BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

TERREMOTO ABRUZZO/ Diario da L’Aquila: la storia di Giuseppe e di un amore finito sotto le macerie

Il giornalista de Il Tempo FABIO CAPOLLA continua il suo diario per Il sussidiario.net: ha incontrato Piergiorgio, medico del 118, che racconta la sua coinvolgente esperienza del salvataggio di Giuseppe, morto in ospedale poco dopo essere stato estratto dalle macerie. Dopo quel dolore è nata però un’amicizia nuova

vigile_fuoco_stanco_R375.jpg (Foto)

Angosciante vedere tutte insieme 205 bare. Commovente la cerimonia funebre tanto raccolta da non sembrare così imponente. E’ stato il giorno dei funerali, un giorno triste. Un Venerdì Santo. Continuo a lavorare per strada, senza soluzione di continuità e senza seguire un ordine logico ben preciso. L’occasione però, è buona per continuare la serie di incontri con la gente. A caso. Sentire le loro storie, i loro sfoghi. L’unica preoccupazione della giornata la rottura dei miei occhiali, rimasti uniti per un nulla. Domani mattina, a Teramo, dovrò chiedere all’ottico una soluzione d’emergenza. Non importerà a nessuno questo particolare ma serve a far capire che le preoccupazioni, mie comprese, non sono legate a tristi presagi di nuove scosse. I problemi sono tornati ad essere quelli di tutti i giorni.

Ho partecipato alla cerimonia funebre, ho potuto riabbracciare un vecchio parroco teramano, mio caro amico, don Gianfranco De Luca. oggi vescovo di Termoli Larino. Un abbraccio che mi ha regalato speranza e gioia.

Nel pomeriggio la giornata è continuata in una tendopoli cittadina. Qui ho incontrato Piergiorgio, medico del 118, di Giulianova. In servizio a L’Aquila, ma anche tra gli aquilani a Giulianova. «Che esperienza di vita questa – ha raccontato – forte, intensa, personalmente bella nella sua tragicità». E racconta la gioia di aver partecipato, insieme a Vigili del fuoco e Guardia di Finanza al recupero di cinque persone in vita, a Poggio Santa Maria, in una palazzina crollata, con venti persone sotto le macerie. «Ma l’esperienza più coinvolgente, per quanto tristissima - ha detto – è quella relativa al salvataggio di Giuseppe, calciatore dilettante, rimasto vivo sotto le macerie. Lo abbiamo salvato, purtroppo è morto poco dopo in ospedale. Dopo averlo trovato in vita sotto le macerie sono servite dieci ore per estrarlo. Un tempo lunghissimo, che pareva interminabile. Accanto a lui la sua fidanzata, morta. L’ha tenuta stretta tutto il tempo, un abbraccio d’amore, per un amore finito sotto le macerie. Attraverso un pertugio sono riuscito a raggiungerlo, per portare una flebo, l’ossigeno. Metterlo sull’ambulanza è stato un momento di gioia. Purtroppo ora non c’è più». Dopo quel salvataggio è nata però un’amicizia nuova. Mi ha cercato il vigile del fuoco, che non avevo mai visto prima. Poi anche l’infermiere. Ci ritroveremo insieme, e con noi ci saranno i familiari di Giuseppe. Ci vogliono incontrare, vogliono sentire il racconto delle ultime ore in vita di loro figlio, cosa ci ha detto». Sono nate amicizie e in questo momento scopro di sentirmi legato a queste persone. Per l’umano, anche nella fragilità di questa situazione. Una passione per l’umano che ti coinvolge. Piergiorgio domani non sarà a L’Aquila ma a Giulianova. Lì ci sono gli sfollati e bisogna prestare attenzioni e cure sanitarie anche a loro.

Ma anche lì l’umano vince. Un ragazzo ha proposto di portare tutti i ragazzi presenti nella scuola calcio di Giulianova. Un modo per distrarli, per offrire loro divertimento, attività fisica, per farli diventare amici, lontano dai tristi ricordi.

Una giornata che ancora una volta, nella fatica di un lavoro svolto nel massimo della precarietà mi ha reso felice.

Un impegno che offro per non aver partecipato, con i miei amici, alla Via Crucis.

Un Venerdì Santo.

(Fabio Capolla)

© Riproduzione Riservata.