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Cronaca

EDUCAZIONE/ Mastrocola: i nostri ragazzi, schiacciati tra il “caso Eluana” e il Grande Fratello

Insegnante e scrittrice, Paola Mastrocola punta il dito non tanto contro i ragazzi, che hanno preferito guardare il Grande Fratello piuttosto che l’ennesimo programma su Eluana, ma contro giornali e tv, che hanno creato confusione, anziché informazione

Tv_eccessoR375.jpg(Foto)

Si è fatto un gran discutere, nei giorni scorsi, della querelle sul palinsesto “prime time” di Canale 5  la sera in cui è morta Eluana Englaro. Da una parte le polemiche innescate dal dimissionario Enrico Mentana, su tutte le furie per la decisione della sua rete di mantenere la programmazione già prevista (e il caso ha voluto fosse quanto di più lontano dal dramma di quelle ore, cioè il Grande Fratello). Dall’altra parte i dati dell’audience: otto milioni di persone hanno bellamente ignorato i vari programmi dedicati alla morte di Eluana, per godersi lo spettacolo della “Casa”. Inutile precisare che la maggior parte di questi milioni di spettatori siano stati giovani.

Una «bancarotta etica», l’ha addirittura definita il Riformista. Ma anche una sorta di reazione contro gli eccessi di un’informazione quasi morbosa, secondo altri. Così, ad esempio, la pensa Paola Mastrocola, insegnante e scrittrice, e attenta osservatrice di tutto ciò che ha a che fare con il mondo dei ragazzi e l’educazione.

Professoressa, non è forse una «bancarotta etica» il fatto che gli italiani, e i giovani in particolare, preferiscano guardare il Grande Fratello piuttosto che informarsi sul caso di Eluana?

Prima ancora di fare un raffronto, è bene precisare che non è tanto un dramma che i giovani guardino il Grande Fratello la sera della morte di Eluana, bensì il fatto che lo guardino sempre. Quindi, a prescindere dal caso particolare, è bene ribadire ancora una volta che le Tv dovrebbero evitare di offrire ai nostri ragazzi programmi di questo genere; e d’altro canto la gente dovrebbe smettere di guardarli. Detto questo, capisco però anche il fatto che quella sera non si avesse alcuna voglia di guardare programmi che parlassero della povera Eluana.

In che senso?

Intendo dire che è possibile che i giovani, e insieme a loro anche tutti noi, la gente in generale sia stata alla fine molto provata dal battage mediatico intorno a tutta questa faccenda, da avere alla fine bisogno di tutt’altro che di altri programmi tv. L’alternativa non era certo il Grande Fratello, ma al contrario ciò di cui c’era bisogno era un po’ di silenzio, di riflessione, molto interiore e molto personale. Questo è ad esempio il motivo per cui io da tempo avevo smesso di leggere i giornali e guardare la tv su questa vicenda. Non perché uno non abbia motivi di riflessione sull’argomento; anzi, proprio perché li ha, ha spento il rumore. Ripeto: l’alternativa non era guardare il Grande Fratello, ma tenere tutto spento, proprio per lasciare spazio a questa riflessione.

I programmi televisivi dunque non hanno aiutato gli italiani a stare di fronte in modo approfondito al caso Englaro?

Decisamente no. E, anzi, io vorrei proprio prendere l’occasione per dire tutto il mio disgusto per ciò che è stato detto e fatto. Non si doveva arrivare a tanto, dall’una parte e dall’altra parte. Ma soprattutto, secondo me, la cosa più grave è che i giornali e le tv abbiano dato veramente il peggio di sé. Sono arrivata a un punto tale da sperare che i giornali finissero, che chiudessero definitivamente, perché se il giornale diventa questo, non lo voglio, e non capisco a cosa serva.

Che cosa in particolare le ha dato fastidio?

Tutto questo seguire passo passo, giorno per giorno, fin nei minimi dettagli. La vicenda così drammatica di Eluana è stata alla fine trattata alla stregua di una notizia come tutte le altre. Con la sola differenza che era evidentemente una notizia particolarmente clamorosa, e come tale è stata fortemente cavalcata. Una semplice notizia che “tira”, che assicura molto pubblico, ma senza che ci fosse alcuna considerazione degli aspetti più delicati della vicenda. Questo mi ha dato molto fastidio.

E secondo lei i ragazzi come hanno vissuto tutta questa vicenda, e il modo con cui è stata trattata?

Volutamente, ho evitato di parlarne con loro in modo diretto; però li ho comunque sondati, e ho capito che loro stessi non desideravano parlarne, proprio perché anch’essi subissati da questo esagerato rumore di fondo. Per questo non ci è restato che fare in modo che ognuno andasse dentro di sé, e parlasse a se stesso di questa vicenda. Perché il troppo parlare in pubblico è alla fine dannoso. Non è, questa, una questione su cui “sfruculiare” le opinioni. Gli opinionisti qui non c’entravano, e dovevano essere lasciati da parte.

