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Cronaca

PAPA/ Chi conosce l’Africa sa che Benedetto XVI non sbaglia

Davanti all’enorme mole di problemi da risolvere, solo chi ha interessi coinvolti in prima persona può essere così abile da saper distogliere l’attenzione della gente, sbandierando l’Hiv come l’unico grande problema africano

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Povertà, malnutrizione, mancanza di medicinali basilari e di operatori sanitari qualificati, disgregazione del tessuto sociale, criminalità, bambini senza famiglia arruolati come guerrieri, sanguinose lotte tribali sovente causate da motivazioni economiche (e conseguente fioritura del commercio clandestino di armi), corruzione, pessima gestione dei fondi economici provenienti dai paesi occidentali, deficit di scolarizzazione sono solo alcuni dei numerosi problemi endemici del continente africano.

 

In questo contesto Joseph Ratzinger a Yaoundè, ha denunciato l’approdo nel continente di numerose multinazionali sia occidentali che asiatiche (perlopiù cinesi), le quali continuano ad appropriarsi delle risorse naturali presenti sul territorio. Vessando le compagnie locali e acquistando migliaia di ettari di terreni, espropriano le popolazioni dalle loro terre con la complicità degli stessi dirigenti africani. La manovalanza è abbondantemente sottopagata, i piccoli coltivatori sono ridotti in miseria, e l'introduzione degli organismi geneticamente modificati (che dovrebbero garantire la sicurezza alimentare) finiscono per sopprimere le semine tradizionali rendendo i contadini dipendenti dalle società produttrici di Ogm.

Tuttavia l’attenzione dei media occidentale si è appuntata quasi esclusivamente sull’affermazione del papa inerente la non efficacia dei profilattici nella cura dell’HIV.

Io sono stato in Senegal, in Gambia, in Somalia, in Etiopia, in Kenia. Un mio carissimo amico è medico volontario in Mozambico. In Africa si muore quotidianamente di malaria e di infezioni intestinali (la semplice diarrea), due patologie che nel continente nero causano molti più morti dell’AIDS. A che servono i preservativi se manca l’educazione delle persone, che spesso (specie fuori dalle città) né sanno né possono utilizzarli adeguatamente a causa di pessime condizioni igieniche?

Se sbagliano il Papa, la chiesa, le tante ong che operano sul territorio, i missionari nel sostenere che la soluzione non può essere la semplice distribuzione di preservativi ha sbagliato anche il presidente Ugandese Museveni, un non cattolico che ha ridotto la percentuale nazionale di infetti HIV dal 18% del 1990 al 5% del 2001 con la diffusione capillare della “politica ABC”?

ABC è l’acronimo per Abstinence (innanzitutto, inteso per i rapporti prematrimoniali), Be faithful (fedeltà al partner dopo il matrimonio), e Condom (solo come terzo espediente, in caso di rapporti extraconiugali).

Bisogna educare le persone, proprio come è stato fatto in Uganda, villaggio dopo villaggio, spiegando che l’uomo può saper controllare i suoi istinti sessuali; che la donna merita assoluto rispetto in quanto essere umano di pari dignità rispetto all’uomo; che siamo provvisti di una ragione utile a farci apprezzare in pieno la magnificenza della sessualità, ad esempio tramite la fedeltà al proprio partner.  E anche facendo comprendere che anche nel caso di periodi di astinenza sessuale non succede nulla di grave né all’uomo né alla donna. Non ci si “ammala”, non si diventa sterili, non si perde la propria mascolinità. È’ solo una questione di continenza possibile, e non di degrado della propria persona, come molti uomini africano credono qualora non “esercitano” le loro prerogative maschili.

Questa è la battaglia vincente. La battaglia che mette al centro il cuore dell’uomo e la sua dignità.

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