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NON PROFIT/ I vent’anni della Fondazione Moscati: un’esperienza di fede vissuta

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Il dialogo tra cultura e fede non prende soltanto la forma di un discorso intellettuale. Il dialogo si traduce anche nell’azione, nella testimonianza di vita, nell’influsso diretto e indiretto che i cristiani possono esercitare. Questa constatazione impone una riflessione perché, mentre si vive il presente, si abbia a guardare con sollecitudine il domani: questa responsabilità ci rende tutti coscienti del dovere che incombe su ognuno di essere all’ascolto dell’uomo, della persona, attenti alle sue speranze e alle sue aspirazioni latenti.

E’ questa la sfida dalla quale è partita, venti anni fa, la Fondazione San Giuseppe Moscati: dare a chi in essa ha trovato e trova accoglienza, come a chi in essa ha operato e opera con la propria professionalità e con il proprio volontariato, un contributo al raggiungimento della propria felicità, di quel desiderio che alberga nel cuore di ogni persona. Perché ogni persona, al di là della propria età e della propria competenza, ha questo come desiderio.

All’origine dell’avventura della Fondazione San Giuseppe Moscati – costituita il 29 marzo 1989 – vi è il continuo rinnovarsi del desiderio di realizzare una presenza efficace nel settore dell’assistenza agli anziani, originato dall’esperienza di vita cristiana: essa dà la libertà di pensare ad un’opera di carità come una possibilità di crescita individuale e comunitaria, la possibilità, cioè, di realizzare un luogo ove sia possibile recuperare la passione per la persona e la condivisione dello stesso bisogno di compimento di sé che accomuna tutti, operatori e anziani, in un’amicizia e in una compagnia guidata. Essa è il frutto di una storia ventennale da parte di un gruppo di persone – medici e non, alcuni professionisti già affermati, altri più giovani – mossi dal desiderio di fare un’esperienza comune in campo sanitario e assistenziale.

La carità diviene così l’opportunità di rendere presente Cristo nella vita, e di trovare i giusti criteri per orientare il nostro modo di vivere e di lavorare. Concretamente questo significa sperimentare sempre più profondamente la possibilità di esercitare un impegno che non sia determinato da motivi quali la carriera, il prestigio, i soldi, ma che possa esprimere e dare forma visibile al bene, attraverso una storia alla quale – per grazia – ciascuno appartiene. E per gli ospiti fare esperienza di una vera solidarietà, capace di mutare il senso di abbandono e di emarginazione che spesso provano in un nuovo motivo di vita e in una risposta all’esigenza di serenità presente in loro.

Alla Fondazione San Giuseppe Moscati questo avviene attraverso una reale attenzione verso l’anziano tesa a renderlo soggetto attivo nella sua permanenza alla Casa di accoglienza attraverso l’uso del tempo e degli spazi, i rapporti interpersonali, le regole comunitarie, i contatti con il territorio, l’attività culturale e ricreativa.

La Fondazione, quindi, non è assimilabile al classico modello di “casa di riposo”: all’attività di accoglienza degli anziani sono infatti associate quella del “Centro Medico Polispecialistico”, in grado di offrire compiutamente agli ospiti – oltre che ai pazienti esterni – le necessarie prestazioni diagnostiche e terapeutiche, e quella del “Centro Diurno Integrato” i cui servizi riguardano attività di animazione, attività di assistenza alla persona, attività di assistenza medica e interventi di assistenza sociale.

Attualmente la “casa di accoglienza” accoglie settanta persone anziane, diversamente bisognose di cure e di attenzioni, e vede l’attiva collaborazione di oltre settanta medici e il coinvolgimento nel lavoro di altrettante persone, sollecitate ed educate, secondo i propri ruoli e le proprie mansioni, ad essere oltre che tecnicamente abili anche ad essere motivate a rispondere con umanità ai bisogni di accoglienza e cura delle persone assistite in unità con le famiglie di provenienza.

L’attenzione continua è quella di lavorare per la qualità della vita delle persone, creando un ambiente per quanto possibile familiare, che ricordi quello domestico, superando così il modello ospedaliero pur garantendo gli interventi sanitari e di recupero funzionale che sono necessari. E ciò scaturisce dalla tradizione cristiana. Non è pertanto casuale il riferimento al nome di San Giuseppe Moscati (medico santo), che ha dato corpo alla carità personale e che, con la sua testimonianza, ha suggerito la realizzazione dell’opera.

Il ricordare questo ventesimo anniversario significa fare memoria del passato e tendere al futuro con la speranza che le convinzioni che hanno dato origine all’avventura della Fondazione San Giuseppe Moscati abbiano ad albergare sempre più profondamente nel cuore di ognuno e che abbiano ad accompagnare sempre più intensamente il passo del suo cammino e dell’azione di quanti in essa operano e ad essa si dedicano.

 

 



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