Da quello che lei dice, risulta chiaro che casi come quello di Eluana fanno riflettere sulle finalità dell’informazione, e sulle sue responsabilità (o irresponsabilità) dal punto di vista educativo.

La cosa più importante su cui dobbiamo interrogarci è: quale informazione? Perché io sono stata sconcertata dalla confusione che c’è stata. Le opinioni sono una cosa, e sono di un tipo e dell’altro; ma qui non si trattava di opinioni. Quando uno scienziato viene intervistato e dice una cosa, e cioè che per Eluana non ci sarà sofferenza, e il minuto esattamente successivo un altro scienziato, nello stesso programma, dice che invece ci sarà sofferenza, allora vuol dire che quelle sono pure e semplici opinioni. Ma io non voglio opinioni dalla scienza. E poi tutto quello che ci viene detto, viene subito smentito: Eluana ha veramente detto certe cose a suo padre e agli amici? Gli uni dicono sì, gli altri dicono no. Allora questa che informazione è? Semplicemente non è informazione, perché dopo aver sentito tutte queste voci io, sul fatto in questione, non so nulla di più, e come me nessun altro. È esattamente il contrario dell’informazione: è qualcosa che fa uscire confusi. E allora è meglio non ascoltare.

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COMMENTI
15/02/2009 - la confusione mediatica (Luciano Barbaglia)

Trovo che la sera di lunedì 9 ormai tutto era stato detto, o quasi. Pretendere di improvvisarci su altre ore di trasmissione non può non destare sospetti di sciacallaggio mediatico. Non mi scandalizzo, con Paola Mastrocola dello scarso interesse del pubblico, giovane o meno, per la vicenda di Eluana in quel momento particolare. Ma nemmeno mi sandalizza la "confusioone" mediatica denunciata dall'autrice. Perchè è essa stessa sintomo della diversità di approccio al caso che si è verificata nell'opinione pubblica tra i sostenitori delle ragioni a favore della vita di Eluana e i sostenitori delle ragioni a favore della morte. Inutile pretendere dai media "la verità". La verità va colta districandola tra un ginepraio di apparenze e talora, di spudorate menzogne. Educarsi ed educare a riconoscere la verità, a distinguere l'uso corretto delle parole dal loro uso distorto, a comprendere quali criteri dobbiamo mettere in atto per attuare questo riconoscimento...questo è il compito cui il caso di Eluana prepotentemente ci sollecita. E a far capire che, se per tanti interessi costituiti "the show must go on" , ciascuno di noi merita di attaccare il cuore a un interesse più profondo e più umano, in virtù del quale,di fronte a una notizia come quella della morte di Eluana,spegne la TV.

 
14/02/2009 - Il problema è di giudizio, non di informazione (alberto fornari)

Non condivido il titolo dell'articolo, che poi riflette il contenuto dell'intervista. Si confondono i livelli. Quando la Mastrocola, che stimo moltissimo, dice: “Allora questa che informazione è? Semplicemente non è informazione, perché dopo aver sentito tutte queste voci io, sul fatto in questione, non so nulla di più, e come me nessun altro”, accusa un problema che non è di informazione, bensì di giudizio. E questo è compito dell’educazione, cioè di persone fisiche che in luoghi concreti si coinvolgono con i giovani in rapporti reali, carnali, per comunicare il senso del reale che è per loro vitale. In questo percorso ci si può servire degli strumenti più vari, compresi cinema, tv e giornali, ma i mass media hanno un altro obiettivo, tanto è vero che gli anglosassoni parlano degli operatori dei media come “opinion makers”, cioè costruttori di opinioni, idee. Ma l’educazione tocca un livello ben più profondo della persona, l’IO, di cui l’elemento mentale è solo una parte, seppur importantissima, ma compresa in un tutto; e a questo tutto l’educazione si rivolge. Ciò non toglie la grande responsabilità che i media hanno e quindi è bene stigmatizzare certi comportamenti. Ma la vera carenza è sui luoghi educativi. E questa è la vera battaglia.

 
14/02/2009 - ELUANA E IL NUOVO COLOSSEO (Riccardo Secchi)

L'articolo di Paola Mastrocola mi ha ricordato la vicenda di Alfredo Rampi, detto Alfredino per la sua giovane età che fu il protagonista di un tragico fatto di cronaca dei primi anni '80: il 10 giugno 1981 cadde in un pozzo artesiano largo 30 cm e profondo 80 metri nelle campagne della località di Vermicino, nel territorio del comune di Frascati.I soccorritori cercarono con grandi sforzi di salvarlo.Il dramma fu seguito tramite una diretta televisiva non stop lunga 18 ore a reti RAI unificate. L'Italia intera rimase in ansia a seguire l'evolversi della situazione: si stimò che più di 21 milioni di persone avessero seguito alla televisione la straziante vicenda. Sul luogo si portò anche l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Fu la prima volta che la TV italiana scoprì il dolore come spettacolo e lo diede in pasto nell'arena mediatica agli italiani sistemati nelle comode poltrone di casa trasformate in nuove tribune di un moderno Colosseo nazionale. Da quel momento i reality show di ogni genere pian piano fecero il loro trionfale e sempre più squallido ingresso nelle serate in casa degli italiani e trasformarono la televisione in quella specie di babyparking ansiolitico e maleodorante che oggi è diventata imitando i più biechi modelli stranieri. Quel giorno dettò una nuova via per il treno dei media italiani. Quotidiani compresi. Oggi, con la storia di Eluana Englaro, ne abbiamo avuto un'ulteriore conferma...

