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FAMIGLIA/ Amicone: il complesso di inferiorità che ispira le manovre di Giavazzi e co.

Pubblicazione:mercoledì 9 dicembre 2009

Famiglia_Cartello_FamilyR375.jpg (Foto)

Per fortuna anche Francesco Giavazzi ha avuto un sospetto sul finire del suo famoso articolo-recensione di un saggio di Ichino-Alesina. «È possibile che la mia interpretazione sia tutta sbagliata». Sì, è possibile che l’identificazione della famiglia italiana come modello di “familismo amorale”, secondo la definizione suggerita a Giavazzi da non so quale sociologo yankee (ma anche dall’ex ministro della difesa nel governo Prodi, il sociologo Arturo Parisi), sia tutta sbagliata.

 

Sì, è possibile che sia del tutto sbagliato, oltre che ridicolo, dedurre che è colpa della famiglia se in Friuli ci sono più donatori di sangue che in Sicilia. È possibile che non sia colpa della famiglia ma dello statalismo clientelare se oggi la spesa pubblica se ne va quasi tutta in pensioni. È possibile che il familismo amorale non sia nel dna di quel fatto elementare, naturale e vecchio come la storia del mondo che è l’alleanza dell’uomo e della donna in vista della procreazione e della creazione di legami duraturi.

 

È possibile, considerando il suo successo intellettuale, la sua libertà di pensiero e di movimento, la sua capacità di inventiva culturale ed economica, che la più “familistica” delle società umane, quella ebraica (che fonda tutta la sua identità sull’appartenenza e sul legame di sangue per via materna), sia una smentita radicale a tutte le teorie che periodicamente si riaffacciano sul teatro della storia per raccontare la bufala che la famiglia è un’istituzione retrograda e superata (da Marx al ‘68), piuttosto che il retaggio di una società immobile, antieconomica, minacciante l’eco sistema che gli zelanti hobbesiani di ieri e di oggi vorrebbero così delicatamente proteggere e conservare.

 

Già Ernst Hemingway, brillante affabulatore ma modesto pensatore, soleva notare non senza un pizzico di sarcasmo e non senza il sotteso proposito di celebrare di converso la propria e molto yankee immagine (narcisa) di eroe cinico e vagabondo, che gli italiani morivano nelle trincee delle due grandi guerre invocando “la mamma”.

 

Ciò ha dato seguito a una copiosa e razzistica letteratura secondo cui gli italiani sarebbero un branco di “fifoni” e “mammoni”. E questo specialmente per il fatto che l’italiano (come per molti versi l’irlandese o l’ispanico) ha sempre rappresentato una sua peculiare e, a dirla tutta, molto invidiata originalità rispetto ai paesi di tradizione protestante e anglosassone.

 

L’interpretazione tutta sbagliata di Giavazzi&C. è nel solco di queste radici. Che da una parte si nutrono dell’antico pregiudizio antitaliano dei paesi protestanti. Dall’altro è sintomatico del vecchio complesso di inferiorità esterofilo nutrito da certa intellighenzia che, putacaso ha svernato per un master a Harvard o è emigrata negli Stati Uniti, vorrebbe avere la pelle più bianca di quella che ha. E seduta nei club della buona società wasp o nei Cda di banche specializzate in prodotti tossici o in truffe di alta matematica finanziaria, poi magari si vergognano non dei proventi che incassano partecipando a un certo genere di economia speculativa, ma delle proprie origini, putacaso, siciliane o abruzzesi.

 

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COMMENTI
09/12/2009 - Chi ha davvero il complesso d'inferiorità? (Francesco Prati)

Concordo sul valore universale della famiglia, ma quando si parla di chi ha "...svernato per un master a Harvard o è emigrata negli Stati Uniti, vorrebbe avere la pelle più bianca di quella che ha" e successivamente di "truffe di alta matematica", mi chiedo se forse il complesso di inferiorità non lo hanno coloro che, non potendo comprendere appieno e ribattere su tali formule e analisi, attaccano gli autori che propongono modelli differenti? Io mi chiedo invece come mai non ci siano persone capaci di controbattere attraverso gli stessi modelli matematici? Forse l'inferiorità verso certi paesi esiste, ma è a livello di conoscenze, e non è un caso, nè una congiura, se le nostre università sono sempre tra le ultime nei ranking internazionali. Magari il problema non risiede nella famiglia.... Ma non penso sia nemmeno il prof. Giavazzi!

 
09/12/2009 - complesso d'inferiorità (celestino ferraro)

“LA REPUBBLICA” di PLATONE (LibroVIII) “Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quante ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia”.