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LA STORIA/ Vittadini: Natale, il peperoncino che brucia il pregiudizio

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Fiocca non è più uno zanza, nome assegnato dai detenuti a quelli che, pur cercando di prendersi cura di loro, lo fanno in modo superficiale, senza rendersi conto delle loro reali condizioni: addirittura uno di loro lo raccomanda ai suoi figli, brillanti laureati che vogliono occuparsi di agriturismo.

 

La storiella “natalizia” è solo un esempio fra i tanti. Secondo molti “farisei giustizialisti” sarebbe meglio buttar via le chiavi delle carceri, salvo poi indulgere sulla logica del do ut des, rivelatasi spesso fonte di grandi ambiguità e ingiustizie. Non è forse vero invece che anche in carcere un “incontro” che parli al cuore può cambiare un uomo?

 

Se ancora interessa l’articolo della Costituzione - largamente disatteso - sullo scopo redentivo del carcere, occorrerebbe non ignorare ciò che la realtà ci suggerisce.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
31/12/2009 - semplicemente meraviglioso (alceste santuari)

quanto scritto da Giorgio Vittadini é proprio come richiamato alla fine dell'articolo la modalità più corrispondente e vera per affrontare le questioni della vita grazie Alceste Santuari

 
31/12/2009 - Nè farisei nè zanza, ma disponibili ad un incontro (Giuseppe Crippa)

Conosco alcune esperienze di aiuto ai carcerati, portate avanti con un superficiale irenismo (i carcerati tutti e sempre buoni, lo Stato sempre e solo ottuso) ma soprattutto senza la disponibilità a lasciarsi coinvolgere in un dialogo franco ed in condizioni di parità. Vittadini ci presenta l’ennesimo esempio di un approccio diverso, con una persona, Fiocca, che si confronta da uomo a uomo con Rocco, sapendo incassare il colpo quando se lo merita. Sta qui, a mio avviso, la specificità dell’approccio coi carcerati di chi ha capito, grazie anche a don Giussani, che dietro le sbarre ci sono persone come noi, bisognose di ricevere, attraverso un’esperienza, l’annuncio che Dio è diventato uomo. In questo approccio non c’è posto per discutere di sconti di pena, di permessi, di “diritti”, parole che possiamo volentieri lasciare agli “zanza”, ma di cose da fare dentro il carcere, durante la pena – che è giusto scontare tutta – per valorizzare la propria umanità attraverso il lavoro e la cultura.