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TERREMOTO ABRUZZO/ Diario dall’Aquila: finita una giornata strana, comincia una settimana importante

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Piove. E di acqua ne viene giù tanta. Un’acqua maledetta da tutti coloro che vivono nelle tendopoli. Una giornata maledetta. Dove non era stata messa la ghiaia c’era fango, acqua anche in molte tende. Una giornata di disagio, a dispetto di qualche campana che ha ricominciato a suonare. Per annunciare il giorno di festa. Difficile lavorare in queste condizioni, difficile muoversi in una città che con la pioggia mette in evidenza le sue ferite.

 

«Quando c’è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e di resistenza, io mi sono detto a voce alta: tu sei abruzzese!». Una frase di Benedetto Croce che in queste giorni gira molto a L’Aquila. Molto vera ma non completa. In questi giorni scopro gli italiani, indistintamente. Del nord e del sud, con la loro capacità di mettersi a disposizione. Se la gente non chiede sono loro, che in questi giorni si attivano per offrire a chi ha bisogno. Un altro mattone che mi cade in testa. La capacità di donarsi senza aspettare i bisogni dell’altro.

 

Domenica, giornata di festa. Molte messe si sono svolte dentro le tende, visto l’impossibilità di rimanere all’esterno. Tanti sacerdoti, arrivati anche da fuori per ascoltare e dialogare con la gente terremotata. Un dialogo che coinvolge anche diverse famiglie musulmane, residenti a L’Aquila e ormai senza casa. Una fraternità impensabile prima del terremoto. Un lavoro e un pensiero comune. Mi torna alla mente l’imam che ha parlato al termine dei funerali, per rivolgere il pensiero alla gente di religione musulmana morta sotto le macerie. Già lì mi commosse la preghiera a quel dio che unisce tutti.

 

Una giornata strana, a ritmo lento. Mi preoccupa il fatto che molti che hanno avuto la casa dichiarata agibile siano restii a tornarci. Certo questa mattina la maggioranza si è svegliata con una scossa, piccolina e non preoccupante però. 2.8 di magnitudo, altre due nel pomeriggio. Ma bisogna cominciare, anzi ricominciare. E niente è meglio della propria casa rispetto a una tenda o a un albergo lontano. È arrivata ufficialmente la notizia che l’anno scolastico è considerato concluso. Ma non si può pensare di rimanere in vacanza. Adesso si deve lavorare per la propria persona.

 

Comincia una settimana, la terza dal terremoto, che vedrà l’arrivo del Papa. Una settimana quindi importante, sia sotto l’aspetto professionale sia personale. Un appuntamento da vivere in maniera approfondita. La sua parola alle popolazioni terremotate dovrà essere traccia. Così come per me.

 

(Fabio Capolla)

 

 



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