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TEMPI/ Camisasca: il mio Te Deum per il 2009

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Guardo così alla silenziosità con cui milioni e milioni di persone nel mondo dicono il loro “sì” a ciò che Dio chiede in ogni momento. Guardo le persone che vivono con letizia il loro lavoro, sapendo che esso è un bene per i loro figli e per la loro famiglia. La lieta silenziosità della quotidianità è la strada che Giuseppe ha vissuto al fianco di Maria. È la strada di tanti santi, la maggior parte dei quali conosceremo solo in cielo.

 

Qualche sera fa, Antonello Venditti è venuto a cenare con me e i seminaristi della Fraternità San Carlo. Questi ultimi avevano preparato qualche sua canzone come omaggio. Poi Antonello si è messo al pianoforte a suonare e cantare. Mentre suonava Roma capoccia, una delle nostre cuoche romane è uscita dalla cucina per affacciarsi sul salone.

 

Mi ha impressionato vedere il suo viso non più giovane, ringiovanito di trent’anni ascoltando quel canto. Sembrava una bambina. Quale potere misterioso si nasconde nella musica, tale da trasfigurare un volto! Quanta bellezza nella semplicità di un canto! Viene da ringraziare Dio che esista ancora il canto, che ci sia ancora chi insegna a cantare e chi canta.

 

Anni fa ho intervistato Emmanuel Lévinas. Era il filosofo del volto. Mi diceva: «Il volto è innanzitutto la parte di noi più aperta, più indifesa, più libera. Il volto dell’uomo nella sua dirittura, nella sua direzione, si trova di fronte la morte. Quando guardo l’altro nella dirittura del suo volto, lo scorgo come se lui guardasse la morte. Così il volto diventa anche un appello per me, perché sulla fronte dell’altro c’è scritto non solo “tu non mi ucciderai” ma anche “tu non mi lascerai morir solo”. Questo obbligo di non lasciare solo l’altro di fronte alla morte è l’origine vera della socialità».

 

Ringrazio Dio dei volti degli amici, delle persone che conosco, ma anche delle persone che entrano solo per un attimo nella mia vita. Ogni uomo e ogni donna che incontro entrano a far parte di me, e non di rado scopro qualcosa sul loro volto che mi parla. I volti mi parlano della gioia, come quando vedo le giovani madri con i loro figli. Mi parlano dell’amore e anche del dolore e della fatica.

 

Cristo ha amato ogni briciola di umanità che incontrava. Non ci ha lasciato soli di fronte alla morte. Anche noi possiamo partecipare alla sua struggente attenzione per ogni persona, ogni dettaglio della vita, e gioirne. Proprio le cose di cui non ci accorgiamo più sono il luogo privilegiato della rivelazione del Mistero dentro la vita.

 

Il sole, i fiori, i colori, il perdono, il canto, i volti: essi sanno riaprire la gratitudine dentro di noi.

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COMMENTI
01/01/2010 - Guardare al positivo (OSVALDO ATTOLINI)

Caro Don Massimo, ieri sera prima che cominciasse il Te Deum nella nostra Parrocchia avevo il desiderio che il 2009 finisse in fretta e con lui tutte le cose che sono andate storte. Poi mi sono venute in mente le parole che hai scritto sul Sussidiario e ho cominciato a pensare invece a tutto quanto di positivo è successo nel 2009: due figli che si sono sposati, due nipotini in arrivo,la nostra famiglia, gli amici che abbiamo conosciuto in vacanza questa estate, e tanto altro ancora.Che operazione di igiene mentale ci fa compiere la Chiesa nel ringraziare per tutto il positivo che ci circonda!Anche i sacerdoti e seminaristi della San Carlo ci offrono sempre questo sguardo stupito che hai tu sulla realtà cogliendone la Bellezza. Grazie di cuore!

 
31/12/2009 - ti ricordi ? Io sì. (attilio sangiani)

Caro don Massimo quanta strada da quel "dipartimento di scienze religiose "che,laici di A.C. sulla via di scoprire don Giussani e di innamorarci di Cristo attraverso di lui,abbiamo frequentato nel lontano 1968 ! Questo innamoramento mi ( o "ci" ? ) ha salvato dall'abisso del '68 di Marcuse.... Ti ringrazio per questo articolo e "perchè ci sei anche tu " e ti abbraccio . Attilio

 
31/12/2009 - Grazie (Ornella Bellesi)

Monsignor Camisasca, le sue parole mi affascinano sempre come quando le ascoltavo da Don Massimo a Bergamo. Grazie per questo suo ricordo della bellezza e per l'invito a godere di ogni cosa che ci circondi. Penso che se tutti imparassero questo ci sarebbe meno bisogno di cure psichiatriche. Il guaio, temo, è che in certi stati psicologici qualcuno, invitato a godere così della vita, possa pensare che si minimizzino i suoi sentimenti. Come mi dichiarai una volta, la Sua figlia spirituale Ornella Bellesi P.S. In realtà, non posso negare un'altra paternità spirituale: quella di Monsignor Vecerrica, da quando era Don Giancarlo. Tantissimi auguri a Lei e alla Fraternità di San Carlo Borromeo.