 
13/02/2009 - Era meglio tacere (Filippo Orlandi)

Avrebbe dovuto essere il giorno del silenzio, della riflessione e della pietà, indipendentemente dal proprio credo. Così non è stato e si è persa, ancora una volta, una buona occasione per tacere. Ciò che continua a colpire è la sgradevolezza dello spettacolo misero che il mondo dei media e politico ci hanno propinato. Saltimbanchi dell’opinione che offrono uno spettacolo da fiera in cui tutto è mescolato: cosce, seni prominenti, labbra rigonfie di saggezza fasulla, dolore camuffato, interrotto solo dalle esigenze pubblicitarie di assoluta improrogabilità. Predicatori che si ergono e, da pulpiti irriverenti e ipocriti, spandono i loro mercificati pseudocredi. Mercanti e politicanti che espongono sulle loro misere bancarelle il loro venduto pensiero, nella convinzione di trovare fessi incolti ad accoglierlo, perché figli o del “grande fratello” o dell’”isola dei famosi”. Ma si sbagliano, gli italiani non siamo così. C’è stato di tutto, non il rispetto per chi soffre, fosse essa Eluana o tutti quelli che stanno vivendo in totale solitudine e abbandono da parte dello Stato la sua stessa triste vicenda, per i suoi genitori o per i genitori e parenti di tutti quelli che stanno soffrendo intorno a tutti gli altri. Non abbiamo bisogno di media e di politici di tale genere!

 
13/02/2009 - Quale informazione? (Simone Finotello)

Credo anch'io che non c'è da scandalizzarsi per le scelte di ognuno, se guardare i programmi di approfondimento sul caso Eluana oppure seguire Grandi Fratelli vari. Non vi è scandalo ma piuttosto spunto per dire che la televisione e molti giornali, diciamo il mondo dei media e dell'informazione, ormai (o forse da sempre) hanno perso qualsiasi titolarità per fungere da "educatori" verso i giovani. I canali per educare sono altri, in primis la famiglia e la scuola (anche qui, bel discorsetto ci sarebbe da fare). Soprattutto ritengo ormai inutile mettere a tema la TV e i suoi palinsesti perchè la regola che vige in quel mondo è una sola: i soldi. Se il Grande Fratello lo guardano in milioni di persone, l'azienda lo manda in onda, why not?, sfruttando le altre due reti del gruppo per seguire il caso Eluana. Si parla di contratti pubblicitari con tanti zeri. E' così da sempre. Piuttosto combattiamo su altri fronti per l'educazione dei giovani e dei nostri figli, che forse un giorno proprio per questo nostro impegno smetteranno di guardare il Grande Fratello. Chi invece lavora all'interno di quel mondo faccia di tutto per migliorarlo, ci mancherebbe. E se possiamo la sera sempre più spesso teniamo la TV spenta.

 
13/02/2009 - Tra le notizie drammatiche e i reality (claudio di luzio)

La morte di Eluana è andata in diretta non solo in Senato, ma-guarda il caso-alle 20,10 in coincidenza con il tg1, il telegiornale più visto. Il mistero di questa morte ha voluto essere presente in diretta, sia nella gran parte delle famiglie italiane, sia nella politica. E non c'era solo il grande fratello, ma anche x factor, perchè i reality si sa, sono in concorrenza tra i grandi gruppi. C'è chi ha fatto silenzio, chi ha seguito fino a notte Eluana, chi ha seguito uno dei reality. Non dobbiamo scandalizzarci delle diverse scelte di tutti, non solo dei giovani. Ma accorgerci comunque che i giovani di oggi sono molto più sensibili di quanto noi immaginiamo, perchè hanno già vissuto in poco tempo molti drammi, torri gemelle, guerre di afghanistan, iraq, stupri e uccisioni, tutti resi più cruenti dal sistema mediatico, che non era così imponente fino ad un paio di decenni addietro. E'lo stesso sistema che contemporaneamente in tutto il mondo produce i reality ed entra nei dettagli del dolore. Quindi non è strano che a volte i giovani non ne possono più. E forse non solo i giovani! Non dobbiamo scandalizzarci, perchè non è mai facile affrontare le notizie di morte in diretta, fosse anche quella della cara Eluana.