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DROGA/ Beccato a fumare? 500 euro o un percorso di cura al SerT

Pubblicazione:lunedì 2 febbraio 2009

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Padova, 31 gennaio 2009: in vigore un’ordinanza del Sindaco della città Flavio Zanonato: chi verrà colto in pubblico ad acquistare, detenere o utilizzare qualsiasi droga (spinello compreso) dovrà scegliere tra pagare una sanzione (500 euro) o sottoporsi obbligatoriamente ad un percorso di cura e riabilitazione presso un SerT. Secondo Zanonato l’obiettivo è combattere tutte le droghe, e il degrado che producono nella nostra comunità, con un’arma in più che si aggiunge a quella contro lo spaccio (già sanzionato dal codice penale): «È un piccolissimo strumento per combattere lo spaccio e la distribuzione di droghe, sostanze che distruggono i nostri giovani». Immediata la levata di scudi e critiche: «il consumo di droghe leggere e droghe pesanti è messo sullo stesso piano. Francamente ho qualche dubbio sul mandare un ragazzino che si fa uno spinello al Sert» (Ruffini di Rifondazione), «Una legge del sindaco che oltrepassa quella dello Stato induce tra i giovani un grande equivoco: che con 500 euro te la puoi sempre cavare» (Covi di Intesa Veneta), «Le cure mica le stabilisce un sindaco. Stavolta mi sembra che Flavio abbia esagerato. È assurdo che una multa possa essere tolta con l'adesione al Sert» (Cacciari, sindaco di Venezia), il verde Bettin ritiene che il rinvio al Sert sia «una stupidaggine assoluta». Meno scontato e più attento alla grave realtà italiana in fatto di droga il commento del sindaco di Vicenza Achille Variati: «Ha un forte scopo educativo, potrei adottarla anch'io».

 

La scelta del Sindaco di Padova è davvero criticabile? Al contrario.

 

Innanzitutto è una presa di posizione che finalmente spezza l’indifferenza italiana con cui i nostri giovani sono consegnanti alla privazione di libertà causata dalle droghe imperversanti. Con ciò Zanonato sembra essere uno dei pochi ad aver accolto seriamente le indicazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite diffuse durante l’ultima Giornata Internazionale contro le droghe: «In questa Giornata Internazionale contro la droga ciascuno di noi prenda sulle spalle la sua responsabilità per prevenire e ridurre i danni che le droghe causano, e con ciò miri a costruire un mondo più sano e più sicuro». Anche la scelta di includere la cannabis tra le droghe il cui uso va impedito è assolutamente in linea con le conoscenze autorevoli su questa droga che sono state fornite dal Consiglio Superiore di Sanità: «Il Consiglio superiore di Sanità ritiene che l’uso della cannabis sia gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile progressione all’uso di altre droghe come cocaina e oppioidi, riduzione delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi psichiatrici quali schizofrenia, depressione e ansietà; possibili malattie broncopolmonari tra cui bronchite ed enfisema» (cfr. C. Risé, Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, San Paolo, 2007 clicca qui). E non dimentichiamo che la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti è ormai scientificamente superata: istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità o il National Institute on Drug Abuse [leggi qui], sulla base delle più moderne tecniche che studiano il cervello, hanno sfatato ormai da anni questo mito.

 

E veramente la proposta di Zanonato contro le droghe e il degrado è fuori luogo? Non si direbbe, se si considera che anche in Francia una legge del 5.3.07 per la prevenzione dell’uso di droga e della delinquenza ha ampliato le sanzioni penali contro l'uso o l'incitazione all'uso degli stupefacenti: 75 mila euro di multa o 5 anni di carcere per chi incita, incuriosisce, spinge i giovani al consumo di droga (anche vendendo braccialetti o magliette con immagini relative sulle piazze di Parigi), mentre chi è sorpreso a fumare pubblicamente uno spinello deve frequentare a sue spese corsi info/educativi con medici e psicologi finalizzati alla comprensione della pericolosità della cannabis per la salute e al volante.

 

E il rinvio immediato al Sert è «una stupidaggine assoluta» come ha affermato il verde Bettin? Anche in questo caso il sindaco di Padova ha dalla sua argomentazioni più attente alle tendenze comunitarie europee: l’Unione europea ha più volte sottolineato, nelle Relazioni del suo Osservatorio sulle droghe, l’efficacia dell’intervento immediato (possibilmente sotto forma di counselling “breve”) come strumento per modificare positivamente il comportamento di chi ha iniziato la sperimentazione con le droghe: il servizio offerto è quello di far riflettere le persone che non hanno ancora sviluppato una grave dipendenza sui rischi connessi all’incontro con la sostanza stupefacente, e di fornire loro le competenze e le informazioni per contenere questa abitudine compulsiva. Questo intervento viene praticato già in alcuni Paesi europei come la Svezia, la Germania, i Paesi Bassi, l’Austria e il Regno Unito, in particolare per affrontare il problema del consumo di cannabis tra gli adolescenti, dove assume in genere il carattere di consulenza o “corso” sulla pericolosità di hashish e marijuana. E si noti che secondo l’ultima Relazione Europea sulle droghe 2007 in Francia, Spagna e Inghilterra il consumo di cannabis sta frenando o è già sceso e con esso quello delle altre droghe. In Italia la situazione del consumo di droga rimane invece ancora preoccupante.

 

Ma un sindaco può decidere e fare tanto? Neppure questo sembra un fatto inusuale: nel gennaio 2008 il Prefetto di Parigi Michel Gaudin ha lanciato una vera e propria campagna per difendere la sua città dal dilagare della droga: «Una parte dell'opinione pubblica pensa che la cannabis non sia pericolosa. Ma gli ultimi studi dimostrano che questa sostanza causa effetti disastrosi negli utenti. Il tempo dell'ingenuità e' passato».



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