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Cronaca

ELUANA/ 2. Il braccio di ferro di Berlusconi e Napolitano tra politica e morale

Ripercorriamo le tappe di una giornata convulsa che ha visto intersecarsi i drammi umani legati alla vicenda Englaro con i cortocircuiti di un sistema politico che mostra sempre più grottescamente i suoi limiti

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E’ cominciato ieri il protocollo concordato tra La Quiete, l’Azienda Sanitaria 4 Medio Friuli e l’associazione "Per Eluana" per sospendere l’alimentazione e l’idratazione ad Eluana Englaro. A differenza di quanto previsto dal protocollo proposto dalla clinica "Città di Udine", che prevedeva una riduzione graduale del flusso del sondino (prima ridotto del 50% e nel giro di due giorni completamente arrestato) qui - a quanto si apprende, contrariamente alle prime notizie diffuse da diversi organi di informazione - non ci sono tappe intermedie. Da ieri Eluana è senza cibo né acqua.

Questo il quadro entro cui si colloca la convulsa giornata politica di ieri, culminata in uno scontro tra il premier Silvio Berlusconi e il capo dello stato Giorgio Napolitano sul decreto che il governo emana - ignorando la contrarietà espressa in una lettera al premier dal capo dello Stato, secondo il quale non sussistono i presupposti di necessità e urgenza necessari per promulgare un decreto legge - per fermare i medici guidati dall’anestesista Amato De monte. Napolitano «rammaricato» non controfirma, invocando il rispetto della Costituzione, mentre Berlusconi si spinge fino a promettere un ritorno al popolo ed al voto per chiedere «il cambiamento della Costituzione e del governo», se non potrà far ricorso come vuole ai decreti, strumento «fondamentale» per governare.

Alla fine, il governo approva un disegno di legge con lo stesso testo del decreto rifiutato dal Quirinale, Napolitano autorizza la presentazione alle Camere. E Berlusconi chiede al presidente del Senato Renato Schifani la «immediata convocazione» di Palazzo Madama per convertirlo in legge. I capigruppo si riuniranno lunedì per mettere il ddl all'ordine del giorno. «Spero non sia troppo tardi», chiosa il premier.

Per tutto il giorno, va in scena l'ennesima sfida sulla decretazione d'urgenza, con Berlusconi che, anticipando le conseguenze della mancata firma di Napolitano, chiama in causa il Parlamento e lo invita a «riunirsi ad horas per approvare in pochissimo tempo, due giorni o tre, una legge» sul testamento biologico. Ma se Gianfranco Fini si schiera subito con il capo dello Stato («Preoccupa fortemente che il Cdm non abbia accolto l'invito del capo dello Stato, ampiamente motivato sotto il profilo costituzionale e giuridico», afferma il presidente della Camera), Schifani si muove per favorire «un iter il più spedito possibile» al disegno di legge.

Lo strappo avviene al mattino, quando arriva in Consiglio dei ministri la lettera del capo dello Stato che invita il governo a non varare un «inappropriato» decreto legge, disattendendo una sentenza passata in giudicato. Napolitano anticipa che, nel rispetto della Costituzione, non lo firmerebbe, non ravvedendo i requisiti di necessità ed urgenza.

Il premier reagisce: «Eluana è una persona viva, con cellule cerebrali vive, che potrebbe anche in ipotesi generare un figlio». E' vero che Berlusconi sentirebbe di compiere non intervenendo «una personale omissione di soccorso nei confronti di una persona in pericolo di vita».

Ma lo strappo non è “soltanto” a questo livello. Berlusconi pone un problema serio di governabilità e di uso dello strumento del decreto legge come opzione per esercitare i diritti acquisiti dalle urne.

Ai suoi ministri (e poi più tardi in conferenza stampa) spiega che «non si può governare il Paese senza la decretazione d'urgenza», perché «senza la possibilità di ricorrere ai decreti bisognerebbe tornare dal popolo per chiedere di cambiare la Costituzione ed il governo». Su questi argomenti ottiene l'unanimità del governo, che vara il decreto.

Ma Napolitano non arretra. E non firma il decreto, costringendo il premier a mettere in moto un 'piano b': il varo tempestivo di un provvedimento in Parlamento. Lo scontro è in atto. E Walter Veltroni non manca di rimarcarlo: «Esprimo a Napolitano tutta la mia solidarietà - afferma il leader del Pd - Per fortuna c'é chi, come il capo dello Stato, garantisce il rispetto della Costituzione e delle istituzioni, mentre c'é chi vuol farle saltare». La politica segue i suoi drammi, mentre Eluana Englaro vive il sui secondo giorno senza cibo e acqua.

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