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TERREMOTO ABRUZZO/ Diario da L’Aquila: la vita di Annalisa e Giovanni nelle tendopoli

Il giornalista de Il Tempo FABIO CAPOLLA continua a raccontare ai lettori de ilsussidiario.net le sue giornate sul campo. Ieri ha trascorso la giornata per le tendopoli scoprendo storie di vita e di voglia di ricominciare una vita “normale”. ASCOLTA L'AUDIO

Terremoto_TendopoliR375.jpg (Foto)

Ogni giorno che passa si respira un’aria diversa andando in giro per L’Aquila. Oggi posso parlare di normalità. Lo so che può sembrare una parola esagerata ma dopo giorno di dolore, di polvere, di rumore di ruspe e di sirene di ambulanze, per la prima volta ho visto un bar aperto, dove poter prendere un caffè, di quelli veri, espresso e non dei thermos. Aperte anche due edicole, addirittura una pizzeria. Verrebbe voglia di chiamare gli amici per ritrovarsi, ma il pensiero che i discorsi sarebbero tristi cancella subito l’idea.

All’interno delle tendopoli hanno aperto degli uffici postali mobili e da subito sono cominciate le file di anziani desiderosi di ritirare la pensione. Potrebbe far pensare a un controsenso l’idea di avere soldi in tasca e non sapere dove e come spenderli. Torna però ancora una volta la parola normalità. Per una persona ritirare dei soldi significa pensare che domani è un nuovo giorno, sognare di comprarsi qualcosa di bello di utile, magari un pigiama nuovo, diverso da quello con cui si è fuggiti di casa la notte del terremoto.

Tante belle storie si scoprono girando per le tendopoli. Storie umane, di persone che vogliono vivere donando il proprio tempo e il proprio lavoro agli altri. «Ho la casa lesionata, i miei genitori sono stati sistemati in un albergo della costa abruzzese - racconta Annalisa - io sono voluta rimanere qui. Vivo in una tenda ma la giornata la trascorro nella farmacia da campo, offro il mio tempo per aiutare chi posso». Un’esperienza che fa scoprire ancora una volta che un simile gesto d’amore per prima cosa arricchisce la nostra persona. «Sto imparando a controllare le emozioni, ad essere più forte - ha aggiunto Annalisa - questa esperienza mi sta formando molto. E poi ho trovato grandi compagni di viaggio. Quasi una nuova famiglia».

Tra i compagni di viaggio Giovanni, farmacista di Bellante, provincia di Teramo. Appena accaduto il sisma ha mollato il suo negozio, pagando dei farmacisti per sostituirlo e insieme alla sorella ha aperto, in una tenda militare, la farmacia della Tendopoli. «Abbiamo veramente di tutto - ha raccontato - un’azienda di Teramo ci sta regalando i farmaci. I primi giorni erano molto richiesti gli antidolorifici, adesso da una parte i salvavita, ma anche sciroppi per tosse e mal di gola. L’escursione termica si sente vivendo in tenda. Molti chiedono anche creme solari, Difficile vivere tutto il giorno sotto il sole». Alla fine di questa esperienza rimarrà anche l’abbronzatura sul mio di volto. Giovanni domenica, però, smonterà la farmacia da campo. Normalità,. Si torna verso la normalità. «Riaprono due farmacie - ha concluso - non possiamo fare loro concorrenza regalando i farmaci. Devono ricominciare a lavorare».

Grande anche l’impegno dell’Unitalsi. I bambini si avvicinano in cerca di qualche giocattolo, lunga fila per saponi e dentifrici. Qui si scopre il cuore della gente, la quantità di donazioni che sono arrivate. L’Unitalsi cerca di rispondere alle esigenze più disparate. Una famiglia non voleva lasciare L’Aquila per un albergo sulla costa. La motivazione dettata dalla necessità di raggiungere spesso l’ospedale Bambin Gesù a Roma per una terapia particolare a cui è sottoposta loro figlia. L’intervento dell’Unitalsi ha permesso di trovare un appartamento proprio vicino al Bambin Gesù, lontano dalle tende, calde di giorno e fredde di notte, dalle nuove scosse. Vicino alla terapia.

Il centro storico è off limit. Divieto di ingresso per tutti. La cronaca registra la visita in città del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma il pensiero corre già a domani mattina, quando ci saranno i funerali di Stato di tantissime vittime. Un Venerdì Santo dove quelle bare allineate varranno più di tante Via Crucis. Dove mi fermerò un momento a riflettere, a offrire la fatica del mio lavoro di questi giorni.


(Fabio Capolla)

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