'unico da cui emerga una qualche traccia un po' più chiara sulla dimensione religiosa della personalità di Eluana, e si pone semmai esattamente agli antipodi del dubbio che il suo intimo credo religioso potesse non conciliarsi con una scelta orientata verso l'interruzione del trattamento di sostegno artificiale». Però, quale granitico convincimento! Fa venire in mente Friedrich Nietzsche: «Le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità».

 

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COMMENTI
26/02/2010 - "Più si regola, meno si regola" (massari annalisa)

All'università si impara che in materia di diritto spesso "più si regola, meno si regola"; ovvero, più si cerca di regolamentare una materia per legge, maggiore è la casistica che resta fuori dalla pur minuziosa previsione normativa. Nel nostro sistema, a dettare la regola sulla delicatissima questione del fine vita, basterebbe l'art.32 c.2 della Costituzione che, nella sua limpida e ampia dizione, enuncia il principio della tutela e del rispetto della volontà, limitato solo dall'interesse generale, cioè quello che prevarrebbe, ad esempio, al verificarsi di un'epidemia. L'idea che il "fine vita" divenga materia da discutere dalla sola dottrina giuridica o dai politici nel loro agone, francamente terrorizza, anche perchè quello della bioetica è un terreno che diventa di scontro improduttivo: lo si è visto ripetutamente in questi anni. Che i giudici decidano se uno è cattolico o no poi, specie post mortem, crea veramente grossi imbarazzi, e non credo che mai dovrebbe essere oggetto di indagine se non indiziaria (come correttamente hanno poi concluso i giudici milanesi i quali, quindi, tutta quella riflessione, se/ce la potevano anche risparmiare). Se si mette mano a tale materia non aspettiamoci altro che scontri, nella speranza che a qualcuno non venga voglia di fare i conti su quanto costano i malati cronici o vegetativi alla stato, rinforzando una logica di cassa che non ci è propria ma che appartiene ad altre culture più materialiste e meno solidaristiche della nostra

 
03/01/2010 - fine vita e credo cattolico (MASSIMO MESINI)

In riferimento al tema in oggetto e come e' affrontato dalla sentenza sul caso Eluana E. non si puo' argomentare senza tenere conto che la fede al vangelo e all'insegnamento della chiesa ha il suo effettivo inzio quando la persona, facendo anche tesoro della educazone ricevuta, capisce e sceglie liberamente di aderire con le idee e la vita al senso di essa come espresso nelle parole e nello spirito sia del magistero che del vangelo. A questo punto che senso hanno le frasi "liberta' di coscienza".."una cosa è il senso religioso un'altra e' l'etica laica". Quindi impostare il discorso partendo dalla fede solo come derivazione di una educazione cattolica e' francamente una partenza zoppa direi senza nessuna consistenza in riferimento alla vera fede che e' matura responsabile e frutto di una scelta personale libera.Penso che lo spirito dell'autore dell'articolo in riferimento alla fede fosse questo, quindi positivo e sensato.

 
28/12/2009 - essere cattolici (claudio colombo)

Essere cattolici non significa credere genericamente in Gesù ma partecipare LIBERAMENTE alla vita della Chiesa Cattolica che NON è una democrazia, ricordandosi che a Pietro e ai suoi successori è stato affidato il compito di guidarla: il relativismo etico, denunciato da Benedetto XVI, è più che mai diffuso.

 
28/12/2009 - Automatismi. (andrea altana)

Secondo l'autore una persona, per il solo fatto di aver ricevuto un'educazione religiosa, dovrebbe automaticamente delegare alla Chiesa cattolica la decisione su quando e come morire, superando addirittura la sua volontà e quella dei suoi cari. Non finirà mai di sorprendermi come quel raffinato lavaggio del cervello chiamato Religione riesca a tramutare persone intelligenti e buone (come certamente è l'autore dell'articolo) in persone irragionevoli e crudeli.

 
28/12/2009 - FINE VITA: libertà di scelta (ivano sonzogni)

Sono cattolico dal punto di vista religioso, sono libero dal punto di vista etico! Non ammetto che alcuno al di fuori di me possa decidere di anticipare la mia morte o di posticiparla a proprio giudizio: sia esso un boia, un medico o un papa.